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Pablo Trincia: «Il mio programma TV contro il bullismo»

L’autore e conduttore televisivo in “Mai più bullismo” in onda su Raidue racconta come aiutare i ragazzi vittime di questo fenomeno

Michele Novaga
23 novembre 2016
Bullismo, Raidue, Pablo Trincia

Bullismo: secondo l’Istat, nel 2014 poco più del 50% degli 11-17enni ha subìto qualche episodio offensivo, non rispettoso e/o violento da parte di altri ragazzi o ragazze nei 12 mesi precedenti, Image by iStock

«Sono stato anch’io vittima di bullismo, in prima media in una scuola del centro di Milano: una volta sono tornato a casa con due occhi neri e una mano ingessata». Esordisce così Pablo Trincia, autore televisivo, in video col programma “Mai più bullismo”. Quattro puntate (on the road ambientate direttamente nelle classi) dedicate a un tema che colpisce molti ragazzi e adolescenti trasmesso da Raidue e realizzato in collaborazione con il Ministero dell’Istruzione. Un problema, il bullismo, da alcuni definito emergenza sociale e che spesso non emerge per la paura delle vittime di raccontarlo. Secondo l’Istat nel 2014, poco più del 50% degli 11-17enni ha subìto qualche episodio offensivo, non rispettoso e/o violento da parte di altri ragazzi o ragazze nei 12 mesi precedenti.

Perché fare un programma sul bullismo?

E’ un argomento di cui si parla ogni giorno trattato sempre più spesso sui giornali e in tv e analizzato da esperti e sociologi. Trovo giusto però che venga raccontato dai giovani: Mai più bullismo è un social coaching che li fa parlare e che fa loro capire anche i rischi in cui incorrono. Ogni puntata è monografica: viene raccontata la storia di una vittima di bullismo anche attraverso una telecamera nascosta. Noi la aiutiamo a riallacciare i rapporti con i compagni coinvolgendo anche il bullo e, in modo molto amichevole, anche tutta la classe ristabilendo armonia.

Chi è la vittima del bullismo?

La vittima è di solito un ragazzo un po’ più sensibile che se la prende più facilmente, che si fa mettere i piedi in testa perché non reagisce. Ma ci sono diversi tipi e c’è anche quello che provoca e a cui fa seguito una reazione magari non proporzionata.

Quanto è grande il fenomeno?

E’ molto diffuso ovunque in tutta Italia anche sotto varie forme. Uno si immagina solo il ragazzino in un angolo picchiato, ma ci sono anche varie forme di bullismo psicologico, come l’insulto, l’emarginazione. C’è in ogni scuola con diverse sfumature e diverse dinamiche.

E il cyberbullismo?

Il cyberbullismo non lo abbiamo trattato ma è comunque un pericolo reale, una forma di bullismo che lascia una traccia ed è documentabile sui social network e su internet in generale. Una realtà molto attuale ma noi però abbiamo voluto concentrarci sul bullismo psicologico che non è documentabile e che è ancora diffuso usando sì uno strumento come il video e la microcamera, essenza del cyberbullismo, ma con uno scopo opposto per risolvere il problema e non per diffonderlo.

Cosa si può dire alle vittime di bullismo per aiutarle ad uscire da questa situazione?

Bullismo, Raidue, Pablo Trincia

“Mai più bullismo” è il programma di Raidue che, realizzato in collaborazione con il Ministero dell’Istruzione, parla di un fenomeno sempre più in crescita, Image by iStock

Semplicemente che se vuoi uscire da questa situazione, il cambiamento deve venire da te. Non ti devi aspettare che i compagni e le compagne facciano un passo indietro ma devi essere tu a farne uno avanti verso i compagni. E questo vale sia per le vittime che per gli autori di bullismo. Se sei timido cerca di uscire allo scoperto, se sei aggressivo cerca di esserlo meno e se hai provocato cerca di chiedere scusa. E questo anche nel programma si vede: non abbiamo diviso il mondo in buoni e cattivi ma abbiamo sempre cercato di bilanciare facendo mettere tutti in discussione.

Il fatto di trattare nei tuoi servizi problemi sociali facendo emergere violazione dei diritti, soprusi, ingiustizie ha dei legami con le tue esperienze di bullismo nell’adolescenza?

E’ una cosa che mi è venuta 20 anni fa quando ho fatto il volontario in Tanzania. Da lì l’idea di impegnarmi nel sociale, per i diritti umani. Non so dire se ci sia un legame e non ho analizzato il tema dal punto di vista psicologico. Io da quegli episodi ho imparato delle cose: per esempio a capire che ci sono delle persone con sensibilità diverse, che ci sono dei limiti oltre i quali non bisogna andare con alcune persone.

Quale dovrebbe essere il ruolo dei genitori?

La cosa che accomuna molti casi per quello che abbiamo visto noi è anche dovuto all’ansia dei genitori. Se tuo figlio o tua figlia subiscono qualche sopruso o violenza a scuola innanzitutto vanno tranquillizzati, non bisogna trasmettergli ansia magari parlando male degli altri compagni e dei loro genitori. Si rischia di creare una frattura ulteriore. Quello che abbiamo notato è che il problema innanzitutto lo devono risolvere i genitori delle vittime del bullismo.

La televisione pubblica dimostra quindi che può ancora essere istruttiva e inviare messaggi importanti?

Sì assolutamente, il nostro programma è socialmente utile ma non è il solo, ce ne sono anche altri. In televisione si vedono servizi in cui si cerca di ispirare i giovani a diventare più consapevoli su alcune tematiche come per esempio le droghe o altri temi e per fortuna c’è ancora spazio per questo genere di progetti. Sì il servizio pubblico ci deve essere.

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