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Paolo Legrenzi: “Vi spiego come essere frugali”

Lo psicologo, che sulla frugalità ha appena dato alle stampe un libro, racconta come reintrodurla nelle nostre vite e senza cedere alle tentazioni

Simone Paliaga
10 settembre 2014

Pablo Picasso, Le Repas Frugal (The Frugal Meal), 1904 foto Foto by loungerie/Flickr

“La frugalità consiste nel rifiutare la corruzione che dipende dal dare un prezzo a qualcosa. Ma non per questo ha una connotazione economica. La frugalità non ha nulla a che fare con il risparmio o l’avarizia. E nemmeno con l’austerità o la povertà. E’ un modo diverso di stare al mondo che oggi è andato perso a seguito di una campagna contro di essa”, assicura Paolo Legrenzi professore emerito di psicologia all’università Ca’ Foscari di Venezia e autore di Frugalità, Edizione Il Mulino (pp. 142, euro 12). Che a wisesociety.it spiega come reintrodurre la frugalità nelle nostre vite quotidiane senza cedere alle tentazioni.

In che senso professore è stata attuata una lotta contro la frugalità?

Gli Stati Uniti, nei primi decenni del secolo passato quando il colonialismo tradizionale stava finendo, hanno deciso di invadere il mondo conquistandolo in termini diversi dal passato. Le nuove armi sarebbero state pacifiche: il consumismo e lo scatenamento dei desideri. Questa nuova strategia trapela già in un discorso che il presidente americano Woodrow Wilson tiene nel 1916 al primo congresso mondiale dei venditori. In quell’occasione esalta la conquista del mondo attraverso l’introduzione di una democrazia industriale basata sui consumi di massa per distruggere la frugalità delle società tradizionali.

E come possiamo reintrodurla questa frugalità?

Siamo abituati a pensare che per cambiare gli individui occorra cambiare società. Era questa la logica del comunismo per esempio. Ma non è così. Quello che io intendo per frugalità è invece il contrario. Essa si regge sulla libertà e la scelta dell’individuo. Non possiamo pensare di imporre la frugalità come la soluzione di tutti i mali. Occorre imboccare individualmente la strada della frugalità. Essa deve essere una libera scelta.

Qual è il nemico principale della frugalità?

L’impulsività. Il mondo attuale ci incoraggia a essere impulsivi, a cedere alle tentazioni della gola e del sesso. E questo essere impulsivi è frutto proprio di quella lotta contro la frugalità condotta meticolosamente nell’arco del secolo passato. Un tempo un pasto luculliano era un’occasione, accadeva di rado. Oggi le tentazioni della gola, e non solo, sono ricorrenti. E noi dobbiamo resistere.

E come fare?

Non bisogna resistere con la forza della volontà come prevedrebbe la tradizione cristiana. Bisogna piuttosto evitare le tentazioni… come Ulisse che per sentire le sirene decise di farsi legare all’albero della sua nave. Non mi devo mettere nelle condizioni di cedere alle tentazioni, devo evitarle sapientemente. Questa è la strada da imboccare.

Ma scusi, professore, non le sembra che la soluzione che prospetta sia di infilare la testa sotto la sabbia per non vedere…

Non è proprio così. Noi uomini abbiamo dei meccanismi biologici che ci spingono a cedere. A freddo, e senza mentire, siamo sicuri di essere in grado di far fronte a tutte le tentazioni. Anche a quelle più forti. Ma quando ci troviamo immersi nella situazione non è più così. Cambiamo il nostro modo di agire. I driver biologici umani ci spingono ad accogliere la tentazione e a seguirla. E dietro a tutto ciò non c’è ipocrisia o falsità. Siamo semplicemente fatti così.

E allora cosa dobbiamo fare?

Come le dicevo non bisogna mettersi nelle condizioni di cedere. Molte delle situazioni in cui fanno capolino le tentazioni sono prevedibili… e sarebbe meglio evitarle.

Image by © Daniel Grill/Tetra Images/CorbisCome convincerci a non cadere nella trappola delle tentazioni?

Non esiste una guida che conduce alla frugalità. Perché le guide servono se qualcuno ha già fatto una scelta e intrapreso questa strada. Bisogna piuttosto persuaderci dell’opportunità a imboccare la via della frugalità.

Sembra facile…

Fai di testa tua. Ragiona in maniera autonoma. Non farti condizionare da altri. Questi dovrebbero essere i messaggi da trasmettere e da fare nostri. Io uso sempre la metafora della valigia.

Cioè?

Nella vita noi arriviamo sempre con una valigia, grande o piccolo non importa. Quello che importa è che questa valigia non sia mai colma perché altrimenti per poter accogliere altre cose che pensiamo importanti o dobbiamo svuotarla o dobbiamo rinunciare a quello che troviamo. Questo viaggiare leggeri è la frugalità. Solo così abbiamo posto per fare nostro quanto accade durante la vita.

Può spiegarla meglio questa metafora, per favore?

La valigia semivuota è un vantaggio. Non solo perché mi muovo più agevolmente ma perché sono meno fragile. Posso fare a meno di molte cose e sono in grado di assorbire i rovesci della sorte. E’ a questo che alla lunga mi porta la frugalità. Significa essere pronti a tutte le circostanze! Per fare un esempio banale essere frugali significa vivere al di sotto del proprio reddito così qualunque cosa dovesse succedere io sono invulnerabile. E questo non vale solo per le dinamiche economiche.

Interessante l’idea dell’anti-fragilità?

La riprendo dall’ultimo saggio di Nassim Taleb. Essere frugali significa essere antifragili. Vuol dire che sono forte e libero. Che non dipendo da altri. Ecco perché deve essere una scelta e non una costrizione la frugalità. Per esempio tutte le considerazioni che si fanno oggi sulla decrescita non portano alla frugalità. Se si pensa che essa sia una reazione allo sviluppo o all’eccesso di consumismo significa intenderla come una conseguenza. E se è una reazione o una conseguenza vuol dire che la frugalità non dipende da una scelta libera.

E dunque come promuoverla?

Vede, quando comincio a discutere di frugalità è già tardi. Essa si regge sul paradosso che non può essere imposta ma solo scelta. Per cui al massimo è possibile far capire che è meglio essere frugali che non esserlo. Convincere gli altri che vivere all’interno di un mondo consumista è troppo faticoso e stancante come già ci ammoniva Oscar Wilde. E una volta decisa la strada che si vuole battere essa deve diventare uno stile di vita, essere messa in atto attraverso delle pratiche e diventare un’abitudine. Solo così sarà naturale e non imposta.

Che fare in alternativa?

Niente. Le vite non devono essere riempite a ogni costo. Sempre più in questi ultimi tempi mi vengono in mente le parole di Raymond Chandler quando consiglia agli scrittori che non riescono a trovare un’ispirazione per scrivere di non riempire le giornate con altro. Di lasciarle vuote. E bisognerebbe fare lo stesso con la vita, non riempirla fino in fondo. Come la valigia di cui parlavamo prima.

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Una risposta a Paolo Legrenzi: “Vi spiego come essere frugali”

  1. giancarlo maccagno

    Sono molto interessato alla frugalita’ come scelta di vita.
    mi interessa crescere. Come fare ?
    Grazie. Gc Maccagno

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