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Luca Mercalli: «Per parlare di questione climatica in tv serve rigorosità scientifica»

Il climatologo, conduttore di "Scala Mercalli" su Rai3, spiega l'importanza di allargare la platea e ad Aldo Grasso, che lo critica, risponde...

Mariella Caruso
12 marzo 2016

luca-mercalliPuò la televisione essere un amplificatore delle tematiche legate alla questione climatica e ambientale? La risposta dovrebbe essere sì. Anche se la frammentazione dei telespettatori, diretta conseguenza della decuplicazione dei canali tematici iniziata con l’avvento del digitale terrestre, ha ridotto le grandi platee cui gli analisti degli ascolti erano abituati, la televisione è un mezzo che permette ancora di avvicinare molta gente a un tema. Anche a quello ambientale. Il climatologo Luca Mercalli, per il secondo anno consecutivo, è il conduttore e deus ex machina di “Scala Mercalli”, programma del sabato sera di Rai3 che mette al centro la sostenibilità ambientale. «Anche se oggi le conferenze e i convegni sul tema fanno registrare adesioni in crescita – spiega Mercalli -, i numeri non sono confrontabili ai milioni di telespettatori che si possono raggiungere col mezzo televisivo».

Una trasmissione come “Scala Mercalli”, quindi, contribuisce ad aumentare la consapevolezza della questione ambientale?

La consapevolezza, per fortuna, è crescente. Per quanto riguarda, invece, la volontà di informarsi il programma ha confermato la sua nicchia d’ascolto di circa 1.150.000 spettatori (con uno share del 5%, ndr).

Si è chiesto quali siano i motivi?

I fattori sono tanti, intanto quella del sabato non è una serata facile: manca il pubblico giovane e questo è un grosso ostacolo. Al contrario l’orario non è rilevante perché chi sceglie di vederci lo fa fino alla fine. La domanda è se abbiamo esaurito il bacino interessato alla questione ambientale o c’è ancora un potenziale. E poi c’è anche un’altra considerazione da fare….

La faccia…

Molte persone sensibili alle tematiche ambientali hanno da tempo abbandonato la televisione, spesso non ce hanno in casa l’elettrodomestico perché ritengono di non trovare argomenti interessanti nelle varie programmazioni.

Desertificazione - Image by iStockA proposito di argomenti, quali sono quelli che stimolano maggiormente l’interesse dei telespettatori?

Innanzitutto i cambiamenti climatici perché ognuno li può riconoscere. Io cerco, però, di parlare anche di argomenti come l’acidificazione degli oceani, un problema gigante noto solo agli scienziati; la desertificazione; la perdita di biodiversità; il consumo del suolo e la cementificazione.

Lei è stato criticato nella rubrica “A fil di rete” di Aldo Grasso che le ha dedicato un pezzo dal titolo “Mercalli, il climatologo sadico mascherato da ambientalista”. Qual è stata la sua reazione?

Grasso continua a girare il coltello nella piaga. Questo è il terzo articolo dallo stesso tenore che scrive su di me. Evidentemente gli sto molto antipatico: mi ha dato dell’invasato, del sadico e del profeta di sventure. Non ho mai potuto quererarlo per l’uso sapiente dei condizionali, ma lo avrei fatto volentieri. Penso che oggi ci siano intellettuali ignoranti, ormai staccati dalla realtà.

Si è mai chiesto se la gente eviti di informarsi per paura?

La mia impressione è che se dai una spiegazione rigorosa, la gente è avida di capire. Non ho mai trovato chiusure. Io ho la fortuna di avere conoscenze scientifiche di portata mondiale, il mio obiettivo è farle conoscere perché è necessario preservare la nostra terra, il futuro dei giovani.

Qual è il rapporto tra i giovani e l’ambiente? Conoscono “Scala Mercalli”?

Il programma lo conoscono perché, spesso, ci lavorano a scuola. Sono tantissimi le richieste da parte di insegnanti che chiedono cofanetti a uso didattico che, purtroppo, ancora non esiste. Quando mi confronto direttamente coi gli studenti cui faccio lezioni, li spingo a cercare di saperne di più perché spetta a loro iniziare battaglie politiche difficili.

Parlando di scelte politiche, ritiene che quelle sottoscritte al Cop 21 di Parigi porteranno giovamento?

Questo quesito è stato oggetto della prima puntata di questa edizione di “Scala Mercalli”. Tutti i Governi hanno firmato nuovi accordi, sul piano della diplomazia è un punto importante. Adesso bisognerà vedere come queste firme si trasformeranno in azioni e se gli Stati faranno leggi per migliorare le energie rinnovabili. Detto questo il segnale è arrivato anche al mondo della finanza».

E l’Italia?

L’Italia si accoda alla politica dell’Ue. Ma la logica governativa è schizofrenica: mettiamo i pannelli solari, ma si dà il via libera alle trivelle; si fa un piano di incentivi per le energie rinnovabili e poi si taglia mettendo a rischio tanti posti di lavoro.

Ma si può migliorare?

Io son convinto che miglioreremo. A “Scala Mercalli”, al contrario di ciò che pensa Grasso, dedico il 50% di ogni puntata alle soluzioni virtuose.

Perché non ci sono programmi simili sulla tv commerciale o sul digitale terrestre?

Si tratta di programmi difficili da realizzare. Per ogni serie io ho impiegato sei mesi di lavoro: bisogna realizzare i documentari con rigore scientifico e poi lavorare ancora molto in post-produzione.

Global Warming - Image by iStockI suoi piccoli consigli di comportamento?

Quando c’è un grosso male non ci sono piccole soluzioni. Ma il principale consiglio è eliminare lo spreco: di materie prime, di cibo e acqua. Poi ci sarebbe l’installazione di panneli solari, l’isolamento termico degli edifici. Tutte cose che pratico ogni giono, perché prima di tutto ci vuole coerenza.

“Scala Mercalli” continuerà anche con la nuova dirigenza di Rai3 affidata a Daria Bignardi?

Ho ricevuto un messaggio di buon auspicio dalla neo direttrice. Ma, al di là delle decisioni della Rete, non so se voglio continuare. Per me realizzare “Scala Mercalli” è un impegno personale molto gravoso: ho viaggiato per sei mesi da Torino, dove vivo, a Roma. Una naia 3.0 che non so se posso affrontare ancora.

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