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Salvatore Natoli: «La fiducia è necessaria per esistere»

Il richiamo del filosofo sul perchè è importante fidarsi delle persone che abbiamo intorno: in amore come al lavoro

Mariella Caruso/Nabu
3 marzo 2017
salvatore natoli, fiducia, societa

La copertina del saggio “Il rischio di fidarsi” di Salvatore Natoli sulla fiducia

Fiducia, una parola di sette lettere che fa la differenza. «Fidarsi è difficile, ma necessario», dice Salvatore Natoli, già professore di Filosofia teoretica all’Università degli studi di Milano-Bicocca e Storia delle idee all’Università Vita-Salute San Raffaele di Milano. A 74 anni Natoli ha dedicato alla fiducia il saggio “Il rischio di fidarsi” (Ed. Il Mulino).

Professore, perché relativamente alla fiducia parla di rischio?

Faccio una premessa: questo saggio mi è stato sollecitato – come capita spesso per i libri di filosofia – dall’osservazione della società. In questo caso specifico dalla riduzione della fiducia pubblica e dal disagio che questa comporta. Si alzano barriere difensive, si guarda l’altro come qualcuno di cui sospettare. Questi sentimenti di chiusura sono dovuti alla paura di una società che tende a degradarsi e scomporsi. Il fatto che non riusciamo a dare fiducia porta a riflettere.

Fiducia significa mettersi nelle mani degli altri. Non è una cosa facile.

Si fa una grande scommessa a mettersi nelle mani dell’altro. Ci si deve chiedere se saranno affidabili e, per farlo, occorre essere convinti che l’altro non ci abbandonerà mai e sarà fedele.

Fiducia e fedeltà, però, non sono sinonimi…

No, la fedeltà è la dimensione intensiva della fiducia. Mentre nella fiducia permane un sospetto del possibile abbandono, nella fedeltà c’è un impegno a non abbandonare. Mentre la fiducia si può concedere per un breve periodo o anche su una sensazione, la fedeltà è radicale e l’esperienza umana che la incarna di più è l’amicizia.

Quindi l’amicizia ha più bisogno di fedeltà dell’amore?

L’amore passionale non ha in sé la dimensione del futuro. Nella passione si perde la dimensione temporale, la passione brucia, la si vive come eternità ed è destinata a spegnersi. L’amore che dura, invece, è fedele. È la trasformazione della passione in amicizia: mentre nella passione c’è furore e godimento, per far durare l’amore bisogna custodirlo. La passione si vive, l’amore dura se si coltiva e ci si sente responsabili di questo suo durare.

Questo accade sempre più di rado. Perché?

Viviamo in una dimensione sociale dove se si accendono molte passioni, ma è difficile impegnarsi per il futuro soprattutto in una società molto mobile dove i nuclei sociali tendono a restringersi. Poi ci sono persone che scoprono l’importanza della reciprocità, quanto si può essere importante l’uno per l’altro. In questo caso c’è un impegno a sostenersi, alla fedeltà che tranquillizza.

Oggi la società è attraversata da fenomeni in cui la mancanza di fiducia sta portando ad accadimenti precisi. Un esempio è la vittoria elettorale di Trump. 

In questo caso la fiducia assume una dimensione particolare perché non si tratta di un contesto in cui le persone si conoscono personalmente o di una comunità ristretta. Quando ci si muove all’interno di una collettività larga è più difficile mettere in relazione di fiducia persone che non si conoscono. Le relazioni umane sono di reciproca aspettativa, e nella società sono le istituzioni che devono soddisfare e garantire bisogni. Per farlo servono regole comuni, se ci sono regole imperfette o che non sono in grado di garantire la soddisfazione dei bisogni, la fiducia degli uomini si incrina e ognuno tende a fare per sé con il rischio di agire contro gli altri. È la politica che dovrebbe avere la funzione di garantire il bene pubblico, quando non succede nasce la sfiducia che produce nella società il sentimento della ribellione.

È questo che sta alla base del populismo?

La società per essere coesa ha bisogno di fiducia. Il populismo è un meccanismo che in caso di sfiducia punisce chi non ha garantito le regole.

Quindi nasce in un deficit di fiducia?

Sì, quello che nelle relazioni ristrette provoca una riduzione di fedeltà, in quelle larghe coincide con una riduzione di fiducia pubblica.

La penetrazione del digitale e dei social come s’inserisce nel contesto della fiducia?

Il digitale non ha prodotto nulla di nuovo, ha soltanto intensificato ciò che esisteva prima. Non ha generato il male, ma ha potenziato le dinamiche negative amplificandole con un mezzo di potere universale. La rete allarga l’ambito delle conoscenze, il darsi amicizia dei social non equivale all’intimità amicale, questo crea equivoci e potenzia l’odio costante che diventa pubblico manifesto. Semplificando i social sono un altoparlante dei nostri vizi e delle nostre virtù.

È d’accordo con Eco che ha detto che i social danno voce a una legione di imbecilli?

Figaro nel Barbiere di Siviglia cantava “la calunnia è un venticello”. Con i social è diventata una tempesta perché i social permettono immediatamente di colpire il bersaglio. La rete è uno strumento per mettersi in relazione, battersi per le proprie idee e scambiare conoscenze, ma bisogna avere competenza. Non bisogna usarla per dire cosa a vanvera.

social relazioni umane populismo politica il rischio di fidarsi filosofia fiducia fedeltà Edizioni Il Mulino amore amiciziaFidarsi è necessario per le relazioni?

Bisogna fidarsi per esistere. Sospettando di tutti ci si ritira progressivamente dal mondo, si produce appassimento. Noi esistiamo come nodo di relazioni, fidarsi è un rischio da correre sennò si muore prima ancora di essere traditi. Non si può vivere in un radicale isolamento. Naturalmente occorre buon senso nel concedere fiducia, l’amicizia nasce dalla consuetudine.

Oggi però, in una società liquida dove tutto cambia velocemente (insegnanti, colleghi e persino rapporti familiari) come si impara a fidarsi?

Tutta la prima parte del mio libro è dedicata a questo tema. Noi abbiamo la capacità di fidarci perché abbiamo sperimentato la sicurezza, questo vale sia per l’ambito familiare, sia per quello istituzionale. Quando manca questa fiducia originaria tutto crolla. Se qualcuno si è preso cura di noi ci fideremo, amiamo perché siamo stati amati, chi ne ha di ricevuto più è capace di darne, chi ne avuto di meno è meno capace.

Quindi come recita il proverbio “Fidarsi è bene, non fidarsi è meglio”?

Veramente nel retro di copertina dico: “Fidarsi è bene, fidarsi è meglio”.

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