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Un’azienda avveniristica dove si lavora già nel futuro

Viaggio nella nuova sede Salewa a Bolzano. Azienda modello, dove si vive e si lavora bene, nel rispetto dell'ambiente. Senza far caso a qualche piccola rinuncia

Alessandra Manetto
15 novembre 2011

Heiner OberrauchUn impegno imprenditoriale, una doppia responsabilità sociale: verso i propri dipendenti e, anche, verso la comunità che ospita la sede d’azienda. Heiner Oberrauch, 53 anni e tre figli, presidente e titolare di Salewa (marchio della società OberAlp specializzato in abbigliamento, accessori e attrezzature per l’alpinismo), ha affrontato la costruzione del nuovo quartier generale aziendale come una vera e propria missione. Nato dalla matita di Cino Zucchi Architetti e dello studio Park Associati, l’edificio Salewa a Bolzano ha l’aspetto di un cristallo di rocca sfaccettato e cangiante fra grigio e azzurro, grazie alla “pelle” esterna di pannelli forati di alluminio elettrocolorato che riveste le facciate est, sud e ovest regolando l’intensità della luce, abbassando la temperatura interna nei mesi estivi e riducendo nel contempo l’impatto acustico della vicina autostrada. All’interno trovano spazio uffici e magazzini, una divisione ricerca e sviluppo, una cucina aziendale “casalinga”, uno spazio fitness, ma soprattutto una palestra di roccia da 2mila metri quadrati e 200 persone su un altezza di 24 metri, aperta alla collettività, e al terzo piano un giardino pensile da 500 metri quadrati a disposizione dei 130 dipendenti Salewa e delle aziende vicine. A tutto questo si aggiunge un parco pubblico con un bistrot che prepara solo piatti con alimenti “a chilometro zero” e, in futuro arriverà anche un asilo nido. Sul controllo bioclimatico naturale l’edificio gioca una grande parte delle proprie caratteristiche di sostenibilità, scegliendo di non esasperare consumi energetici sia in riscaldamento che in raffrescamento, anche e soprattutto in concomitanza con i picchi di temperatura che caratterizzano la città di Bolzano, mentre l’efficienza e l’autonomia energetica consentono di  abbattere complessivamente di 2mila tonnellate l’emissione di CO2 in atmosfera. Heiner Oberrauch non ha paura delle sfide. Da piccolo negoziante, nel 1983 inizia a importare in Italia i prodotti della tedesca Salewa insieme con Siegfried Messner, fratello del celebre scalatore Reinhold; nel 1990 il marchio viene acquisito dalla OberAlp. Da qui la grande corsa fino a oggi. Dopo l’inaugurazione ufficiale, il 6 ottobre scorso, è ora di mettere alla prova la nuova sede, emblema della filosofia produttiva aziendale e della capacità di relazione con l’ambiente circostante.

Lavorare bene è vivere bene

 

Sede Salewa a BolzanoChe cosa rende quella di Salewa un’esperienza unica?

Da ben 75 anni l’azienda è sempre stata guidata da persone che amano la montagna e offre lavoro a giovani con la stessa passione. Questo hobby comune per l’alpinismo e le scalate crea un forte spirito di gruppo che influenza anche l’organizzazione del lavoro. Ogni cinque anni, per esempio, chiudiamo l’azienda per sette giorni per un viaggio tutti insieme: tre anni fa siamo andati in Marocco. Nel nostro lavoro quotidiano nessuno timbra il cartellino ma ha libertà di gestione del tempo: al mattino c’è chi arriva più tardi in ufficio perché prima fa una passeggiata oppure va a sciare, il mercoledì chi vuole può uscire in anticipo. Vogliamo concedere libertà alle persone e valorizzarne le capacità, premiandone quando capita anche gli sbagli. I grossi errori non sono le cose fatte male ma ciò che non viene fatto, per questo accanto al premio per l’innovazione abbiamo istituito anche un premio “al rischio”, che riconosce il coraggio di osare anche quando le cose non vanno a buon fine. Mi piace lavorare con gente che qualche volta sa anche sbagliare.

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Un approccio speciale alla qualità del lavoro che ha inciso sulle prestazioni del luogo dove si svolge…

Il mio compito di responsabile è creare un luogo dove la gente viva bene e possa sviluppare le proprie capacità. Lavorare bene vuol dire lavorare volentieri, trovarsi a proprio agio ed essere valorizzati aiuta a stimolare i migliori talenti. E poi mi sono chiesto: quando avrò settant’anni e penserò a che cosa abbia dato senso alla mia vita ricorderò le realizzazioni importanti che rimangono nel tempo e attivano un benessere diffuso.

Costi contenuti e risparmio energetico

 

Avete da poco concluso la costruzione di un edificio-manifesto che rappresenta la vostra idea di azienda e di responsabilità sociale: bellezza e comfort si uniscono con la rinuncia allo spreco. È possibile costruire ecoefficiente e risparmiare?

Costruendo in modo innovativo non si spende necessariamente di più rispetto alle tecnologie tradizionali. Forse meno, se si è capaci di investire fin dall’inizio nella pianificazione e nella progettazione puntando su architetti ed engineering accurati. La scelta di utilizzare materiali come cemento non intonacato, legno e vetro ci ha certamente consentito di contenere i costi per la realizzazione di un edificio da oltre 135mila metri cubi con una spesa totale di 27 milioni di euro, cui se ne aggiungono altri 8 per la dotazione del sistema automatico computerizzato in magazzino, che evita dipendenti in quel reparto e quindi la necessità di riscaldare o climatizzare l’ambiente. Tutto senza ricevere o usufruire di contributi di nessun tipo da parte delle istituzioni, a eccezione del milione di euro ricevuti da Provincia autonoma e Comune per la costruzione della palestra. Visto l’insediamento recente nel nuovo edificio è presto per calcolare il risparmio effettivo consentito rispetto alla vecchia sede, in termini soprattutto di costi energetici, ed è difficile stimare anche lo stesso risparmio in fase di edificazione, visto che il ribasso è dovuto non solo a scelte costruttive ma anche alla crisi che ha messo in ginocchio l’edilizia. Possiamo dire che abbiamo speso circa il 25 per cento in meno rispetto a quanto pianificato inizialmente. Il discorso resta comunque sempre legato alla responsabilità e non solo all’ecosostenibilità. Il buon isolamento non richiede molta energia per il riscaldamento e grazie all’impianto fotovoltaico in copertura (con la capacità annua complessiva di circa 420 megawattora, ndR) produciamo più energia di quanta ne consumiamo, rispondendo al fabbisogno di 300 famiglie della comunità.

Sede Salewa a BolzanoLa nuova sede Salewa ha conseguito per prima, a pieni voti, la certificazione “Work & Life” dall’Agenzia CasaClima. Quanto ha influito questo attestato sulle vostre scelte prima, durante e dopo la costruzione?

Ha influito molto: la volontà di raggiungere la certificazione non è stata un freno al progetto, ma al contrario ha accompagnato tutto lo svolgimento dei lavori. Prima di iniziare l’intervento vero e proprio abbiamo ottenuto la precertificazione “sulla carta” e poi costruito rispettando il progetto. Fin dalla fase di pianificazione abbiamo impostato un colloquio con l’Agenzia che, alla fine, è stata anche stimolata a riflettere su alcune rigidità delle proprie prescrizioni.

Secondo la vostra filosofia, insomma, meglio mettersi un maglione in più che consumare energia?

D’inverno, nei pochi giorni di freddo intenso lavoriamo anche con 19-20 °C e restiamo in ufficio con il maglione, d’estate accettiamo che ci sia più caldo senza ricorrere al raffreddamento eccessivo. Opporsi alle caratteristiche proprie delle diverse stagioni non ha senso, sentirne la differenza fa bene all’anima. Non è una filosofia estrema, ma un approccio di responsabilità e trasparenza, visto che il 2-3 per cento di qualità ambientale in più costa ben il 30 per cento in più di energia.

Sede Salewa a Bolzano

 

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