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Salvatore Oliviero: il Dna non lavora bene? Colpa dell’ambiente

Il biologo torinese che lavora all'Università di Siena spiega perchè cibi cattivi, stress e sostanze nocive possono modificare il modo in cui il nostro Dna lavora. Senza alterarne la struttura di base, ma provocando un malfunzionamento dei geni, all'interno delle cellule, che può farci ammalare

di Paolo Magliocco
30 dicembre 2010

Salvatore Oliviero, insegnanteLa genetica è una scienza di frontiera, che ogni giorno sposta le nostre conoscenze sul modo in cui funzioniamo noi umani e tutti gli altri esseri viventi. All’interno della genetica c’è però un campo che è ancora più all’avanguardia. Si chiama epigenetica ed è lo studio del modo in cui funziona il Dna. Se la genetica è la fotografia del nostro codice genetico, l’epigenetica è il film del Dna che si muove e agisce. Ed è proprio questa disciplina che potrebbe spiegare, per esempio, perché certe cose ci fanno ammalare. Ne parliamo con Salvatore Oliviero, docente di Biologia Molecolare all’Università degli Studi di Siena.

 

Professor Oliviero, che cos’è l’epigenetica?

 

Provo a spiegarlo con un esempio. Il genoma è tutta la sequenza del nostro Dna, ossia miliardi di paia di basi, che contengono ciascuna un’informazione. Questa informazione è “impacchettata” in cassetti in modo da poter essere utilizzata oppure no, a seconda del bisogno. Una cellula del fegato usa certe parti del Dna e quella dei capelli altre parti. Così il genoma delle due cellule è identico, mentre i loro epigenomi sono diversi. Questo è indispensabile: se tutti i geni “parlassero” contemporaneamente in una cellula non si capirebbe più niente, la cellula non potrebbe più funzionare. Così, invece, ogni cellula risparmia un sacco di fatica, perché tiene spenti, chiusi nel cassetto, alcuni geni, e ne usa solo altri, quelli che le servono per la funzione che ha.

Dna rendering, album di ynse/flickr

L’ambiente influenza molto più il nostro epigenoma che il nostro genoma?

 

Esatto. La maggior parte delle cose che ci succedono non cambiano il nostro Dna. Le mutazioni del genoma avvengono solo quando siamo esposti a quelli che si chiamano, appunto, eventi mutageni, come le radiazioni, che ci possono far ammalare di tumore. In tutti gli altri casi, invece, a cambiare è il nostro epigenoma. Pensiamo a quando d’estate ci mettiamo al sole e ci abbronziamo: l’epigenoma delle nostre cellule della pelle si è modificato. Così i cibi cattivi, lo stress, le sostanze nocive, cambiano il modo in cui il nostro Dna lavora, senza cambiare le istruzioni che contiene. Per esempio, si accendono dei geni che in una cellula dovrebbero restare spenti, oppure se ne spengono di quelli che dovrebbero stare accesi. È questo cattivo funzionamento che ci fa ammalare.

 

Human Genome (printed), album di JohnJobby/flickrQuindi se mangiamo cibi cattivi o adottiamo comportamenti sbagliati, facciamo male al nostro organismo fino a  danneggiare il lavoro dello stesso Dna?

 

Sì, questi fattori cambiano l’epigenoma delle cellule. Nella maggior parte dei casi le modificazioni sono solo epigenetiche.

 

Però i cambiamenti durano nel tempo, modificano anche la vita futura della cellula. Giusto?

 

È proprio così. Pensiamo all’esempio più lampante, quello dei gemelli monozigoti, in cui si può vedere che dopo un certo numero di anni di vita hanno epigenomi diversi, tant’è vero che si possono distinguere nell’aspetto uno dall’altro, cioè sono diversi fenotipicamente, anche se hanno un genoma identico.

 

E queste modifiche si possono trasmettere ereditariamente, ai nostri figli?

 

Per quello che ne sappiamo no, perché riguardano solo le cellule somatiche, quelle che costituiscono il nostro corpo, e non le cellule germinali. I cambiamenti epigenetici nell’embrione ricominciano da capo. Però questo campo è solo all’inizio. Io non voglio dire cose che non siano ancora state verificate scientificamente. Partiamo ora e abbiamo ancora molto da scoprire.

Human Genome (printed), album di JohnJobby/flickr

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