Wise Society : La guerra dei mondi: adulti contro giovani e il coraggio di cambiare
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La guerra dei mondi: adulti contro giovani e il coraggio di cambiare

La pandemia sta mettendo in risalto una volta di più il difficile dialogo fra generazioni nel nostro Paese, dove le teste grigie continuano a occupare i posti che contano a scapito di innovazione e mobilità sociale. Come uscire da questa impasse?

Gianluca Ferrauto*
2 Novembre 2020

Giovani versus adulti. Nel nostro Paese la pandemia sta mettendo in risalto ancora una volta – e in maniera molto evidente – un problema consolidato: il difficile dialogo fra generazioni e l’annosa difficoltà a dar corso a quel ricambio generazionale che, invece, farebbe bene all’Italia, sia in termini di innovazione che di circolazione di nuove idee.

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Foto Adi Goldstein / Unsplash

Giovani contro adulti: la ricerca di un capro espiatorio

In questa pandemia sembra che i più giovani siano la causa prima della diffusione del contagio. Additarli come “untori” irresponsabili sarebbe un’estrema semplificazione, soprattutto perché in molti dimenticano che, nel periodo del lockdown, hanno invece dimostrato grande responsabilità e capacità di rispettare regole difficili da digerire anche dagli adulti.

Non a caso, nelle recenti manifestazioni di protesta per le misure restrittive non vi erano solo giovani, tutt’altro: una semplice dimostrazione del fatto che il problema è trasversale a tutte le generazioni e che ora si stia cercando – come molte volte è accaduto nel corso della storia del nostro Paese – un capro espiatorio

Facciamo un esempio letterario: Benjamin Malaussène, di professione “capro espiatorio”, è il personaggio centrale nei romanzi del Ciclo di Malaussène di Daniel Pennac. Sfortunatamente non abbiamo la fantasia di Pennac, anzi stiamo cercando a tutti i costi di dare la colpa a qualcuno senza avere il coraggio di trovara in noi stessi e chiedere scusa.

Non è un Paese per vecchi, ma nemmeno per giovani

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Gianluca Ferrauto, coach e consulente per la formazione comportamentale.

I giovani brillanti e positivi, sebbene abbiano visioni innovative e atteggiamenti coerenti con la loro età, mancano di esperienza e di competenza nel fare, doti che – viceversa – troviamo in persone più mature.

Allo stesso modo, i più maturi, che non sempre hanno l’entusiasmo e l’energia dei giovani, potrebbero essere un ottimo esempio se non fossero, in gran parte, paghi della posizione acquisita o convinti di sapere già tutto. Gli adulti si rifugiano in frasi del tipo “già fatto, già visto, già sentito…” e, così facendo, non aiutano ma limitano il cambiamento.

Entrambi gli approcci “largo ai giovani” o “l’esperienza è insostituibile” sono validi ma nessuno vince da solo. Il talento di pochi non basta, serve una visione d’insieme corretta, serve il coraggio e la competenza, serve unire la voglia di fare alla capacità di riflessione, l’entusiasmo al pragmatismo, l’ambizione alla consapevolezza, l’esperienza con l’innovazione. Siamo certi di saperlo fare e di scegliere le persone giuste da mettere al posto giusto?

Giovani versus adulti: il parallelismo col mondo del lavoro

Proviamo a fare un esempio più in piccolo. Conoscere e condividere pienamente i valori unici e distintivi delle aziende nelle quali operiamo e agire di conseguenza, agevolerebbe il gioco di squadra con obiettivi comuni, regole condivise e ruoli chiari a tutti. Possiamo condividere valori quali l’onestà, il lavoro, la famiglia e molti altri, valori che non hanno età e che tutti possono avere.

Giovani e adulti non dovrebbero fare distinzioni valoriali bensì allineare valori e renderli noti col fine di avere avere comportamenti che, seppur differenti, non  siano “alternativi” o esclusivi. Lo scopo? Raggiungere gli obiettivi proprio grazie alle singole caratteristiche. Le posizioni di rendita, quanto mai dannose per le aziende lo sono anche per la società e ostacolano la crescita di molti giovani talenti. La soluzione? Un sano confronto al posto di un deleterio conflitto.

Oggi si parla moltissimo di startup, nuove realtà che sono nella quali totalità dei casi gestite da giovani, soprattutto se operano nell’area digital; quando, invece, si parla di lifestyle, l’età media sale sensibilmente. Quando, invece, entriamo nelle aziende caratterizzate da una lunga storia, al vertice spesso troviamo persone con decenni di attività sulle spalle, persone con esperienza e dunque persone decisamente adulte. Facciamo un esempio: quanti “giovani” presidenti d’azienda avete conosciuto?

Citazione

Foto Hello I’m Nik 🎞/ Unsplash

Allo stesso modo, quando c’è necessità di inserire una nuova figura professionale nel settore dell’IT, del marketing, o in generale del mondo digital, la scelta ricadrà su un giovane piuttosto che su un maturo professionista. È dunque una questione di ruolo o di settore aziendale? Avere tanta esperienza non basta così come avere tanto entusiasmo nemmeno, anche perché non sono caratteristiche abbinabili solo ad anziani o giovani lavoratori. Il presidente è garante, l’amministratore delegato un gestore mentre il ruolo di sviluppatore e innovatore è demandato al direttore generale o altri.

Quando un giovane fa carriera e raggiunge posizioni di rilievo prima dei 30/40 anni si pensa subito che sia stato fortunato, aiutato o agevolato: non potrebbe essere bravo e basta?

Un esempio che vediamo soprattutto in politica, ma anche nell università, negli ospedali e nelle grandi aziende di Stato: solitamente il capo è quasi sempre un signore che ha superato abbondantemente i 60 anni. 

Giovani e adulti, insieme: il coraggio di cambiare

È del tutto evidente – e persino superfluo ribadirlo – che la persona da nominare al vertice di qualsiasi azienda, ente o associazione deve avere competenze e capacità ma, allo stesso modo, coloro che nominano dovrebbero scegliere con lungimiranza e soprattutto coraggio, senza farsi condizionare da paure, ipocrisie o deboli assunzioni di responsabilità.

Per anni abbiamo assistito al giro di poltrone tra ministri, prima di uno e poi di un altro ministero, possibile che fossero sempre tutti competenti e capaci in ogni settore a loro affidato nonostante la lunga esperienza politica? Anche nel calcio, quando una squadra vuole iniziare un nuovo ciclo, inserisce giovani talenti ma non può fare a meno di uno o due esperti giocatori che siano da guida e di stimolo esperienziale.

Insieme, murales

Foto di Adi Goldstein / Unsplash

Il passaggio generazionale è un problema frequente, soprattutto nelle aziende padronali: condiziona lo sviluppo, la nascita di nuovi prodotti o servizi e l’espansione in nuovi mercati, i padri non lasciano volentieri ai figli le redini del comando. Mancanza di fiducia? Paura di cambiare? Desiderio di potere? Cos’altro? Sta di fatto che alcuni imprenditori hanno avuto ragione a mantenere il comando, viceversa, molti altri ne hanno beneficiato vedendo crescere le loro aziende sane e profittevoli come mai prima.

I giovani si devono meritare la fiducia e gli anziani devono darla, il cambiamento è ineluttabile: perché mai fare di tutto per mantenere lo status quo? In sintesi, servono coraggio, fiducia e umiltà, unitamente a competenza, entusiasmo e innovazione. Rinnovare non significa buttare via il passato bensì dare nuovo slancio offrendo nuove visioni, significa offrire opportunità, imparare cose nuove, studiare e aggiornare il proprio mindset.

* Gianluca Ferrauto – Coach e consulente per la formazione comportamentale, docente alla RM Moda e Design di Milano

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