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Antonio Maria Pasciuto: cittadini e medici devono sapere di più sulle malattie ambientali

Il medico e collaboratore dell'European Academy for Environmental Medicine ci mette in guardia: in Italia c'è poca conoscenza sulle conseguenze delle sostanze tossiche e sulla possibilità di verificarle con strumenti diagnostici adeguati. Per questo occorre formare e informare la classe medica, ma anche la gente comune, a partire dai bambini

Lia del Fabro
4 agosto 2011

Antonio PasciutoSui danni causati dalle sostanze inquinanti si sa ormai molto, ma è necessario fare un salto di qualità perché queste informazioni diventino patrimonio comune e uno stimolo per uno stile di vita più consapevole. Antonio Maria Pasciuto, medico che da trenta anni lavora a Roma, per trovare le risposte ai suoi interessi in materia di medicina ambientale è dovuto andare in Germania. Ma è convinto che anche da noi sia possibile un cambiamento, facendo leva prima di tutto sulla formazione dei medici per sensibilizzarli ai problemi delle malattie ambientali e poi ricorrere ad analisi cliniche che valutino la presenza di sostanze tossiche nell’organismo.

Ci dà una definizione di medicina ambientale?

Si tratta di quella branca della medicina che si occupa delle patologie che hanno come causa o concausa fattori di tipo ambientale.  All’inizio, l’ambito era quello della medicina del lavoro, che si occupa soprattutto dell’impatto di sostanze nocive sulla salute del lavoratore nelle realtà urbane a maggiore tasso di concentrazione industriale. Oggi si può continuare a parlare di malattie di tipo professionale ma, rispetto a trenta o quaranta anni fa, il problema si è esteso anche al comune cittadino che quotidianamente ha a che fare con acqua, suolo, aria inquinati e che accumula nell’organismo sostanze nocive. Per nostra fortuna, l’essere umano ha dei meccanismi che gli consentono di smaltire una parte di questi elementi tossici.

foto di GS/flickr

Lei si occupa in particolare dell’applicazione di strumenti diagnostici per capire se un paziente presenta sintomi da contaminazione ambientale. Ci spiega che cosa vuol dire?

Se da un lato oramai esiste una serie numerosa di studi scientifici che evidenziano i carichi inquinanti relativi all’acqua, aria e altri fattori, dall’altro manca la possibilità di indagare su quanto di queste sostanze nocive arrivino all’uomo,aprendo la strada alla prevenzione e a terapie specifiche. In definitiva non è stato fatto il salto dalla medicina ambientale alla medicina ambientale “clinica”. Se il medico, dopo attenta analisi, volesse verificare le conseguenze all’esposizione di sostanze tossiche attraverso l’indagine clinica sui liquidi biologici (urine e sangue), di un paziente, avrebbe serie difficoltà a farlo, almeno nel nostro Paese, perché mancano i laboratori dove fare le analisi. Se si sospetta del diabete non si fa che misurare la glicemia e così dovrebbe essere fatto se il medico pensa che l’asma di un bambino dipenda da contatti con muffe o con la formaldeide dei mobili o da prodotti chimici usati nei detersivi.

Image by © Jim Craigmyle/CorbisCi può fare alcuni esempi pratici sull’utilità di questo tipo di analisi e in quali settori potrebbe essere applicata?

Di esempi se ne possono citare molti. Il Parkinson, ad esempio, si è visto che non colpisce solo gli anziani ma più di recente anche fasce di giovani, e molti studi scientifici hanno dimostrato che le malattie neurologiche degenerative possono insorgere anche per l’esposizione a sostanze chimiche.  Il titanio usato in odontoiatria va bene, ma in alcuni pazienti può creare fenomeni tossici con infiammazioni croniche che comportano un rigetto abatterico di impianti costosi. E questo vale anche in ortopedia. Per i casi di sterilità maschile è conclamato che essi possono dipendere dal contatto con elementi nocivi, i cosiddetti distruttori endocrini. Ci sono poi situazioni come quella recente dell’arsenico riscontrato nelle acque di taluni comuni del Lazio in quantità elevate, molte volte più del consentito. La soluzione poco etica è stata quella di chiedere all’Unione Europea di alzare i limiti di tolleranza, non pensando che poi le dosi di arsenico si accumulano nell’organismo. Si può citare anche il caso del poliformismo genetico cioè un corredo genetico alterato che può causare una minore capacità, da parte di un individuo rispetto ad un altro, di smaltire la contaminazione di sostanze tossiche con condizionamenti per la salute. In tutti questi casi, con semplici analisi, sarebbe possibile indagare a fondo su alcune patologie o prevenire conseguenze dannose per la salute.

E qual è la situazione del nostro Paese?

Di fatto in Italia non esistono laboratori di analisi dove poter effettuare questo tipo di indagini. Qualcosa comincia a muoversi nel nord Italia per alcuni tipi di analisi, ma sono casi molto sporadici. A me è capitato più volte di mandare i prelievi in Germania, dove queste indagini si possono fare, nei casi in cui volevo approfondire la situazione di un paziente. La questione però va affrontata a monte: ossia non ci sono medici che chiedono queste analisi perché semplicemente non ne sono a conoscenza. Di conseguenza, per i laboratori non esiste domanda e quindi non si attrezzano per effettuarle.

Cosa si può fare per invertire la tendenza e per accrescere il livello di sensibilizzazione tra i medici?

Ci sono scambi di informazioni scientifiche su questi argomenti a livello internazionale, su internet e riviste di settore, ma la svolta dovrebbe riguardare la formazione dei medici. Un medico che si laurea oggi non è quasi a conoscenza di patologie di natura ambientale perché il piano di studi della laurea in medicina di fatto prevede pochissimi esami che affrontano queste tematiche. Lo sforzo dovrebbe essere nella formazione scientifica da parte delle università perché il medico possa avere gli strumenti per verificare a fondo certe sue ipotesi e dare una risposta scientifica ai dubbi del cittadino.

 

Foto di eutrophication&hypoxia/flickrCi sarebbero vantaggi sociali ed economici anche per il sistema paese con una prevenzione sanitaria sulle malattie ambientali?

Solo la riduzione all’esposizione a sostanze tossici potrebbe far diminuire talune malattie e di conseguenza anche l’uso di alcuni farmaci con una convenienza per il sistema sanitario nel suo complesso.  Non dimentichiamo però che esiste un conflitto d’interessi nel mondo commerciale e spesso le multinazionali che vendono pesticidi per l’agricoltura, producono anche le medicine.

Ci sono Paesi all’avanguardia su queste tematiche e quali strumenti di prevenzione hanno adottato?

Posso citare il caso della Germania perché lo conosco bene. In quel Paese esiste un’associazione che si chiama Bund dove lavorano biologi, medici, chimici, sociologi, fisici, e che viene sempre consultato dal Parlamento prima che siano promulgate certe leggi per evitarne l’eventuale boicottaggio. Perché il Bund è così autorevole che l’opinione pubblica e i consumatori seguono attentamente i dossier e i pareri scientifici che emette di volta in volta. Di fatto è una questione di cultura e di consapevolezza del cittadino perché in Germania, di fronte ad un’ipotesi di sostanza inquinante con cui il consumatore potrebbe venire a contatto, si vuole capire e approfondire. Ma penso che anche qui da noiil livello di sensibilità e di conoscenza sia accresciuto e gli italiani non vedano l’ora di trovare una struttura che dia una risposta scientifica e indipendente su una serie di domande così importanti.Personalmente, avendo la fortuna di conoscere il tedesco e non avendo trovato nulla in Italia su questi temi, lavoro con un’associazione tedesca, l’European Academy for Environmental Medicine che si occupa di medicina ambientale.

L’organismo europeo di cui lei fa parte che cosa si propone di fare?

Prevalentemente si occupa di formare e di aggiornare medici attraverso corsi tenuti da docenti qualificati che arrivano da tutta la Germania e non solo. L’obiettivo è che questa attività di formazione si possa diffondere in tutti i Paesi europei. Per quel che mi riguarda, sto cercando, con molte difficoltà, di organizzare corsi anche in Italia e in Spagna, nazione dove il livello di attenzione è un po’ più alto rispetto a noi. L’associazione tiene inoltre congressi annuali e internazionali: per esempio l’ultimo ha riguardato le nanoparticelle ovvero componenti creati dalla tecnologia al di sotto del micron che si possono trovare nel dentifricio, nelle creme solari o nelle pareti della bottiglia del ketchup perché consentono un miglior scivolamento del prodotto. Senza informare che queste nanoparticelle possono finire in organi come i polmoni o il cervello con tutte le conseguenze del caso. Insomma vanno bene la tecnologia e i benefici del progresso, ma che questo non comporti un’accettazione passiva di elementi nocivi che possono creare danni per la salute.

foto di Argonne National Laboratory/flickr

Ma non ci sono leggi a riguardo?

Il legislatore ha sicuramente un compito difficile, ma i limiti posti dalla legge sono generici e non possono tener conto se l’elemento tossico è assunto da un anziano o da un bambino o da una persona che ha già altre patologie. E poi la normativa fa riferimento ai limiti per una singola sostanza tossica, ma noi la mattina quando usciamo di casa non ci mettiamo in contatto mica solo con il benzolo…insomma c’è anche il problema dell’ accumulo di diversi elementi tossici. Inoltre, spesso, la legislazione si basa su studi di settore condotti da istituti non indipendenti: cito il caso dell’elettrosmog, dove le indagini sono fatte per l’80/90 percento dalle aziende che vendono energia.  In conclusionegli studi dovrebbero essere svolti da enti autonomi, l’informazione dovrebbe essere scientificamente corretta e l’opinione pubblica avere una maggiore consapevolezza. Tutto questo per sollecitare le istituzioni e le parti politiche ad assumere decisioni in difesa della salute.

C’è qualcosa che possiamo fare da subito, nel nostro quotidiano, per migliorare questo stato di cose?

Sì, in due direzioni: la formazione ai medici e l’informazione ai cittadini. I medici informati sarebbero così in grado di prescrivere anche quelle analisi che da noi oggi non è possibile fare. Sul secondo fattore si dovrebbe ripartire dai bambini di una certa fascia di età: penso a quelli delle scuole elementari perché sono i più ricettivi e spesso trasmettono a casa e in famiglia i nuovi concetti del vivere, dall’alimentazione corretta alla raccolta differenziata. Sono convinto che un cambiamento nella sensibilità al problema ambientale possa partire solo dalla base, da cittadini e medici, insomma, che chiedono di saperne di più.

 

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14 risposte a Antonio Maria Pasciuto: cittadini e medici devono sapere di più sulle malattie ambientali

  1. Concordo con le dichiarazioni del collega Pasciuto, al quale voglio però segnalare l’esistenza di ISDE (International Society of Doctors for the Environment) fondata in Italia nel 1990.

    • Antonio Maria Pasciuto

      Caro Gerardo, grazie per il tuo commento e la tua osservazione. Devo comunque dirti che non solo conosco l’ISDE, ma da due anni sono socio di questa associazione. A mio parere, come già in passato ho più volte detto agli amici di ISDE, bisognerebbe complementare l’attività dell’associazione con un impegno in senso formativo indirizzato ai medici. Si deve passare dalla medicina ambientale alla medicina ambientale clinica, quella cioè che consenta, mediante esami di laboratorio, strumentali e rilevazioni in loco, di arrivare ad una diagnosi strutturata ed articolata che evidenzi le diverse concause che portano al determinarsi di molte patologie croniche. Questo in Italia ancora non è possibile perchè i laboratori non sono attrezzati (non vogliono atrrezzarsi) in quanto i medici non sono al corrente di accertamenti che ad esempio in Germania vengono fatti quotidianamente, e non richiedono tali importanti acertamenti. Come vedi un cane che si morde la coda, un circolo vizioso che potrebbe essere interrotto solo offrendo ai medici una formazione in medicina ambientale clinica. Io l’ho fatta in Germania. 120 ore di corso, riconosciuto dall’Ordine dei Medici di Baviera, completata da convegni, congressi, incontri che vengono continuamente proposti ai medici e che vertono su argomenti come i metalli pesanti, gli inquinanti ambientali, le muffe, le nanoparticelle, l’elettrosmog, gli organismi geneticamente modificati, l’alimentazione…….. Da parte mia non solo sono sempre molto interessato a poter riproporre anche qui in Italia una formazione di questo tipo, ma rimango a disposizione di una organizzazione come quella che può offrire ISDE, per portere avanti un progetto in tal senso.
      Un caro saluto. Antonello Pasciuto

      • Mi trovo di nuovo in sintonia con il tuo pensiero e la tua esperienza. In attesa che associazioni ed istituzioni prendano coscienza dell’importanza di passare dalla medicina ambientale alla medicina ambientale clinica, mi sono organizzato per mio conto, ispirando e contribuendo alla nascita del centro studi e ricerche Mineral Test, che si occupa da più di dieci anni dell’analisi degli elementi traccia negli organismi viventi (mineralogramma) e propone soluzioni all’intossicazione da metalli tossici; e questo a Civitanova Marche, Italia. Abbiamo proposto screening per i metalli tossici per la popolazione, senza costi per i vari comuni a cui ci siamo rivolti, trovando ostacoli di tutti i tipi; perseverando, finalmente si partirà in ottobre con il primo test. Ora stiamo valutando la possibilità di offrire un ampliamento dei servizi, proprio nella direzione da te auspicata, cioè fornendo quegli esami di laboratorio che non è possibile effettuare in Italia. Per questo sarebbe ottimale una tua collaborazione.
        A presto, Gerardo Rossi

  2. Francesco Petrucci

    Molto interessante e spiegato tutto con semplicita’.Molto consistente dal punto di vista dei contenuti.Amica dovrebbe segnalare di piu la persona del dottor Pasciuto secondo la mia opinione.Sono stato colpito da due punti di visti o tre direi
    1-quando parla dell’educazione che deve partire dall’infanzia.
    2-quando indirettamente propone una formazione dei medici sin da quando si intraprende lo studio di medicina e propone corsi di formazione.Ho constatato che moltio medici per esempio non sanno cosa é la Mcs e i sintomi che si espongono vengono curati come allergie addirittura propongono la psicoterapia anche se tutti ne avrebbero bisogno.
    3-in Germania la malattia Mcs é studiata da molti anni oltre ad essere riconoscita ,ma soprattutto gli studiosi vengono interpellati prima quando il Governo deve emanare una legge.

  3. Dina

    il ns paese essendo pieno di debiti non è in grado di pagare la ricerca in generale. Questo è quello che ci viene normalmente propinato dai mass media. In realtà il problema, a mio avviso, è molto più complesso. Il debito che i ns politici e gerarchi, oligarchi, hanno generato, se lo sono creati loro rapinando tutte le aziende, tutti i tessuti sociali, tutte le classi sociali, indistintamente e solo con il fine di arricchirsi personalmente! I soldi per la ricerca ci sarebbero e dovrebbero essere finanziati da loro, perchè noi per primi siamo stati da sempre da loro rapinati. Non è vero che il debito è stato creato negli anni ’60 ’70’ ’80 e via dicendo; gli amministratori dell’epoca non ci avrebbero mai messi in condizione di non poter più provvedere alla salute pubblica, questo con tutti i loro limiti! Perchè cmq agivano ancora nell’interesse del popolo. La casta di oggi al potere, non se ne occupa e non gliene frega proprio niente del popolo e delle malattie rare, (MCS), o della sanità in generale. Loro hanno creato la malasanità, questa parola è uscita adesso e se ne parla sempre con più frequenza, senza aver il coraggio, di affrontare il vero problema all’origine! “ridateci i SOLDI che ci avete derubato”, che così potremo parlare ancora di sanità equilibrata, di assistenza ai malati, agli anziani e ai bambini. Viviamo in una situazione paradossale, dove se una persona deambula e ha l’arsenico al 90 % nel sangue e non riesce più a pagarsi i farmaci, non può usufruire neppure di un piccolo indennizzo, perchè la casta ha deciso di tenersi questi soldi per sè!Gli scandali delle sostanze tossiche inquinanti vengono coperti dalla casta, perchè danneggerebbero ancora una volta le loro tasche! pensate solo se per caso uscisse la notizia che l’acqua contenuta nelle bottiglie di plastica possa generare malattie al sistema immunitario, non per ultimo intolleranze ai monomeri e polimeri, con conseguenze di mcs, tumori e via dicendo!! Oggi come oggi alla casta risulta molto più facile giustificare una guerra in Libia, piuttosto che bonificare l’ambiente, in quanto è molto più conveniente per loro spendere soldi che vanno alle loro industrie, che si sono comperate, per fare la guerra! ecco perchè è difficile pensare che questa casta provveda ai ns bisogni sociali e sanitari, perchè non hanno un loro tornaconto! La sanità loro la vogliono privata, lì sì che possono avere il loro tornaconto, perchè sicuramente compreranno tutte le cliniche e gli ospedali per fare i loro interessi, alle spalle sempre dei più poveri e diasagiati, che sono la maggioranza del popolo!! Un’ora di volo di un aereoplano in missione dall’ Italia alla Libia costa euro 60,000.00!!! un pieno non oso immaginare cosa possa costare, ma se un’ora costa così, ognuno arrivi alle proprie considerazioni! noi non andiamo mai a farci un pieno da 60,000.00 euro. di carburante nella ns utilitaria, ma purtroppo accendiamo dei mutui per pagarci le case assai costose, che come minimo costano euro 120,000.00! Tutto denaro che mancherà sempre alla ricerca, alla salute, alla cultura, alla vita dei malati e ai giovani che verranno!! la casta non si pone questo problema!! agiscono come le cavallette, razziano tutto quello che possono razziare ora e non pensano alle nuove vite che arriveranno e alle ns che stanno naufragando!!!Chi non pensa al futuro dei propri figli, non potrà mai fare qualcosa di buono per il mondo!!!

  4. Giovanni Mancini

    Caro Antonio,
    quello che tu proponi è un argomento molto delicato per le possibili fobie ingiustificate che potrebbe generare (vedi gli esempi dei crolli delle vendite di carne bovina per la “mucca pazza” o di polli per l’influenza aviaria o delle verdure per la recente infezione da Escherichia coli). Bisogna naturalmente studiare il problema ma non possiamo al momento sostenere con prove inequivocabili che le malattie degenerative neurologiche siano tutte correlate a sostanze tossiche, bisogna prima provarlo altrimenti si rischia un terrorismo ingiustificato ed indiscriminato. Ti appoggio nella tua campagna culturale e nel diffondere in Italia la possibilità di test per sostanze tossiche o sensibilizzanti, ma attenzione a possibili estremizzazioni di messaggi (penso alla diffusa odierna tendenza alla “ortoressia” di molte persone che fanno diete assurde nel timore di intolleranze che non hanno!).

  5. alessandra n.

    Caro dottore, sono d’accordo con lei, ma dobbiamo non tralasciare assolutamente il livello culturale e la sensibilità verso queste tematiche delle famiglie italiane. I bambini apprendono molto a scuola, spesso anche dei cicli di smaltimento dei rifiuti (sarebbe utile ad esempio portarli a vedere come si compone in realtà, per comprendere fino a che punto essi possono essere smaltiti…) salvo poi i genitori sentire in tv che a dicembre chiuderà, ad esempio, la discarica di Malagrotta, vicino Roma,ed esistono le possibilità che finiremo come Napoli.
    Inoltre a me è stato detto che dovrei rimuovere delle otturazioni proprio in virtù della tossicità di cui parla, ma non so dove andare! Può consigliarmi lei qualcuno? La ringrazio in anticipo e non molli.

    • Antonio Maria Pasciuto

      Cara alessandra n., credo che gli elementi base su cui si basano i cambiamenti , le forze vitali a cui ci dobbiamo rivolgere per modificare qualcosa in modo concreto, siano in primis la scuola e la famiglia. Naturalmente queste devono essere sostenute da persone che possasno spiegare in modo fruibile e comprensibile l’importanza dell’ambiente in cui viviamo; il fatto che la qualità dell’ambiente, essenziale per una vita sana, dipende principalmente da noi, e che si può sempre fare molto per raggiungere gli obiettivi in cui crediamo. E che, se gli obiettivi sono importanti, nobili, e riguardano valori etici, non saremo mai soli. Io mi sono reso sempre disponibile ad incontri e colloqui in ambito di comunità, scuole, associazioni, per parlare di questa problematiche, e approfitto di questa occasione per ribadire la mia disponibilità a farlo, se ci fossero persone interessate ad organizzare eventi in tal senso.
      Per quanto riguarda l’amalgama dentale, si tratta di un tema molto complesso e che avrebbe bisogno di molto tempo per essere approfondito come merita. Rimane comunque il concetto di base che l’amalgama è costituito principalmente da mercurio, argento, ed anche rame, stagno, zinco e talora palladio. Sono sostanze potenzialmente tossiche e sarebbe bene non averle nel cavo orale. Per quanto riguarda la rimozione, è anche questo un tema delicato in quanto ci si dovrebbe rivolgere a professionisti che abbiano un’esperienza specifica in proposito, in modo da utilizzare tutti i presidi tecnici idonei per tale procedura, e che sappiano consigliare il paziente in relazione ad eventuali terapie chelanti, o di accompagnamento alla rimozione stessa. Le consiglio di fare una ricerca, eventualmente in internet, per vedere se nella sua città ci sono odontoiatri che si rifanno a tali principi, aiutandosi con le parole chiave: “rimozione protetta amalgama”.
      Grazie per il suo commento e per il suo incitamento. Sicuramente non mollerò: quando una cosa ci sta a cuore fa parte di noi e non la abbandoniamo mai!

      • alessandra n.

        a chi lo dice!
        grazie, effettuerò la ricerca, anche se le dico sin da subito con poche speranze.Il mio timore è che queste rimozioni “protette” possano costare uno sproposito… comunque vedremo. La terrò aggiornata, così se avrò notizie ne potranno usufruire anche altri.
        Buon lavoro,
        alessandra

        • Cara Alessandra, mi permetto di intromettermi nella discussione.Sono una collega del dr. Pasciuto, ho seguito parecchi suoi corsi e sono un dentista olistico. La volevo solo rassicurare sui costi della rimozione dell’amalgama, sono pressochè uguali a quelli di una otturazione normale( almeno per il mio studio). Anche dovesse spendere un pochino di più l’importante è che il dentista che gliela rimuove abbia un protocollo di rimozione protetta altrimenti, paradossalmente, è meglio lasciarla dov’è!
          Saluti. Dr. Corsini

          • alessandra n.

            Gentile dottoressa,
            la ringrazio molto per il suo intervento, in effetti sto già cercando qualcuno che intervenga in tal senso a Roma (ho letto che lei lavora a Verona) e andrò presto.
            Grazie,
            alessandra n.

  6. Ale

    Tutti devono svegliarsi davanti questo argomento! …ma di dove parte il cambiamento? Dagli organi pubblici amministrativi, o dagli organizzazioni non profit? Anche se il cambiamento passa dal’individuo, questo è una azione che deve partire dalla sensibilizzazione dei nostri governanti, no?

  7. alessandra n.

    Gentile dottssa Corsini

    volevo informarla che ho finalmente rimosso le amalgame incriminate seguendo credo scrupolosamente il protocollo di rimozione protetta (applicazione della diga).
    Il dentista è rimasto sorpreso dalla mia richiesta, in quanto mi ha detto che nonostante questa sia una pratica disponibile da molti anni, e il costo non cambi, quasi nessun paziente la richiede …!

    Direi che è sicuramente l’ora di iniziare ad informarci un po’ di più, e di tutelare con piccoli passi la nostra salute 🙂
    Grazie ancora per il suo consiglio,

    alessandra n.

  8. Paola flessati

    Dott. Pasciuto, come si fa a diventare medici ambientali clinici? A Bolzano con la Simf avevate fatto un corso nel 2014 o 2015 poi basta, l’ordine dei medici riconosce il titolo dopo aver fatto cosa? Esiste una scuola?

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