Wise Society : La città del futuro tra progetti concreti e ritardi della politica
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La città del futuro tra progetti concreti e ritardi della politica

Gabriella Bellucci
21 settembre 2015

Proposte concrete ce ne sono. Come quelle elaborate dagli operatori del settore (ed esposte durante l’evento Citytech BUStech 2015 che si è svolto a Roma) che puntano a smuovere le acque di una politica ancora sonnolenta su questi temi, se non incoerente e contraddittoria con gli obiettivi che si prefigge sulla carta. La rapida evoluzione di mezzi e servizi messi a disposizione dalla tecnologia richiede prima di tutto un cambiamento nella mentalità e nello stile di vita dei cittadini. Giovani e medio-giovani si stanno adattando facilmente, ma è un’attitudine che non può essere imposta (si pensi agli utenti anziani che non dispongono di tablet e smartphon) e che va incentivata con iniziative di tipo culturale per divulgare un nuovo modello di mobilità. Questo è solo il primo passo di un processo che va strutturato su più fronti e coordinato da politiche lungimiranti, nazionali e locali. Anche per trovare una più rapida via d’uscita alla crisi che, se da un lato ha creato un generale stato di difficoltà economica e sociale, dall’altro ha contributo in questi anni a ridurre l’uso delle automobili, con ricadute positive sul traffico urbano e sull‘impatto ambientale.

Image by Iain Masterton/incamerastock/CorbisL’opportunità che si presenta, in questo momento storico, è di evitare il ritorno alle cattive abitudini (le immatricolazioni delle auto, per esempio, sono in ripresa), proponendo alla cittadinanza soluzioni di mobilità più efficienti e vantaggiose.

Uno dei principali ostacoli individuati da esperti e studiosi è la legislazione sulle grandi opere. «Se non salta l’elenco della Legge obiettivo non è possibile affrontare seriamente il sistema delle infrastrutture per la mobilità», afferma senza mezzi termini Edoardo Zanchini, vicecepresidente nazionale di Legambiente, giudicando inutilmente dispendiose e perfino irrealizzabili le grandi opere che drenano capitali ingenti. Un’analisi che trova pienamente d’accordo gli stakeholder che hanno messo a punto una serie di proposte da presentare agli Stati generali della Green economy, in programma il 3-4 novembre a Rimini.

Il dossier, che costituisce una vera e propria road map per gli scenari futuri, è articolato su tre linee guida. La prima (significativamente intitolata “Grandi opere vs infrastrutture per la mobilità urbana”) documenta il “bilancio fallimentare” delle politiche fin qui perseguite, e rilancia interventi strategici finalizzati a soddisfare la reale domanda di mobilità sul territorio, a cominciare dai grandi centri urbani. Con un obiettivo preciso: ridurre “la quota di spostamenti individuali motorizzati nelle aree urbane sotto il 50% entro tre anni e puntare ad arrivare al 35% nel 2025”, destinando “il 50% delle risorse nazionali per le infrastrutture strategiche ad interventi nelle aree metropolitane”.

Il secondo punto riguarda la pianificazione del sistema mobilità attraverso il potenziamento dei PUMS (piani urbani di mobilità sostenibile) con un orizzonte temporale di medio-lungo periodo e da concepire in un’ottica di integrazione tra gli strumenti di pianificazione già esistenti. Ma per attuare questa proposta serve un intervento legislativo che renda obbligatori i PUMS, non più facoltativi come sono ora. Un capitolo, infine, è dedicato alle app e all’informazione tecnologica, da incentivare per rafforzare l’idea di condivisione che non ha una valenza soltanto funzionale ed economica ma anche sociale (ogni forma di community genera “nuovi sensi di appartenenza”).

La strada da fare è molta, insomma, ma “non siamo all’anno zero”, tengono a precisare gli attori del dibattito. Dal 1991, anno in cui per la prima volta fu emanato un provvedimento sul blocco del traffico per contrastare i picchi di inquinamento, di passi avanti sul fronte della sostenibilità ne sono stati fatti molti: sia nella sensibilità collettiva, sia sul piano normativo e tecnologico. Ci sono realtà locali, in Italia, dove il sistema della mobilità non ha nulla da invidiare alle città europee. Ma si tratta di oasi felici Foto: Maurizio Lupi/Flickrdisseminate in un contesto generale che registra indici di vivibilità bassi nei grandi centri urbani. Un dato su tutti: i chilometri della rete metropolitana di Madrid sono superiori a quelli diffusi in tutta Italia.

Il problema è elevare lo standard nazionale attraverso politiche che rimettano al centro il trasporto pubblico locale. E con finanziamenti che non necessariamente devono raggiungere le cifre milionarie stanziate dal governo di Singapore – ha raccontato Ennio Cascetta, presidente di SiPoTrà – per studiare come realizzare macchine da car-sharing che si ricollochino da sole nei parcheggi, in attesa dei successivi utenti.

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