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Cresce il business dei leoni allevati per la caccia, la carne e le ossa

10mila dollari per abbattere un animale allevato a questo scopo nel corso di una caccia che di naturale ha ben poco. Ecco l'ultimo sport dei ricchi

Francesca Tozzi
17 aprile 2013

L’uomo è cacciatore, si sa, è una cosa naturale. Tempo addietro la caccia è stata la principale fonte di sostentamento di intere comunità. Un po’ meno naturale è che il suddetto cacciatore sborsi 10mila dollari per abbattere un animale allevato a questo scopo nel corso di una caccia che di naturale ha ben poco. Eppure è questo uno degli ultimi business di grido: si prende un giovane leone, lo si alleva all’interno di un recinto elettrificato e, quando arriva l’ordine da parte del cliente, viene liberato nella savana dove sarà “libero” di essere abbattuto dal cacciatore, per lo più nordamericano, che lo ha prenotato on-line.

Tutto questo in circa 96 ore, anche perché il leone tende a restare nell’area dove è stato liberato: non è affamato e non sente il bisogno di fare grandi spostamenti a caccia di prede. La preda è lui, un esemplare di 200 chili nel pieno della sua vitalità che diventerà trofeo della facile e costosa battaglia. Alla faccia della crisi e dell’adrenalina che solo la vera caccia sa regalare. Qui, tutto è costruito, dalla prima all’ultima mossa ma, tant’è, in Sudafrica gli allevamenti di leoni lavorano alla grande. Il business non si ferma al trofeo: impagliata la testa, trasformato in tappeto il mantello, il leone procura ancora quattrini al suo allevatore grazie al commercio della carne (venduta in Asia e negli Stati Uniti) e delle ossa che, polverizzate, vengono largamente usate da certa medicina cinese che sta gradualmente sostituendo le ossa di tigre, ormai più efficacemente protetta, con quelle del leone per preparare miracolose pozioni, come il “vino tigre” che curerebbe ulcere, crampi, reumatismi, mal di stomaco e la malaria. E, come se non bastasse, è indicato anche come ricostituente e, naturalmente, come stimolatore della virilità.

Di tutto questo, ovviamente, non c’è alcuna prova scientifica ma la domanda è in crescita. Da qui la necessità di sostituire le tigri con i leoni: in Sud Africa ce ne sono circa 5000 negli allevamenti, mentre 2000 vivono liberi nelle riserve protette come il Kruger park. Il problema è che questo commercio viene alimentato anche dai bracconieri che uccidono gli animali che vivono nella riserva. L’uomo inventa sempre nuove e bizzarre vie per giocare con il Pianeta che lo ospita, sfogando la sua aggressività repressa e illudendosi così di tornare alla natura. Un modo per dire “sono ancora io il re della foresta”. Una fuga illusoria nel passato al prezzo modico di 10mila dollari.

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