Wise Society : Quando la musica è… per animali e vino
ARTICOLI Vedi tutti >>

Quando la musica è… per animali e vino

C'è chi suona per le mucche al pascolo, chi organizza concerti per le viti e chi, come Roy Paci, fermenta la birra con il rock

Mariella Caruso
8 agosto 2014

Elia De Molli - Foto tratta dal profilo FbLa musica cambia la vita. Ascoltare la musica giusta può rasserenarci, addirittura far recuperare deficit nei casi di ictus. Ai pazienti in coma si fa ascoltare la loro musica preferita. Le interazioni tra cervello umano e musica sono oggetto di numerose ricerche. Ma la musica non è benefica soltanto per le persone, ma anche agli animali, alle piante e – c’è chi ne è davvero convinto – può essere utile anche durante la fermentazione di vino e birra.

Tra le storie estive c’è quelle pubblicata da Brescia Oggi che racconta di un giovane polistrumentista lombardo, Elia De Molli, che trascorre parte delle sue giornate a suonare il suo violino alle mucche al pascolo. «Gli animali – racconta ad Alessandro Gatta, reporter del quotidiano – sanno mostrare emozioni e curiosità non diverse dalle nostre confermando allo stesso tempo l’universalità del linguaggio della musica, in grado di essere apprezzata non solo dagli umani. Suonare per un pubblico così insolito, può essere un primo passo verso una differente visione del mondo animale, un mondo che non è poi così diverso dal nostro». Elia De Molli, però, non è l’unico.

Nel 2010 Lou Reed e Laurie Anderson sorpresero tutti con il loro concerto intitolato “Musics for dogs” tenuto all’esterno della Sidney Opera House: venti minuti di suoni ad alta frequenza non udibili dagli essere umani, ma che – a sentire Laurie Anderson – hanno divertito i quattro zampe amici dell’uomo. «È stato bellissimo, tutti quei cani che ballavano e neppure una rissa. Era il mio compleanno e non avrei potuto festeggiarlo meglio», ha raccontato in quel periodo la Anderson.

Concerto tra le vigne - Foto Fb azienda agricola Tra le roseMUSICA PER LE VIGNE. Non c’è soltanto chi suona agli animali. Claudia Adami, una giovane vignaiola veneta, nella sua azienda agricola “Tra le rose” organizza concerti per le sue vigne. «Durante la mia infanzia ho studiato musica e solfeggio con Honio Fukushi, un cantante lirico giapponese che mi ha introdotta alla cultura nipponica – ha raccontato -. La musica fa parte della mia vita come il vino. Ho iniziato con la vendemmia musicale dedicando ai ognuno dei miei sette filari un concerto personalizzato. Adesso l’orchestra diretta da Renzo Gallina viene a suonare nella mia cantina una volta una volta la settimana». Il motivo è più personale che scientifico, ma questo non le importa. «Non ho proprio idea dell’effetto della musica sul vino – ammette Claudia che, comunque, sta collaborando con un biologo dell’Università di Padova e con l’enologo Luciano Vettori -. Ma sono sicura che qualcosa di buono ne verrà fuori». Claudia Adami non è la prima in Italia a sperimentare tale metodo: Carlo Cignozzi, ex avvocato diventato imprenditore vinicolo in Val d’Orcia, alle sue viti fa ascoltare Mozart.

IN AUSTRIA. In realtà a sperimentare la fermentazione musicale ci hanno già provato gli austriaci. Nella scuola di viticoltura di Klosterneuburg nel 2009 è stato prodotto un Gruener Veltliner nella cui cantina di produzione era stata diffusa musica classica, ma anche valzer e polche. Pare che il valore zuccherino sia calato in favore di quello di glicerolo.  Se è vero che, come avrebbero spiegato dalla scuola austriaca, si tratta «dell’effetto delle onde sonore sul lievito che migliorano il processo di fermentazione», è indubbio che in tutti questi casi il marketing fa la sua parte gioca un ruolo fondamentale.

Beerock MUSICA PER LA BIRRA. A far ascoltare la musica alla birra artigianale che produce in Puglia è Roy Paci. Il musicista, noto al grande pubblico per la sua Toda Joja, toda beleza che fu sigla di una fortunatissima edizione di Zelig Circus, utilizza un particolarissimo processo di produzione per la sua birra più comune, un American Pale Ale battezzata Beerock. Quest’ultima, infatti, spiega Paci «è la prima birra a fermentazione musicale». Il perché è presto detto. La Beerock di Paci e Caprioli (il socio che con lui ha fondato i Birrogastrofonici), infatti, è la prima a fermentare al ritmo di musica rock. «Abbiamo realizzato con la collaborazione di alcuni scienziati un sistema originale di sonorizzazione per i nostri fermentatori. All’interno di questi diffondiamo compilation rock. Un metodo che, attraverso alcuni workshop, stiamo facendo conoscere in tutta Italia», spiega Paci che, tra l’altro, porta avanti il concetto di “gastrofonia”, «l’esplorazione degli orizzonti sonori del cibo – conclude -, che è materia di un corso di studio all’Università di Scienze gastronomiche di Pollenzo».

© Riproduzione riservata
Continua a leggere questo articolo:
Link Sponsorizzati
COMMENTA NELLA COMMUNITY

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

  wp_term_relationships.term_taxonomy_id = 237 OR  wp_term_relationships.term_taxonomy_id = 22864 OR  wp_term_relationships.term_taxonomy_id = 22861 OR  wp_term_relationships.term_taxonomy_id = 22859 OR  wp_term_relationships.term_taxonomy_id = 7772 OR  wp_term_relationships.term_taxonomy_id = 22858 OR  wp_term_relationships.term_taxonomy_id = 394 OR  wp_term_relationships.term_taxonomy_id = 22860 OR  wp_term_relationships.term_taxonomy_id = 22863 OR  wp_term_relationships.term_taxonomy_id = 22862 OR  wp_term_relationships.term_taxonomy_id = 6385
CORRELATI IN WISE
 
DALLA COMMUNITY