Wise Society : Universitari italiani “bocciati” negli stili di vita
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Universitari italiani “bocciati” negli stili di vita

Dieta povera di frutta e verdura, troppi eccessi con fumo e alcol. Così i ventenni mettono a repentaglio la propria salute

Fabio Di Todaro
11 novembre 2015
Image by iStock

Universitari italiani

Fino a oggi, sono stati bene. Ma coi loro comportamenti, inconsapevolmente, gli universitari italiani stanno mettendo a rischio la salute per gli anni a venire. C’è chi studia e chi “bighellona”, chi suda per conquistarsi una posizione di rilievo nella società del domani e chi ambisce al posto sicuro. Di certo, però, c’è che gli universitari italiani potrebbero già essere “rimandati” in stili di vita: i ragazzi più delle loro coetanee. Solo 4 su 10 seguono le raccomandazioni nazionali per il corretto consumo quotidiano di frutta, la metà invece sono quelli che mettono a tavola la verdura nelle giuste dosi. Sedentarietà e frequenti “contatti” con il fumo e l’alcol sono gli altri atteggiamenti con cui i ventenni italiani mettono a repentaglio la loro salute, senza rendersene conto.

POCA FRUTTA E VERDURA, TROPPI ECCESSI CON FUMO E ALCOL – L’istantanea emerge dall’indagine “Sportello Salute Giovani” condotta dall’Università Cattolica del Sacro Cuore di Roma, in collaborazione con l’Istituto Superiore di Sanità. Analizzati gli stili di vita e i comportamenti di 8516 studenti di dieci università italiane (di Nord, Centro e Sud del Paese), in età compresa tra 18 e 30 anni. A conti fatti, i giovani universitari italiani andrebbero “rimandati”. Fumano (3 su 10), alzano troppo spesso il gomito (4 su 10), oltre a seguire una dieta squilibrata (sono messi peggio i maschi). A una base non certo incoraggiante, aggiungono una scarsa attenzione alla salute riproduttiva: con 3 studentesse su 10 che dichiarano di non essersi mai sottoposte a controlli ginecologici. Altissima è pure l’attitudine verso le nuove tecnologie, con i conseguenti rischi di abuso e dipendenza. Tutti gli studenti (uomini e donne) hanno almeno un telefono cellulare e 7 su 10 usano smartphone per essere sempre connessi.

COME MIGLIORARE LA SITUAZIONE? – Per quanto il presidente dell’Istituto Superiore di Sanità Walter Ricciardi si sforzi di affermare che «indagini come questa, che esplorano le abitudini e i comportamenti dei nostri giovani, rappresentano un prezioso strumento per poter programmare la prevenzione primaria soprattutto in vista dell’aumento dell’aspettativa di vita», i dati impongono una maggiore attenzione a livello educativo e sanitario. Per quanto la quasi totalità dei ventenni passati in rassegna affermi di godere di un buono stato di salute, lo stile di vita che seguono – i dati sono Image by iStockin linea con quelli ottenuti da rilevazioni simili condotte in altri paesi europei – presenta diverse incongruenze e da qui a qualche decennio potrebbe essere la causa dell’aumento di alcune malattie. Basterebbero pochi interventi per migliorare la situazione, dicono i ricercatori: dall’offerta di porzioni di frutta e verdura al posto di calorici snack nei distributori automatici all’incremento della disponibilità di  strutture sportive nei campus universitari. Senza trascurare l’organizzazione di corsi che educhino all’uso consapevole delle nuove tecnologie, evitandone gli abusi, a sportelli di counseling dentro gli atenei a loro disposizione. Incrementare la conoscenza e la consapevolezza dei comportamenti alimentari corretti è quant’altro viene ritenuto necessario per invertire la rotta.

Twitter @fabioditodaro

 

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