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UE processa l’Italia per le polveri sottili

L’ultimatum della Commissione Europea è ormai scaduto, ma l’inquinamento dell’aria supera ancora i livelli di guardia. Ora il caso italiano finisce dinanzi alla Corte di giustizia e al rischio per la salute si aggiunge il pericolo di sanzioni

da KataWeb News
21 gennaio 2011

Le benevole, Taranto. Foto di mafe/Flickr

L’Italia non rispetta le norme sull’inquinamento atmosferico fissate dall’Unione europea: le emissioni di PM10, microparticelle pericolose trasportate nell’aria, sono ancora troppo elevate rispetto ai limiti consentiti. Per questo motivo sarà giudicata dalla Corte di giustizia di Lussemburgo, insieme a Cipro, Portogallo e Spagna.

«In Italia sono ancora troppi i luoghi dove per ogni 10 mila abitanti, più di 15 persone muoiono prematuramente solo a causa delle particelle sottili» denunciava a maggio scorso, Janez Poto?nik, Commissario europeo per l’ambiente. A sei mesi dall’ultimo richiamo previsto dalla procedura d’infrazione, la Commissione europea, ha deciso ora di chiedere l’intervento della Corte, affinché sanzioni gli Stati membri inadempienti.
Pur avendo recepito in tempo tutte le direttive emanate in materia di polveri sottili, l’Italia non si è adeguata ai parametri fissati dall’Ue e non ha mai adottato un piano di risanamento nazionale della qualità dell’aria, ancora in fase di studio al ministero dell’Ambiente. Immediata giunge la replica del presidente nazionale di Legambiente Vittorio Cogliati Dezza: «nonostante i ripetuti allarmi e le annuali segnalazioni di Legambiente sull’emergenza polveri, il governo italiano si è ben guardato dall’agire con un piano nazionale di interventi concreti mirati al miglioramento della viabilità generale e del trasporto pubblico in particolare» accusa Cogliati Dezza. «Ora pagheremo due volte. Con i nostri polmoni e con il nostro portafoglio. La multa europea sarà infatti ben superiore al risparmio previsto dai tagli indiscriminati di Tremonti all’ambiente e alle politiche di disinquinamento, e ci toccherà pagare con le nostre tasche».

Le PM10 sono minuscole particelle emesse dal traffico e dagli impianti industriali e di riscaldamento domestico, che restano sospese nell’aria: possono provocare asma, problemi cardiovascolari, cancro ai polmoni e morte prematura. La direttiva 2008/50/Ce (vigente dal 18 giugno 2008) impone ai Paesi dell’Ue di limitare l’esposizione dei cittadini alle polveri sottili, ribadendo i valori massimi di concentrazione annua di 40 microgrammi al metro cubo, e di concentrazione quotidiana di 50 microgrammi al metro cubo da non superare più di 35 volte in un anno solare. Dalle ultime rilevazioni del 2009 è emerso che, mentre i livelli annui di Pm10 risultano quasi dovunque nella norma (eccetto a Torino, Asti, Alessandria, in alcune zone della Lombardia, a Venezia, Padova, nell’area metropolitana di Firenze-Prato, Frosinone e Salerno), rispetto ai valori giornalieri l’Italia è in forte difetto. Tra le città del Nord si salvano soltanto Asti, Alessandria, Trento, Udine, La Spezia e Imola. Nel Centro mantengono sotto controllo le emissioni alcune zone del Lazio, mentre al Sud i più virtuosi sono Salerno e la gran parte dei comuni pugliesi.

Dopo l’ultimatum del maggio scorso con il parere motivato conclusivo della procedura d’infrazione, questo è il secondo e ultimo avvertimento scritto inviato dalla Commissione, che precede il ricorso alla Corte di giustizia di Lussemburgo. In attesa del giudizio, l’Italia adesso ha tempo fino al 31 dicembre per adeguarsi agli obblighi ed evitare eventuali sanzioni.

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