Wise Society : Ad Aristan in Sardegna ci si laurea in felicità
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Ad Aristan in Sardegna ci si laurea in felicità

A giugno i primi quindici allievi si sono laureati in Felicità all'Università di Aristan. Il rettore Filippo Martinez: «Nessun valore legale, solo passione»

Maria Enza Giannetto/Nabu
1 agosto 2016
Università felicità. aristan,

Laurea in felicità: nella foto il rettore dell’Univeristà di Aristan, Filippo Martinez (Foto Università)

«Nessuno vuol proporre la formula della felicità, perché sappiamo bene che non esiste. Esistono, però, approcci alle passioni che ci aiutano a vivere più intensamente la nostra esistenza. Nella nostra Università proponiamo itinerari di passioni e mostriamo persone appassionate che possano essere da stimolo per gli altri». A 5 anni dalla sua inaugurazione Filippo Martinez, autore, regista, scrittore e pittore,  parla dell’Università di Aristan (www.aristan.org), l’originale ateneo-fluttuante – che di fatto, finora si è materializzato in Sardegna tra Oristano e Cagliari – di cui è rettore.

Un ateneo in cui si può iscrivere al corso di laurea in Teoria e tecniche di salvezza dell’umanità, dove si insegnano materie come Nostalgiologia, Regalità individuale, Divertentismo, Verità e anzianità fru fru. Un ateneo in cui vengono attivati, tra gli altri, Master in resilienza, in Psiconautica e si assiste alle lezioni di docenti (quest’anno sono stati  49 in tutto) come Ornella Vanoni, Nadia Toffa, Vittorio Sgarbi e Frank Matano.

Un’Università in cui, si può conseguire una laurea che, però, non ha alcun valore legale e che si consegue solo perché realmente interessati alle materie trattate. «È una vera garanzia di partecipazione per passione – spiega il rettore – . Una garanzia che le altre università non possono vantare. Nelle altre università, infatti, spesso ci si iscrive per interessi diversi da quelli per le materie del corso».

L’idea di questo ateo affonda le radici nella convinzione che una lezione scolastica può anche meritare il prezzo di un biglietto.  Nel 2003, infatti, un gruppo di insegnanti, convocati ad Aristan (la città-stato fluttuante, capitale di se stessa che, nell’occasione, si materializzò ad Oristano) e dal Gremio del Cavaliere Infinito, tennero nove “Lezioni esemplari”, il cui soggetto era tratto dai normali programmi ministeriali. «I risultati – spiega Martinez – furono sorprendenti: ogni giorno ci fu un pienone assoluto di spettatori paganti ed entusiasti. In quell’occasione nacque l’Accademia Perduta del Giudicato d’Arborea». Da questa esperienza e altre iniziative nacque l’idea dell’Università di Aristan: un ateneo che, con una serie di corsi concepiti per diffondere un’adeguata “strategia dell’attenzione” verso la vita, preparasse a una laurea in Teoria e Tecniche di Salvezza dell’Umanità.

Aristan, Università felicità

Laurea in felicità: nella foto lezione universitaria con Frank Matano (Foto Università)

«La nostra vita – si legge nei quaderni di Aristan – è un dono irripetibile; ma è un attimo, un battito di ciglia. Non si può stare al gioco di quest’epoca miserabile. Non possiamo rassegnarci senza vendere cara la pelle a questa generale mancanza di gioia. A questa dominante assenza di grazia. E di bellezza». Ad Aristan si combatte per questo.

E a giudicare dalle iscrizioni e dalle partecipazioni, il format funziona, eccome. Alla fine di giugno a Cagliari, 15 candidati hanno discusso la loro tesi di laurea e l’1 luglio è stata celebrata la cerimonia di laurea. «Le tesi – racconta Martinez – sono tutte dei veri capolavori. Ci sono film e monologhi interessanti che gli studenti hanno concordato, mesi prima, con uno dei docenti che quest’anno sono giunti da tutt’Italia e dall’estero: filosofi e doppiatori, psichiatri e registi, monaci zen e direttori della fotografia, epistemologi e mimi, scrittori e illusionisti, neuropsicologi dell’azione e sceneggiatori, fisici e cantanti, neurofarmacologi e teologi; e poi storici dell’arte, attori, giornalisti, ipnotisti, musicisti, youtuber, gerontologi, umoristi, ingegneri, storici, critici letterari, traduttori, hackers, tragediografi, antropologi». Docenti appassionati e in grado di comunicare la loro passione, «perché – siamo convinti – la passione può creare contagio».

 

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