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Il filosofo Wilhelm Schmid: «Dobbiamo riallenarci ad agire su noi stessi»

L'autore della “Filosofia dell’arte di vivere” è convinto che bisogna ricondurre la filosofia alla sua dimensione pratica e spiega che anche sdraiarsi per terra può riservare sorprese

Simone Paliaga
27 marzo 2014

Filosofia dell'arte di vivere«Nell’antichità l’arte di vivere era normativa. Gli dei, la società, i saggi mi dicevano che cosa fare, quali regole seguire per potermi realizzare. Oggi non è più così. Da Nietzsche sappiamo che Dio è morto: non esistono più norme o valori che ci siano da supporto nella vita. Devo imparare da solo, facendo esercizio e allenandomi, per scoprire cosa fare. Ecco perché dico che oggi l’arte di vivere è sperimentale», ammonisce Wilhelm Schmid. È uscito in libreria il suo voluminoso Filosofia dell’arte di vivere (Fazi), di certo uno dei migliori lavori apparsi in Italia sulle pratiche filosofiche. Ma il filosofo tedesco, che vive a Berlino e insegna all’università di Erfurt, non è nuovo a questi argomenti. Da qualche anno ha concentrato i suoi sforzi intellettuali per ricondurre la filosofia alla sua dimensione pratica.

Professore quando la filosofia si è dimenticata di essere un’arte di vivere ed è diventata un’attività accademica?

La trasformazione avviene quando diventa una scienza, quando si prefigge come solo obiettivo la conoscenza.

Ma siamo sicuri di poter definire la filosofia un’arte?

Per un tedesco il legame tra arte e filosofia è immediato. Arte (kunst) suona un po’ come conoscere (kennen). Evoca subito l’idea di un’attività pratica, che richiede un sapere fare. Sembra però che oggi l’uomo abbia perduto questa capacità e non per colpa sua ma perché nessuno più glielo insegna.

Cioè?

Oggi sappiamo tante cose, siamo inondati di conoscenze ma non sappiamo applicarle.

E come possiamo reimpararlo?

Non abbiamo più regole o maestri da seguire. Dobbiamo sperimentare e poi esercitarci. Insomma, come in tutte le cose, ci vuole allenamento. Anche per vivere.

«Distenderci sul pavimento ci aiuta a cambiare prospettiva»

Image by © Erika Svensson/CorbisCome ci si allena?

L’arte di vivere porta l’uomo ad agire su se stesso. Ma bisogna cominciare nella maniera più semplice. Il modo migliore è prendere un oggetto e farci qualcosa. Dal momento che ogni azione comporta un feedback, una retroazione, manipolando un oggetto l’uomo manipola anche se stesso e si trasforma. Non è una novità. I romani lo avevano già intuito quando sostenevano che “fabricando fabricamur” cioè che fabbricando fabbrichiamo noi stessi.

Ma abbiamo bisogno necessariamente di un oggetto?

No. Potrebbe anche essere un altro soggetto, un altro uomo con cui mi relaziono. O addirittura me stesso.

Ma le cose che scrive e racconta le mette in pratica?

Scrivo solo di cose che sperimento. L’ho imparato da Montaigne. Come il filosofo francese penso che non si debba scrivere nessuna frase senza averla prima vissuta.

Ci fa qualche esempio di esercizio per agire su se stessi?

Distendersi sul pavimento è un ottimo allenamento. È sicuramente uno degli esercizi fondamentali. Permette all’uomo di cambiare prospettiva. Lo fa sentire più sicuro perché più di così non potrebbe cadere. Ma è anche un gesto di umiltà perché lo rende indifeso, lo espone a tutti i pericoli. Proprio per questa sua ambivalenza sdraiarsi a terra consente all’essere umano di prendere le misure del mondo e quindi di se stesso.

Ci può raccontare qualche altro esercizio?

Ognuno trova i propri. Uno dei miei è scrivere libri. Lo scorso anno mi accingevo a superare la soglia dei sessant’anni. Così fui preso da un’ansia incontenibile. Dopo un po’ mi sono messo a scrivere e piano piano la mia ansia ha cominciato a riassorbirsi. Oltre alla tranquillità, da questo esercizio, è nato anche il mio nuovo libro Gelassenheit. Was wie gewinnen, wenn wir älter werden (Serenità. Cosa vinciamo quando diventiamo vecchi) appena pubblicato in Germania. Come vede, scrivere, per me, non è solo un lavoro ma è il mio allenamento alla vita.

«Combattere egoismo con egoismo: è l’egoismo altruistico»

Image by © Thomas Fricke/CorbisMa la filosofia come arte di vivere non porta gli uomini a ripiegarsi su se stessi?

Non ho in mente un’arte di vivere chiusa nel privato. Anche quando si pensa alla politica, bisogna sempre partire dall’io. E per un semplice motivo: non posso disporre del mondo a mio piacimento, non posso andare da altri e obbligarli a cambiare. Quello che posso fare è disporre di me stesso. Lavorando su di me per creare delle relazioni migliori con gli altri miglioro anche la società che sta intorno a me.

Devo partire da me per cambiare la società, dunque?

Non esistono relazioni ottimali con gli altri se non ho un rapporto buono con me stesso. Il mio è una sorta di egoismo altruistico. Spero funzioni ma se è un’illusione sono in buona compagnia visto che anche Aristotele la pensava come me.

Può spiegare meglio quest’idea di egoismo altruistico?

Combattere l’egoismo con l’egoismo. Occorre portare l’egoismo all’estremo per realizzare il suo capovolgimento. Se mi rendo conto che comportandomi male gli altri si allontanano da me allora farò di tutto per migliorarmi e tornare ad avere la loro compagnia e non rimanere solo. Ecco cosa intendo per egoismo altruistico.

Oggi si sta riscoprendo l’arte di vivere perché i nostri sono tempi difficili?

Non certo più difficili del passato. Tempo addietro il grande problema era sopravvivere, era organizzarsi per andare in guerra. Per fortuna in Europa la pace regna da un bel po’. Oggi i rischi giungono dall’economia ma è comunque un passo in avanti rispetto al passato. Nessuno pensa di regolare i propri conti con un conflitto armato.

Tuttavia l’arte di vivere deve rispondere ai disagi della nostra epoca…

Certamente. E ci dice che non bisogna sempre agire contro l’economia. Sarebbe un errore pensare che da essa provengano tutti i mali. Occorre lavorare dal di dentro e provare a cambiare le cose che non vanno dall’interno.

Scusi, e l’arte di vivere dove sta in tutto questo?

Beh non devo pensare di rivoluzionare la Grande Economia. Devo rifiutare l’idea di agire sul mondo. Tutto deve prendere le mosse da me stesso. Bisogna cominciare dalle piccole cose, dalla piccola economia. Anche se cambio il sistema la situazione non migliora se io sono sempre uguale. Perciò devo cominciare da lì a lavorare. È dall’economia quotidiana, quella di ogni giorno che si inizia. Se spendo più di quanto guadagno è chiaro che prima o poi sopraggiunge una crisi… allora devo imparare a essere meno spendaccione. È questo che intendo quando dico di lavorare su se stessi. Perciò sono convinto che sia possibile cambiare il sistema senza una rivoluzione.

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