Wise Society : Marc Augé: «Internet non può far nascere società, nemmeno virtuali»
SPECIALE : Combattere l’obesità
WISE INCONTRI Vedi tutti >>

Marc Augé: «Internet non può far nascere società, nemmeno virtuali»

L'antropologo francese, teorico dei "non luoghi" riflette sull'illusorietà della compagnia sulla rete e su Expo 2015 dice: «Superare le differenze alimentari è la sfida di tutto il pianeta»

Gabriella Persiani
30 giugno 2014

Image by © Shawn Baldwin/CorbisAlimentazione sana e corretti stili di vita nella globalizzazione, fast food e Slow Food a confronto: come sfamare 7 miliardi di cittadini del mondo? Il quesito è stato posto all’antropologo ed etnologo francese Marc Augé, celebre teorico dei “non-luoghi”, ospite a Laboratorio Expo, un percorso di ricerca per tematiche diverse, realizzato dalla Fondazione Giangiacomo Feltrinelli e da Expo 2015, in vista della manifestazione universale che prevede, tra maggio e ottobre 2015, circa 20 milioni di visitatori nel capoluogo lombardo.

Lei ha affrontato il tema dell’alimentazione nell’era della globalizzazione, contrapponendo Mc Donald’s a Slow Food. I fast food sono ancora l’emblema del “non-luogo”?

Non necessariamente Mc Donald’s è un “non-luogo”, perché se facciamo un’analisi oggettiva vediamo che ci sono giovani che lì trovano il loro spazio sociale: quelli poveri delle periferie, per esempio, trovano il loro posto in centro e possono usare anche Internet; altro discorso è l’offerta del cibo. Ma non si può dire che un “non-luogo” è un male e il “luogo” è un bene: lo spazio è la forza dei fast food. Ero a Mosca nel 1990 per l’inaugurazione del primo Mc Donald’s davanti al Cremlino: migliaia di moscoviti in fila, 30.000 hamburger distribuiti, ma sappiamo che i sovietici erano abituati alle file e a non mangiare bene. Stupisce, invece, che a Parigi ci siano più di 60 Mc Donald’s e che la Francia sia il secondo mercato dopo gli Usa. Certo, questo ci costa qualche obeso in più, ma Mc Donald’s compra prodotti francesi e fornisce lavoro ai giovani, soprattutto a quelli non qualificati. Il modello di Slow Food è un progetto interessante, che va incoraggiato. Non conosco bene i dettagli dell’iniziativa italiana, ma, in generale, si tratta di un ideale che pensa bene di sviluppare le produzioni locali, ma, nel sistema del capitalismo attuale, è un lusso, perché, pur se se ne parla molto, la gastronomia, da sempre alla base della nostra cultura a tavola, è cara. La moda, in particolare, della gastronomia elaborata incoraggia sì un’alimentazione sana e raffinata con la rivisitazione dei piatti del passato, ma a caro prezzo. E oggi più che mai è forte la disuguaglianza sociale, con il divario storico tra ricchi e poveri che si ripropone nel presente tra ricchi e più ricchi e tra poveri e più poveri.

È ancora corretto definire oggi “non-luoghi” quei posti tipici della nostra società, come stazioni, aeroporti, centri commerciali, dove la gente si affolla senza però dare vita a relazioni sociali?Image by © Cavan Images/Cavan Images/Corbis

Avevo dato una definizione teorica di “non-luogo” nel 1992 nell’opera “Non-lieux. Introduction à une antropologie de la surmodernitè” (tradotta nel 1996 in Italia, “Nonluoghi. Introduzione a una antropologia della surmodernità”, ndr). Parlavo di una dimensione relativa a uno spazio nel quale non è possibile leggere relazioni sociali, mentre il “luogo” è uno spazio dove questa lettura è possibile. Quando siamo in aeroporto, per esempio, non è dato creare relazioni che prima non esistevano; però, ci sono anche persone che lavorano negli scali e che quotidianamente si mettono in relazione. Questo per dire che non c’è un “non-luogo” assoluto e non c’è più un “luogo” assoluto. È una dimensione relativa in sé e la definizione è ancora valida oggi, proprio perché teorica.

La diffusione di Internet ha portato dei cambiamenti alla definizione di “non-luogo”?

Internet è una questione a sé, un discorso che, in generale, riguarda anche i mass media, un settore in piena evoluzione. Il problema è sapere se le relazioni attraverso Internet sono dello stesso tipo di quelle reali, perché quando il presidente americano Obama dice di avere 40 milioni di amici virtuali, cosa vuole dire? Internet promette una compagnia del tutto illusoria: più si hanno contatti più si è soli. E la domanda è: che tipo di società va a creare? L’ubiquità e l’istantaneità legate a Internet non possono fare una società, neanche virtuale, come si dice; e l’espressione “rete sociale” per definire la società virtuale non mi piace.

Nei suoi studi ha indagato gli aspetti sociali dell’Africa, dell’America Latina e dell’Europa. Pensando al tema dell’Expo 2015 di Milano, “Nutrire il pianeta”, quale società potrà meglio far propri gli obiettivi e raggiungerli?

Nutrire l’umanità è un problema. In tanti non possono mangiare e la produzione su grande scala pone difficoltà anche perché è possibile grazie al ricorso a pesticidi, concimi chimici, Ogm. Un tempo, prima della colonizzazione (che è stata un’anticipazione della globalizzazione) i regimi alimentari erano legati all’ambiente naturale e all’organizzazione sociale. Le cose oggi sono cambiate: stiamo uscendo dalla preistoria della società planetaria e ciò si vede nel rapporto con il cibo, ma la grande distribuzione ha una clientela con scarse risorse per un’alimentazione equilibrata. Vediamo allora, nella società della bellezza e delle modelle, un aumento dell’obesità per il consumo degli zuccheri. Negli ultimi 33 anni c’è stato in tutto il globo una crescita dei tassi di obesità e sovrappeso tra adulti (+28%) e bambini (+47%), così, secondo l’analisi del Global Burden of Disease Study 2013, oggi si contano più di 2 miliardi di persone in sovrappeso o obese. Un terzo dell’umanità è in sovrappeso; in Usa e Australia 1 adulto su 3 è obeso e l’obiettivo dell’Onu di fermare l’aumento dell’obesità nel 2025 è poco realizzabile, anche perché le differenze alimentari vanno di pari passo con i vari gradi di istruzione. Superarle è la sfida di tutto il pianeta.

Image by © Bao Dandan/Xinhua Press/CorbisA proposito di obesità, il fatto che personaggi noti a livello mondiale, come Michelle Obama, promuovano stili di vita sostenibili, influenza l’individuo-consumatore della società moderna?

Nel mondo attuale della comunicazione è possibile che ci siano influenze di questo tipo, ma è un piccolo aspetto, una goccia d’acqua nell’oceano.

© Riproduzione riservata
Continua a leggere questa intervista:
Link Sponsorizzati
COMMENTA NELLA COMMUNITY

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

  wp_term_relationships.term_taxonomy_id = 3090 OR  wp_term_relationships.term_taxonomy_id = 22640 OR  wp_term_relationships.term_taxonomy_id = 1844 OR  wp_term_relationships.term_taxonomy_id = 22637 OR  wp_term_relationships.term_taxonomy_id = 1651 OR  wp_term_relationships.term_taxonomy_id = 22636 OR  wp_term_relationships.term_taxonomy_id = 22638 OR  wp_term_relationships.term_taxonomy_id = 22639 OR  wp_term_relationships.term_taxonomy_id = 320 OR  wp_term_relationships.term_taxonomy_id = 1220 OR  wp_term_relationships.term_taxonomy_id = 291
CORRELATI IN WISE
 
DALLA COMMUNITY