Wise Society : Rub&Stub, il ristorante degli scarti diventa impresa sociale
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Rub&Stub, il ristorante degli scarti diventa impresa sociale

Il locale danese che utilizzava per i suoi menu le eccedenze alimentari donate dai fornitori, oggi è un'organizzazione che promuove la cultura del cibo ed eventi temporary

Mariella Caruso/Nabu
27 febbraio 2017
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Il Rub & Stub, una volta ristorante che utilizzava prodotti destinati alla spazzatura per motivi estetici, oggi offre consulenza, corsi di formazione e workshop sulla cultura  del cibo sostenibile per prevenire e minimizzare lo spreco alimentare (Foto Profilo Facebook)

In principio fu un ristorante. Nel 2013, a Copenaghen in Danimarca, nasce Rub&Stub, il primo ristorante europeo a utilizzare, per i propri piatti gourmet, alimenti destinati, a volte per motivi puramente estetici, alla spazzatura. L’idea, sviluppata da circa cento volontari, era quella di combattere lo spreco alimentare attraverso un progetto che mettesse insieme buon cibo, rispetto dell’ambiente e convivialità. Buon cibo che, altrimenti, sarebbe stato destinato al macero. Perché di fatto, nel locale arrivavano le eccedenze e le donazioni di agricoltori, panifici, delle aziende della grande distribuzione, che non avevano problemi di commestibilità ma che, secondo certe regole estetiche o di gestione logistica dei magazzini non sarebbero stati adatti alla vendita. Un esempio? Frutta e verdura con qualche ammaccatura, mele e zucchine di misure disomogenee tra loro, prodotti alimentari vicini alla scadenza di cui i negozi spesso si liberano per far posto a merce più longeva.

Gli ideatori, che avevano tutti lavorato in cucine o supermercati e sapevano bene che fine avrebbero fatto certi alimenti, avevano deciso di salvarli dalla discarica, mettendo in atto anche una sorta di educazione al risparmio e al rispetto per il cibo. Un modello che ha permesso al ristorante, in soli due anni, di salvare dai cassonetti circa 5 tonnellate di cibo. Rub & Stub, in danese, ha infatti lo stesso significato dell’inglese lock, stock, and barrel, traducibile più o meno con completamente, tutto senza alcuna eccezione.

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Uno degli interni di Rub&Stub (Foto dal profilo Facebook)

Il modello ha funzionato: nel ristorante il menu proposto seguiva sempre una regola: utilizzare le materie prime disponibili in base alle donazioni. Nel locale c’erano quattro persone fisse e tutto il resto del personale, a rotazione, era formato da volontari che si occupavano della sala che poteva ospitare fino a 60 coperti. Grazie a questo impegno per l’ambiente e per il sociale, dall’1 gennaio 2015 Rub&Stub – i cui profitti venivano devoluti in beneficenza a tre associazioni attive in Sierra Leone –  è entrato a far parte del Consiglio danese per i rifugiati. Inoltre, i profitti dell’azienda sono sempre stati reinvestiti nell’attività e in parte destinati a promuovere altri progetti che hanno come fine quello di trovare un’alternativa al consumo smodato che ogni anno getta nel secchio della spazzatura miliardi di tonnellate di alimenti ancora commestibili.

Oggi, però, qualcosa è cambiato. Il ristorante Rub&Stub, materialmente, non esiste più e si è trasformato in un’impresa sociale che, grazie all’originale esperienza di somministrazione offre consulenza, corsi di formazione e workshop sulla cultura sostenibile del cibo sostenibile per prevenire e minimizzare lo spreco di cibo attraverso il comportamento dei consumatori. L’esperienza della ristorazione non si è, quindi, conclusa del tutto: Rub&Stub continua a organizzare eventi pop-up durante i quali vengono preparati pasti con cibo in eccedenza e confezionati menu sempre secondo la filosofia dello zero waste. Una sorta di temporary restaurant che organizza, anche solo per una sera, in una locale “amico”, una serata a tema “non si butta via niente”.

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