Wise Society : Diventare imprenditore agricolo per ritrovare lo zen
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Diventare imprenditore agricolo per ritrovare lo zen

Un manager lombardo si è lasciato alle spalle un'avviata società di catering a Milano per mettere in piedi l'azienda agricola "Clementina" che produce frutti. Con più fatica, ma senza rimpianti

Michele Novaga
21 agosto 2013

Image by © Hans Carlen/Johnér Images/CorbisMassimo Grugni è un imprenditore lombardo di successo. Nel 1999 ha fondato a Milano la AFM Banketing che in poco tempo è diventata una tra le più importanti realtà di catering a livello nazionale capace di grandissime performance. Come soddisfare 11mila persone, tutte sedute, al Gran Premio di Monza, ma anche preparare cene di grande stile a Palazzo Mezzanotte, quello della Borsa di Milano.

Da qualche tempo però, Grugni ha deciso di mollare tutto e tornare alla campagna vicino ad Abbiategrasso di cui è originario, per dedicarsi alla coltivazione di frutti nell’azienda agricola “Clementina” di sua proprietà. E nell’intervista che segue ci spiega che cosa lo ha spinto verso questo radicale cambio di vita.

La decisione di tornare alle origini

 

Come si fa a passare, in poco tempo, dai ritmi frenetici della metropoli alla tranquillità di un lavoro in campagna?

 

A dire il vero il mio è un ritorno alla campagna, dato che la mia è una famiglia contadina che vive nella zona di Abbiategrasso. Tornare a vivere qui è un’opportunità per dedicare una parte della mia vita alla campagna e per mettere a frutto alcuni insegnamenti. Infatti, siccome sono uno molto curioso, mi sono documentato e mi son rimesso, all’alba dei 50 anni, a studiare frequentando anche corsi di agronomia dedicati alla frutta.

 

Ci racconta cos’è e cosa si fa alla “Clementina”

È un’azienda frutticola che produce fragole, more, mirtilli e lamponi. Ho iniziato col primo impianto poi da lì, mettendo assieme dei lotti di terreno disponibili qui nella zona, è nata l’Azienda Agricola Clementina dal nome della piccola cascina che era già presente nella nostra proprietà.

L’inizio, come tutti gli inizi, è stato complicato perché coltivando in campo aperto, ma a volte anche fuori suolo in una serra, bisogna aspettare un anno per cogliere letteralmente i frutti del lavoro. Un anno di gestazione il cui raccolto viene consolidato solo dalla primavera inoltrata in poi

Che tipi di piante coltivate?

Utilizziamo, per quanto riguarda la fragola, una varietà che non è rifiorente cioè che fiorisce una sola volta e che si piantuma a fine febbraio mentre il primo raccolto avviene ai primi di maggio. Abbiamo 9000 piantine che danno 350 grammi di prodotto l’una. Se la stagione è propizia, riusciamo, ogni 40 giorni, a fare un raccolto per un totale di 5: quest’anno causa capricci del tempo faremo un po’ meno.

Per quanto riguarda i mirtilli, ne coltiviamo di due varietà una precoce e una tradiva. Così facendo ho due raccolti abbastanza ravvicinati. Il lampone è rifiorente (amira) scoperto da poco ma particolarmente profumato. E poi c’è la mora chester che è particolare perché senza spine  e quindi meno fastidiosa soprattutto nel raccolto..

Image by © Juice Images/Corbis

Agricoltura naturale, ma senza certificazione

 

La sua è una coltivazione biologica?

 

No, non è biologica in senso stretto: cioè non seguiamo il protocollo utile per ottenere la certificazione. Però, ugualmente, non usiamo anticriptogamici e, se per esempio  le piantine soffrono di funghi, non usiamo certo prodotti chimici ma li trattiamo con l’antico metodo dello zolfo naturale. L’agricoltura bio secondo me ha senso a grandi livelli. Ma, se l’azienda ha delle dimensioni limitate, il bio è eccessivo.

La sua giornata tipo come si svolge?

 

La sveglia in campagna suona presto: io mi alzo alle 5.30 e sono in azienda alle 6.30. faccio una breve pausa pranzo a mezzogiorno. Poi dalle 13.30 fino alle 17 continuo il lavoro sul campo. Mentre poi, per adempiere alle responsabilità e alle mansioni imprenditoriali, rimango in azienda e lavoro anche fino a tardi.  La natura ha i suoi orari e i suoi ritmi e l’uomo deve adattarsi.

Rischi e difficoltà del lavoro nei campi

 

Anche le coltivazioni, quindi, seguono i ritmi e i capricci del tempo?

Sì, infatti quest’anno, causa brutto tempo dei mesi scorsi, abbiamo appena cominciato il raccolto. Il vantaggio della serra è quello di poterla gestire al meglio. Ma i mirtilli e le more avranno dei ritardi anche a causa del freddo. Pensiamo di raccoglieremo un 20 percento in meno.

Per chi producete?

 

Il fresco viene prodotto una parte per il mercato locale (gelaterie e pasticcerie) e una parte attraverso fornitori e clienti che seguono le catene della ristorazione tradizionale. Il resto del prodotto lo abbattiamo a meno venti nel nostro laboratorio e lo conserviamo in sacchetti da due chili con indicato lotto e data del raccolto a termini di legge e lo conserviamo. In autunno, quando il lavoro di campo è poco, facciamo la trasformazione in confetture, conserve e semilavorati per pasticceria. Abbiamo una gamma di prodotti assortita secondo quello che chiede il mercato.

Che soddisfazione può dare questo tipo di attività?

 

La soddisfazione si misura rispetto al mestiere di prima.  Mi spiego: la vita in campagna ha un suo orologio naturale: è più tranquilla e meno stressante. Ma certo più faticosa e più medidativa. Quando lavori in campagna stai tranquillo, non hai l’ansia dei telefoni e hai più tempo per pensare a quello che stai facendo in maniera quasi zen, oserei dire.

I primi passi per chi vuole cominciare

 

Consiglierebbe questa attività anche ai giovani?

Il nostro è un settore specifico, particolare, per cui non so se consiglierei proprio questo a un giovane che volesse mettere in piedi una società agricola in proprio. Diverso il discorso se volesse lavorare come agricoltore dipendente. Per fare l’imprenditore agricolo il discorso è complesso: l’aiuto che viene dall’esterno sotto forma di finanziamenti pubblici o incentivi è ridicolo.

Quindi o qualcuno ha già delle possibilità di famiglia oppure gli aiuti sono del tutto insufficienti. È proprio impossibile iniziare una attività di questo tipo da zero, senza una proprietà di famiglia, del terreno o senza un aiuto economico da parte dei genitori.

E con la formula della cooperativa?

Con la formula della cooperativa agricola in effetti è più facile ottenere qualche finanziamento pubblico anche solo sotto forma di prestito agevolato. Anch’io conosco diverse cooperative formate da soli giovani che riescono a lavare con ottimi risultati, attraverso per esempio la gestione di terreni privati. Direi che è un buon modo per lavorare in mezzo alla campagna e al verde portandosi a casa uno stipendio.

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Una risposta a Diventare imprenditore agricolo per ritrovare lo zen

  1. ANTONELLA CAMERINI

    BRAVO.
    TI HO SEMPRE AMMIRATO ANCHE SE MI SONO SEMPRE DEFILATA ANCHE QUANDO INCONTRAVI MIO MARITO.
    HO VISTO CHE I TUOI PRODOTTI LI VENDI AL “TOC” PERTANTO HO DETTO ALLE MIE AMICHE, SE CI SONO I PRODOTTI DELLA CASCINA CLEMENTINA SIGNIFICA CHE E’ UN POSTO VALIDO

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