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TTIP: l’accordo USA-UE fa discutere

Secondo alcuni analisti la ricaduta sul Pil (al 2027) del TTIP sarebbe positivo sia per Usa che per i paesi UE. Ma a preoccupare sono il tema della sicurezza alimentare e anche quello dell'ambiente.

Fabio Di Todaro
5 luglio 2016

Il TTIP, accordo Usa-Ue fa discutere, foto: Global Justice Now/FlickrGli Stati Uniti spingono. L’Europa è divisa tra favorevoli e contrari. Sul TTIP – il trattato transatlantico sul commercio e gli investimenti che prevede di integrare i mercati di Stati Uniti e Unione Europea attraverso l’abbattimento delle barriere economiche (dazi) e quelle non tariffarie (regolamenti, norme e standard) – il dibattito prosegue da quasi due anni.

L’accordo viene dato sempre per imminente, ma adesso quasi nessuno crede all’ipotesi che venga stipulato prima di conoscere l’esito delle elezioni presidenziali degli Stati Uniti, in programma a novembre. Se arriverà la firma, il Ttip dovrà essere sottoposto al Parlamento europeo e, in caso di parere favorevole, ai 28 Stati membri dell’Unione Europea che avrebbero facoltà di bloccarlo. Al tema dedicheremo una serie di servizi, nelle prossime settimane. Questo, dunque, è soltanto un primo «viaggio» alla scoperta di un accordo che potrebbe cambiare per sempre le dinamiche dei rapporti tra l’Europa e gli Stati Uniti.

FAVOREVOLI E CONTRARI – I sostenitori del «sì» sono convinti che, eliminando le barriere, si potrebbe dare vita alla più grande area di libero scambio del mondo. Una condizione che viene ritenuta fondamentale per far ripartire i consumi, aumentare il livello di occupazione e favorire l’export. I fautori dell’accordo prevedono una ricaduta sul Pil (al 2027) tra i 68 e i 199 miliardi di euro per l’Europa e e tra i 50 e i 95 miliardi per gli Stati Uniti. Uno studio realizzato dal “Centre for Economic Policy Research” di Londra ha stimato che l’aumento del prodotto interno lordo favorirerebbe una maggiore ricchezza di 545 euro a famiglia (ogni anno). Altre analisi, però, sostengono il contrario. Come quella condotta dal Centro di ricerche austriaco Ofse, dalla cui lettura si evince che un simile accordo farebbe perdere al budget europeo 2,6 miliardi l’anno. Oltre a questi aspetti, chi s’oppone rivendica con fermezza che un mercato globale così vasto non giocherebbe a favore di aziende, consumatori e ambiente. Per quale motivo? Perché determinerebbe un immiserimento della legislazione europea in materia di tutele e metterebbe a repentaglio la sopravvivenza delle piccole e medie imprese di cui è piena l’Italia.

I NODI DEL CONTENDERE  – Tra i punti critici, spiccano gli aspetti legati al cibo e alla sicurezza alimentare (oltre che ai farmaci e ai cosmetici). Il timore è che l’abbattimento delle barriere apra le porte a prodotti statunitensi che finora sono vietati nel Vecchio Sono molti coloro cge si oppongono al Ttip, il trattato di libero commercio tra Stati Uniti e paesi UEContinente: verdure ogm, carne con ormoni e antibiotici, verdure trattate con pesticidi. Il rischio, concreto secondo i fautori del «no», è quello di ritrovarsi sulla tavola a prodotti che sono meno controllati, con un conseguente rischio di riduzione degli standard igienici e sanitari, che invece fino a oggi in Europa sono stati tra i più alti. Oltre al tema del cibo e della sicurezza alimentare, l’approvazione del Ttip potrebbe interessare anche l’ambiente e il mondo dell’energia. Da qui le prese di posizione registrate nei mesi scorsi da parte di Greenpeace e Legambiente. I promotori del Ttip sostengono invece che una collaborazione tra la Food and Drug Administration (Stati Uniti) e la European Medicines Agency (Unione Europea) migliorerebbe la sicurezza dei farmaci e dei dispositivi medici. Ma anche in questo caso esiste un fronte contrario, che fa leva sul fatto che in Europa i prezzi dei medicinali vengono stabiliti tra case farmaceutiche e governi, mentre negli Stati Uniti sono quelli imposti dalle aziende: senza alcuna contrattazione.

Twitter @fabioditodaro

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