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L’anno zero del car sharing italiano. Il futuro “condiviso” della mobilità

L'exploit di Milano con 50.000 adesioni al servizio Car2Go in poco meno di due mesi apre la strada a politiche di mobilità sostenibile anche nel Belpaese dove la media è di 61 automobili ogni 100 abitanti, il 79% degli spostamenti avviene su strada a una velocità media di 7/8 km orari

Mariella Caruso
6 novembre 2013

Auto e-vaiFino a qualche anno fa era praticamente sconosciuto in Italia. Oggi, faticosamente, il car sharing comincia a fare proseliti anche nel nostro Paese dove, secondo la ricerca Ambrosetti-Finmeccanica “Smart Mobility – Muoversi meglio per vivere meglio” il 79% degli spostamenti avviene su strada a una velocità media di 7/8 km orari con una previsione di incremento della richiesta di mobilità futura del +50%.

LE ORIGINI – Tra le prime esperienze di car sharing c’è quella di Zipcar. Nata nel 2000 nei campus statunitensi da un’idea al femminile ha permesso la mobilità agli studenti fuori sede. Oggi Zipcar conta 800.000 iscritti per 10.000 vetture. Nel gennaio 2013 Zipcar, diventata una multinazionale, è stata acquisita da Avis per 500 milioni di dollari. In Europa l’esperienza più importante è quella di Autolib, il car sharing elettrico che ha debuttato a Parigi nel 2011 che oggi, grazie alla scarsa diffusione delle auto private nella capitale francese, conta oggi 70.000 utenti per le 1800 vetture a disposizione nei 46 distretti dove sono installati 4.000 punti di ricarica.

L’esperienza italiana: il boom di Car2Go a Milano

Image by © Bob Daemmrich/CorbisSCENARI ATTUALI E PROSPETTIVE FUTURE del car sharing sono stati disegnati nell’edizione di Citytech andata in scena a Milano lo scorso fine ottobre a Milano, città quanto mai adatta considerando l’inaspettata esplosione del servizio offerto da Car2Go (nato da un’alleanza tra Daimler ed Europcar) che in soli due mesi ha fidelizzato 50.000 clienti con l’emissione delle tessere per l’utilizzo delle 450 Smart Fortwo che presto diventeranno 600. «Il servizio è libero, l’auto viene prelevata dove serve facendo uno screening tramite app dedicata della loro locazione e può essere parcheggiata ovunque entro il perimetro autorizzato (che non comprende l’area dell’aeroporto di Linate, ndr), non si paga né ticket per l’ingresso in centro, né parcheggio che è autorizzato anche nelle aree riservati per i residenti», spiega Giovanni Maistrello, il responsabile della filiale meneghina del servizio già attivo in 23 città tra Canada, dove è nato, ed Europa. «Visto il successo, contiamo di raggiungere il break even entro dodici mesi, in anticipo rispetto al piano che prevedeva 2/3 anni», ha osservato Thomas Beerman, responsabile europeo di Car2Go, anticipando l’inaugurazione del servizio a Roma, Bologna e Firenze.

Image by © Bob Daemmrich/CorbisOLTRE MILANO – La capitale lombarda è quella a più alta concentrazione di car sharing. Oltre all’ultimo nato Car2Go per il quale il Comune di Milano incassa 1.100 euro all’anno per auto in circolazione, è attivo da anni il servizio GuidaMi gestito da Atm, azienda del trasporto pubblico locale, mentre a integrare il sistema ferroviario di Trenord c’è E-vai, car sharing con auto elettriche da prelevare nei pressi delle principali stazioni ferroviarie. Si tratta di soluzioni diverse che possono convivere. GuidaMi, per esempio, ha a disposizione per il car sharing furgoni, auto più grandi e piccole utilitarie «che possono essere utilizzate – ha precisato Andrea Leverano che del servizio è responsabile -, anche per una gita fuori porta e per fare un mini trasloco. È vero che le auto devono essere riconsegnate nelle aree di sosta identificate, ma ce ne sono 80 che si trovano a 5’ a piedi dall’80% dei milanesi». Sull’onda del successo Milano sarà anche il banco di prova anche per l’iniziativa di car sharing di Eni in collaborazione con Trenitalia e Fiat. In arrivo anche ReFeel, operatore energetico integrato e indipendente, che «punta – ha detto Carlo Maria Magni – agli spostamenti in entrata e in uscita da Milano attraverso un car sharing intercompany dedicato i alle aziende», e le Renault Twizy già in circolazione a Napoli con il progetto Ci.ro. (City Roaming). «Abbiamo cominciato – ha spiegato Gianbattista Pignataro – con una sperimentazione all’interno del progetto “Napoli città intelligente” che partirà ufficialmente a dicembre 2013 con 11 veicoli e quattro stazioni».

Il prossimo passo è il car sharing aziendale

Car sharing a CitytechIL CAR SHARING AZIENDALE – «Oggi il contesto è favorevole ad “affidare” la gestione della mobilità aziendale a un sistema integrato di car sharing». La riflessione che apre le porte a una forma di car sharing quasi inedita in Italia è di Andrea Solari di Arval, società di noleggio a lungo termine che vede nel car sharing aziendale il futuro della mobilità aziendale per il quale, ha sottolineato Solari, «è stato previsto un aumento della domanda del 60%». Allo studio di Arval ci sono anche soluzioni ibride che permettano di mettere a disposizione le auto nel fine settimane per finalità private ai dipendenti che ne facciano richiesta.

 

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Una risposta a L’anno zero del car sharing italiano. Il futuro “condiviso” della mobilità

  1. Elisabetta

    Abito in area C . Certo qualche fastidio x l’adattamento iniziale e x convincere l’idraulico ad arrivare sino a casa ns , ma a mio avviso è sensibilmente diminuito l’inquinamento acustico ( con ulteriori margini di miglioramento) che per i residenti è altrettanto importante. Si allarga l’offerta di bici dovrebbero diramarsi piste ciclabili . Nel complesso molto meglio di prima .

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