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Sostenibilità in agricoltura: anche gli orti urbani aiutano a tornare alla terra

In molti comuni d'Italia spazi verdi in città vengono convertiti in orti. E dati in affitto per coltivare ortaggi e frutta. Per riavvicinarsi al verde e avere una produzione a chilometro zero

Sebastiano Guanziroli
7 settembre 2010

Cover libro: Marcovaldo, di Italo CalvinoSembra il sogno di Marcovaldo, il protagonista dell’omonimo libro di Italo Calvino che non si rassegna a vivere in una città assediata dal cemento, e cerca dappertutto un ritaglio di natura dove tornare a stare vicino alla terra. Negli ultimi mesi sembra che i comuni italiani facciano a gara a destinare porzioni di territorio pubblico ai propri abitanti, allo scopo di farne orti. Grandi e piccole città, lontane per problematiche e qualità della vita, accomunate da regolamenti che favoriscono la creazione di veri e propri orti urbani, in periferia così come nei pressi del centro.

 

Un primo esempio su ampia scala in realtà è arrivato dalla città americana di Detroit, capitale dell’auto dove la crisi economica ha causato l’abbandono di molte aree residenziali. Il sindaco ha lanciato un piano innovativo che prevede la loro conversione in orti urbani. La speranza è che la grande disponibilità di appezzamenti riconvertiti in terreni agricoli sviluppi una diversa forma di economia e migliori la qualità della vita degli abitanti.

 

Man Watering Roof Garden, Paul Burns/CorbisIn Italia la crisi economica non ha avuto un impatto così devastante sul panorama delle nostre città.  L’obiettivo principale dei progetti di orti urbani non è quindi economico, perché sono per lo più pensati come strumenti di integrazione, luoghi di incontro e di scambio di esperienze che aiutino a vivere in modo più sostenibile l’ambiente cittadino. I primi risultati sembrano essere molto positivi e, soprattutto, sembrano creato un effetto a catena da una città all’altra. Pia Pera, scrittrice e appassionata di orti, autrice di Giardino e ortoterapia. Coltivando la terra si coltiva anche la felicità, sostiene che «tutti possono riscoprire la felicità del ritorno alla terra, anche se ormai le nostre città spesso ce ne tengono lontani. Ben vengano quindi tutti questi progetti, in fondo basta anche solo avere un balcone e far crescere una pianta in un vaso per sentire il piacere del coltivare».

 

A Ferrara un nuovo regolamento comunale permette a cittadini riuniti in associazioni o a enti e aziende del territorio di gestire gratuitamente uno spazio verde per prendersi cura delle piante già presenti o per creare orti ex-novo. La disponibilità di circa 400 ettari di spazi verdi inutilizzati e la presenza di una cultura degli orti molto radicata fanno ben sperare nell’esito del progetto. A Torino gli orti urbani regolarizzati sono attualmente 330, e l’Assessore all’Ambiente Roberto Tricarico ha auspicato che possano diventare circa un migliaio. Il problema è legato alle aree da individuare e alle risorse economiche: la realizzazione di un orto urbano infatti costa tra i 1500 e i 2mila euro. I fondi vengono così reperiti in modi alternativi, per esempio tramite le compensazioni ambientali per il termovalorizzatore, che faranno sorgere un’ottantina di orti lungo il torrente Sangone.

 

The initial construction of garden, album di ItzaFineDay/flickrA Roma un’area abbandonata vicino alla trafficatissima via Cristoforo Colombo è stata recuperata e data in gestione al “Coordinamento orti urbani Garbatella”, un gruppo di associazioni che potranno utilizzare gli appezzamenti per coltivare prodotti agricoli a chilometri zero. E anche la Regione si è mossa, firmando un protocollo d’intesa che prevede l’assegnazione di 200 nuovi orti urbani nel monumento naturale di Mazzalupetto. La Regione Campania ha allo stesso modo stanziato risorse per promuovere la realizzazione degli orti: l’obiettivo è destinare terreni pubblici alla coltivazione di ortaggi, erbe aromatiche e fiori per l’autoconsumo, favorendo la nascita di una rete campana di orti urbani sociali che possa anche sviluppare l’agricoltura biologica.

 

L’Expo 2015 e il suo tema, “Nutrire il pianeta” strettamente collegato all’idea di agricoltura sostenibile, si spera che potrà trasformare anche Milano nella “città degli orti”. Al momento gli orti comunali sono 400, su una superficie di circa 28mila metri quadrati di terreno, assegnati in gran parte a pensionati e anziani e in parte a portatori di handicap autosufficienti e disoccupati. Infine L’Aquila, città che cerca di risollevarsi anche ricostruendo la comunità: il progetto di riqualificazione del territorio prevede l’assegnazione di 216 orti, riconoscimento il ruolo sociale del coltivare. «E’ molto significativo che siano così tanti i progetti promossi dagli enti locali – conclude Pia Pera – il desiderio dei cittadini di coltivare c’è sempre stato ma non è mai stato incoraggiato. Ora per fortuna sembra che qualcosa stia cambiando. Credo però sia fondamentale che tutti questi progetti siano trasversali a tutte le fasce di età, e non si limitino per esempio ai soli pensionati. Tutti devono avere il diritto a stare vicino alla terra, perché è anche così che si costruisce una comunità».

Everyone is going green, album di woodleywonderworks/flickr

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