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Ricarica auto elettrica: dove e come si fa, quanto costa

Andrea Ballocchi
11 Febbraio 2021

La ricarica dell’auto elettrica è uno dei dilemmi più forti in materia di mobilità elettrica. Quanto costa un “pieno elettrico”? Dove ricaricare, a casa o alle colonnine “pubbliche”? È più o meno conveniente rispetto alle vetture a benzina o diesel?
Sono tutte domande lecite, visto che più di 50 milioni di veicoli elettrici potrebbero condividere le strade nei prossimi cinque anni, evidenzia un’analisi di McKinsey. stimando che dal 2020 al 2030 dovranno essere investiti da 110 a 180 miliardi di dollari per soddisfare la domanda globale di stazioni di ricarica per veicoli elettrici, sia negli spazi pubblici che nelle abitazioni residenziali.

D’altra parte, molti potenziali acquirenti di un veicolo elettrico stanno anche pensando se conviene fare il salto, puntando a un’auto green, sapendo però quanti km può fare ed evitare la famosa range anxiety, ovvero l’ansia di autonomia, che pare essere il peggior scoglio da superare.

Ricarica auto elettrica

Foto di andreas160578 da Pixabay

A questo viene oggi in soccorso uno studio dell’MIT di Boston, sostenuto dal Fondo europeo di sviluppo regionale e dal Dipartimento dell’Energia degli Stati Uniti. In esso si mettono in evidenza i diversi miglioramenti infrastrutturali che – secondo il team – farebbero la più grande differenza nell’aumentare il numero di auto elettriche sulla strada.

Nella loro analisi delle abitudini di guida a Seattle, per esempio, il team ha scoperto che l’impatto determinato dall’aggiunta di stazioni di ricarica rapida in autostrada o dall’aumento della disponibilità di veicoli supplementari a lungo raggio per un massimo di 4 giorni all’anno si traduce in un numero di abitazioni in grado di soddisfare le loro esigenze di guida con un veicolo elettrico a basso costo che aumenta dal 10% al 40%. Questo numero è cresciuto a oltre il 90% delle abitazioni quando le stazioni di ricarica rapida, la ricarica sul posto di lavoro o pubblica notturna erano tutti disponibili. “È importante sottolineare che le opzioni di ricarica in luoghi residenziali (su strada o fuori strada) sono fondamentali in tutti questi scenari”, hanno affermato gli studiosi.

Ma in Italia, quanto sono le infrastrutture di ricarica elettrica presenti? Secondo una stima aggiornata allo scorso dicembre dell’associazione Motus-E, sul territorio nazionale sono presenti 19.324 punti di ricarica in 9.709 infrastrutture “pubbliche”, ovvero accessibili a tutti. Nel corso del 2020 le installazioni sono cresciute mediamente del 39%.

I tipi di ricarica di un’auto elettrica

La stessa Motus-E, prima associazione in Italia costituita per fare sistema e accelerare il cambiamento verso la mobilità elettrica, fornisce anche un compendio su cosa sia una “colonnina elettrica pubblica”. Si tratta di un punto di ricarica o di rifornimento accessibile al pubblico che garantisce “un accesso non discriminatorio a tutti gli utenti”.

Può essere di potenza standard, ovvero in grado di permettere il trasferimento di elettricità a un veicolo elettrico a una potenza pari o inferiore a 22 kW, o di potenza elevata, se superiore a 22 kW. Il punto di ricarica di potenza standard è classificato come:

  1. a ricarica lenta (fino a 7 kW);
  2. a ricarica accelerata (superiore a 7 kW e pari o inferiore a 22 kW).

Il punto di ricarica di potenza più alta è invece considerato:

  1. veloce o fast (più di 22 kW e pari o inferiore a 50 kW);
  2. ultra-fast (superiore a 50 kW).

La categoria standard comprende tutti i sistemi di ricarica in corrente alternata e i sistemi di ricarica in corrente continua di potenza fino a 22 kW. La seconda categoria comprende tutti i sistemi di ricarica in corrente continua di potenza superiore a 22 kW. Inoltre specifica che è considerata infrastruttura di ricarica (o colonnina o stazione di ricarica) l’infrastruttura che può ospitare uno o più punti di ricarica, in grado di ricaricare quindi anche più di un veicolo contemporaneamente.

La ricarica di un'auto elettrica

Foto di Andrew Roberts / Unsplash

I costi della ricarica elettrica (e dove ricaricare gratis)

Non è così semplice stimare i costi di una ricarica di un’auto elettrica perché i parametri e i fattori da considerare sono diversi, spaziando dal tipo di auto alla infrastruttura di ricarica utilizzata.

In ogni caso, da giugno 2020 le tariffe sono variate, con prezzi più bassi in alcuni casi e più alti in altri. Per i punti di ricarica in corrente alternata il prezzo è passato da 0,45 a 0,40 euro/kWh e per quelli in corrente continua fino a 50 kW rimane tutto invariato a 0,50 euro/kWh. Quanto invece alle ricariche presso gli High Power Charger, sopra i 50 kW, i costi sono di 0,79 euro/kWh (IVA inclusa).

Tuttavia sono dei fornitori di servizi di ricarica che, oltre a offrire tariffe a consumo per la singola ricarica, propongono tariffe “Flat” per la ricarica pubblica, permettendo un maggiore risparmio.

Per quanto riguarda la possibilità di ricarica gratis dell’auto elettrica, ci sono alcune società che mettono a disposizione colonnine per la ricarica gratuita. Per esempio, Autobrennero ha messo a disposizione 8 punti di ricarica fast; idem accade in alcuni centri commerciali.

Ricarica elettrica domestica, come si fa, quanto costa e quali vantaggi ha

Arriviamo ora ai costi di un “pieno elettrico a casa”. Per la ricarica elettrica domestica il prezzo varia da 0,15 – 0,30 euro/kWh, quindi più basso rispetto a una infrastruttura pubblica. Si tratta del costo medio dell’energia elettrica a uso residenziale nel 2020, e serve per calcolare il costo di una ricarica o il costo per ogni chilometro percorso; è l’equivalente del prezzo della benzina per i veicoli a combustione. A dirlo è sempre Motus-E, aggiungendo che se le ricariche avvengono con il proprio impianto fotovoltaico, la convenienza è naturalmente maggiore.

Le wall-box di ricarica

C’è poi da aggiungere che la ricarica domestica è più comoda rispetto alla colonnina. Più o meno funziona come con lo smartphone: si mette in carica la sera per averlo pronto la mattina. Per l’auto elettrica è meglio utilizzare una wall-box di ricarica (tra l’altro acquistabile con incentivi fiscali), che non richiede di aumentare la potenza del contatore: bastano i 3 kWh standard.

Caricatori portatili con prese di corrente “comuni”

Molto spesso, suggerisce ancora Motus-E, si utilizzano caricatori portatili collegati a prese di corrente comuni (Schuko o Industriali). Il nome della modalità è Modo 2 ed è quella più diffusa per la ricarica a casa. Sul cavo di alimentazione del veicolo è presente un dispositivo denominato Control Box che garantisce la sicurezza delle operazioni durante la ricarica. Per maggiore sicurezza è consigliato l’utilizzo di prese CEE industriali al posto delle Schuko, per evitare il rischio di surriscaldamenti o altri problemi.

Colonnine di ricarica condominiali

Se invece si ricarica con colonnine condominiali, di solito sono in corrente alternata e impiegano la modalità di ricarica “Modo 3” che consiste nel fornire energia elettrica (230V monofase o 400V trifase) al carica batterie interno al veicolo elettrico; sarà quest’ultimo a operare la trasformazione e ricaricare la batteria in corrente continua. L’associazione spiega inoltre che: “si utilizzano stazioni di ricarica con prese specifiche per veicoli elettrici Tipo 2 (connettore standard europeo), Tipo 3A (connettore specifico per veicoli elettrici leggeri) e Tipo 3C (ormai in disuso nelle nuove stazioni di ricarica). Per collegare il veicolo elettrico alla colonnina, serve un cavo di ricarica Modo 3. Questo cavo è solitamente in dotazione al veicolo, molto raramente infatti è già presente sulla stazione di ricarica”.

Da quanto detto, risulta chiaro che l’auto elettrica – specie se con la possibilità di ricarica domestica – i vantaggi sono diversi anche per la ricarica: la comodità di fare il “pieno in casa” non ha confronti rispetto a qualsiasi veicolo endotermico, che richiede una sosta a una stazione di rifornimento. Aggiungiamo anche i costi: rispetto a un’auto a benzina o diesel, fare una ricarica elettrica domestica costa sensibilmente meno. Se poi la ricarica viene fatta grazie al fotovoltaico consente di azzerare le emissioni.

Andrea Ballocchi

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