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Patrizia Sala: auto e città del futuro saranno a impatto zero

Vincenzo Petraglia
19 aprile 2011

Patrizia Sala, direttore Relazioni esterne Peugeot ItaliaChe previsioni si possono fare sulle auto di domani e come ci muoveremo nei prossimi decenni, dovendo fare i conti con le sempre più pressanti emergenze ambientali? Ne parliamo con Patrizia Sala, direttore Relazioni esterne di Peugeot Italia, una delle aziende automobilistiche più attente e all’avanguardia in questo specifico settore. Diversi sono, infatti, i prodotti Peugeot già disponibili, o in lancio a breve, che utilizzano “tecnologie pulite” e vanno proprio nella direzione di ridurre al minimo l’impatto della mobilità sull’ambiente. Il noto marchio del Leone che lo scorso anno ha festeggiato i suoi duecento anni, presente in Italia con una sua filiale dal 1969, è la quarta azienda automobilistica a livello europeo e la nona a livello mondiale per volumi di vendit, con ben 2 milioni e 142 mila veicoli venduti nel 2010 (+16,3 percento rispetto al 2009) e una quota di mercato globale del 3 percento.

Da qui a vent’anni che scenario ci attende e come ci muoveremo?

Woman holding paper green car, Image by Chev Wilkinson/cultura/CorbisLe auto del futuro saranno sempre più legate ai processi di pianificazione urbana, perché la crescita della popolazione e i processi di urbanizzazione stanno determinando profondi cambiamenti nella domanda. Con la diffusione di zone a traffico limitato, in metropoli come Londra e Shanghai, o di intere aree verdi, come in alcune regioni della Germania, sta maturando una nuova sensibilità da parte dei consumatori. E questo sembra solo l’inizio perché in futuro potrebbero addirittura diffondersi città a “zero emissioni” di cui il prototipo è la “concept city” Masdar, negli Emirati Arabi. In uno scenario del genere, nei prossimi anni saranno i veicoli con motori ibridi ed elettrici a guadagnare maggiori quote di mercato. Per quel che ci riguarda quindi, come costruttori, dobbiamo saper dare risposte innovative ed economicamente abbordabili alla maggioranza delle persone. In tal senso Peugeot ha abbracciato una sfida ambientale a 360 gradi, con diversi tipi di tecnologie e credo che la nostra azienda possa rivendicare una legittimità storica in questo settore, perché già nel 2000 è riuscita a sconfiggere definitivamente il problema delle polveri sottili inventando il “Filtro attivo antiparticolato”.

A proposito dell’auto elettrica, forse uno degli ostacoli maggiori è la difficoltà a trovare punti attrezzati dove poter ricaricare…

Lo sviluppo dell’auto elettrica è strettamente legato all’incentivazione all’acquisto e a un piano infrastrutturale che lo supporti. Non è semplice realizzare le infrastrutture pubbliche, a causa soprattutto dei costi per l’installazione delle colonnine di ricarica e della mancanza di uniformità degli standard di ricarica. Ma buone indicazioni possono darcele già alcuni progetti pilota come per esempio il progetto “ZEC Zero Emission City” del comune di Parma, che prevede entro il 2012 la realizzazione, per la prima volta in Italia, di un sistema integrato di mobilità con una rete di trecento colonnine di ricarica. Credo che il futuro dell’auto elettrica passi proprio attraverso iniziative come queste da esportare poi, con la volontà e l’impegno della politica, a tutto il territorio nazionale.

Woman recharging her electric car among trees, Image by Ikon Images/Corbis

A che punto è l’Italia, rispetto agli altri Paesi occidentali, in fatto di auto ecologiche?

In Italia paghiamo un ritardo rispetto ad altri Paesi perché manca una politica quadro che elabori una strategia unica in questo settore. Molto spesso queste tematiche sono state demandate alle singole realtà locali, con la conseguente scelta di soluzioni non sempre coerenti fra loro. Un’azienda ha bisogno di tempo per sviluppare ed industrializzare i propri prodotti e per farlo nel miglior modo deve esserci una politica ambientale chiara e univoca.

Peugeot iOnPeugeot come si sta muovendo per contribuire a una sempre maggiore eco-mobilità futura?

Siamo convinti che non esisterà a medio termine una sola tecnologia che potrò risolvere il problema ambientale ed è per questo che stiamo puntando su un mix di tecnologie: ibrido ed elettrico in primis, con prodotti molto innovativi quali le vetture elettriche iOn e BB1 e le ibride e-HDi e 3008 Hybrid4. E poi c’è il nostro impegno a ridurre al minimo le plastiche di origine fossile sui veicoli in commercio, prediligendo invece i cosiddetti materiali verdi, quindi fibre naturali, come lino, cotone e canapa, e ancora materiali riciclati non metallici e biomateriali cioè non derivati da petrolio, gas o carbone. Il nostro ambizioso obiettivo per il 2011 è raggiungere quota 20 percento di materiali verdi nei nostri veicoli, perché la progettazione ecocompatibile favorisce la loro riciclabilità riducendone l’impatto ambientale a fine vita.

Amazon Jungle, Image by Ocean/CorbisTra gli impegni di Peugeot a favore dell’ambiente c’è anche l’iniziativa chiamata “Pozzo di carbonio”. Ci spiega cos’è?

Un progetto di salvaguardia ambientale lanciato dalla nostra azienda nel settembre del 1998. In pratica prevede di rimboschire una delle zone più disastrate dell’Amazzonia: il Mato Grosso, in Brasile. Un progetto che avrà una durata quarantennale e che, nei primi dieci anni di vita, ha già visto il rimboschimento di oltre duemila ettari di terreno con più di due milioni di alberi piantati.

Un tema molto attuale nelle grandi aziende come la vostra è quello delle quote rosa. Quanto è stato difficile per lei, da donna, assumere il ruolo di prestigio che oggi ricopre in un settore come quello automobilistico fortemente “maschile”, soprattutto nei ruoli di maggiore responsabilità?

Per una donna è sempre difficile, almeno in Italia, poter accedere a cariche di responsabilità, soprattutto all’interno di una grande società, anche se negli ultimi anni sono stati fatti passi importanti al riguardo. Io penso comunque che la donna che lavora non debba essere considerata alla stregua di “minoranza” da tutelare con quote più o meno rosa, bensì come una risorsa importante a cui dare le stesse possibilità di carriera e di retribuzione dei colleghi maschi, ovviamente a pari capacità e competenza. E un Paese veramente moderno non dovrebbe mai mettere una sua cittadina davanti alla necessità di scegliere tra carriera e famiglia.

 

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