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Fuori dalla crisi con le startup?

I settori del software e dell'informatica trainano una possibile ripresa: in Italia nei primi tre mesi del 2013 sono già nate 307 nuove imprese ad alta innovazione ma il Paese va ancora a due velocità e gli investimenti non sono sufficienti

Francesca Tozzi
19 marzo 2013

startupLa crisi non incoraggia certo gli investimenti e la nascita di nuove aziende. Ciononostante in Italia dall’inizio del nuovo anno ad oggi, in seguito alla legge Sviluppo, ne sono nate 307 concentrate soprattutto nell’Ict: ben 80 startup innovative nei settori del software e dell’informatica e 69 in quello Ricerca e Sviluppo; e poi anche industria manifatturiera (58) architettura e ingegneria (23), servizi d’informazione (15), commercio (10) e consulenza aziendale (10). Questi i settori che hanno attratto i maggiori investimenti, stando alle iscrizioni al Registro delle Imprese delle Camere di Commercio, che hanno predisposto una guida on line con tutte le informazioni relative a requisiti, benefici e modalità di registrazione proprio per favorire la nascita.

Questa la buona notizia. La meno buona è che la spinta a creare nuove imprese ad alta innovazione non è distribuita in modo uniforme lungo tutta la Penisola. Le cinque Regioni in testa per numero di startup registrate sono infatti concentrate tutte al Nord: il Piemonte è in pole position con 50 nuove imprese seguito da Lombardia (47), Veneto (39), Toscana (26) ed Emilia Romagna (24). In Trentino Alto Adige al Registro delle Imprese Camere di Commercio, stando ai dati di Unioncamere, se ne sono già iscritte 22, mentre 17 sono nate in Friuli Venezia Giulia e 16 in Liguria. Nel centro Italia, bene Toscana, Marche e Lazio che vanno dalle 16 alle 19 nuove imprese avviate nel trimestre. Il Sud è meno presente con tre nuove startup rispettivamente in Abruzzo, Umbria e Campania, 4 in Calabria, appena 2 in Puglia e solo una in Basilicata. Nelle isole è la Sicilia a dimostrare maggiore attivismo con 10 startup innovative nate fino a metà marzo, contro le 4 della Sardegna.

Detto questo l’Italia non investe in startup innovative tanto quanto altri Paesi europei più evoluti e dinamici da questo punto di vista come Gran Bretagna, Francia, Svizzera e Germania e, ovviamente, i soliti Paesi del Nord Svezia, Finlandia e Danimarca. Le idee non mancano ma i soldi sì: come evidenziato dall’Osservatorio StartUp School of Management del Politecnico di Milano, in Italia gli investitori istituzionali sono circa una una ventina, una decina gli incubatori privati che forniscono anche risorse e servizi a valore aggiunto di varia natura, una trentina gli incubatori universitari, un centinaio infine gli investitori “informali”. Un po’ poco per competere con successo sullo scacchiere internazionale.

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