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Andrée Ruth Shammah: a teatro per avere più saggezza e senso critico

Un osservatorio sulla vita, ma anche uno spazio dove ci si mette in gioco, attori e spettatori, per crescere insieme. Ecco l'effetto terapeutico del palcoscenico

Vincenzo Petraglia
20 dicembre 2011

Andrée Ruth ShammahRegista e direttore del Franco Parenti di Milano, Andrée Ruth Shammah ha fondato questa teatro, tra i più all’avanguardia d’Italia, proprio quarant’anni fa insieme con Giovanni Testori, Franco Parenti e Dante Isella. Coraggiosa e innovatrice, costantemente aperta alla sperimentazione, la Shammah afferma convinta che: “Il teatroè maestro di vita e di dialogo”.

Perchè la recitazione è salutare

 

 

Lei ha messo in piedi uno dei teatri più innovativi e sperimentali d’Italia. Cos’è e cosa dovrebbe essere il teatro?

Penso che il teatro debba essere innanzitutto una casa per le persone. E non è, infatti, un caso che la nostra campagna abbonamenti dica “Imparentatevi” alludendo proprio al nostro voler essere come una specie di abitazione e al voler diventare parte di una stessa famiglia. Nel nostro teatro il palcoscenico è dilatato ovunque, il legno è dappertutto, anche nei bagni. Questo perché la gente si deve sentire subito protagonista della nostra stagione e per tale motivo cerchiamo sempre di rispettare la comunicazione con lo spettatore. Da noi uno spettacolo non può essere una cosa molto intelligente e bellissima, che però poi nessuno capisce, né tanto meno può essere noioso, perché se c’è intelligenza non ci può essere noia. Il nostro primo obiettivo è sempre quello di far sentire il pubblico a proprio agio, rispettando la tradizione ma anche innovandola, conquistando la fiducia e stima delle persone al punto tale che qualsiasi proposta facciamo alla fine ognuno possa essere sicuro di potersi fidare perché da noi una bufala non la prenderà mai. È per questo che a tutti gli attori nostri ospiti chiedo sempre di darsi, di giocare, in questo nostro spazio, la loro partita sperimentando fino in fondo la loro libertà.

 

Foto di aliochamerker.com

Qual è l’insegnamento più grande che le ha dato finora il teatro?

Il teatro è l’espressione più vicina al riflettere sulla vita e ha dei valori che sono quelli che io vorrei difendere. Il modo in cui cioè un teatrante si dà è sempre sproporzionato rispetto a quanto riceve in cambio, un po’ come avviene nell’amore. Quando una persona ama non chiede, infatti, mai di essere riamato per forza. Questo rende il teatro un’arte davvero unica, un’arte del presente perché avviene lì, in quel preciso momento, con quel pubblico e in quella particolare serata. Il teatro, qualsiasi cosa tu faccia, finisce nel momento stesso in cui viene rappresentato. Questo ti relativizza molto, un po’ come avviene per quei monaci che passano un anno a fare un meraviglioso disegno di sabbia che poi, in un istante, cancellano con la mano. Quando lo spettacolo finisce non rimane registrazione o testimonianza che lo ricorderà e questo forse ci rende un po’ più consapevoli del fatto che nella nostra esistenza è meglio comportarsi nel modo migliore possibile, sempre, perché è giorno dopo giorno che ci si conquista la dignità del vivere.

Come costruire una società più saggia

 

 

Teatro e benessere psicofisico in che rapporto stanno?

Il teatro ha sicuramente su chi lo fa un effetto terapeutico eccezionale. È ormai noto che gli attori vivono molto più a lungo perché mettono in gioco molta adrenalina e non si capisce come, per esempio, sia possibile che un attore con 39 di febbre vada in scena e quando poi finisce lo spettacolo sia completamente sfebbrato. O come ci siano vecchi misteriosi che ancora recitano a memoria vecchie parti. Ricordo con grande angoscia e dolore Franco Parenti che, anche quando aveva già scoperto il suo tumore con le metastasi al cervello, recitava sospeso in aria nel secondo atto del Timone d’Atene. Allo specialista che, dopo aver guardato le lastre diceva che era chimicamente impossibile che in quelle condizioni lui potesse recitare, io risposi che non solo recitava, ma lo stava facendo anche sospeso. Oltre che su chi lo fa, il teatro ha effetti positivi anche su chi lo vede. All’inizio è una fatica, soprattutto per chi non è abituato ad andare a teatro, perchè il fatto di essere in sala con altra gente e sapere che ogni cosa uno faccia rischia di disturbare, crea una certa tensione. Questa tensione, però, secondo me è importante: rende prezioso il momento che si sta vivendo perché alla base dello sforzo c’è una scelta che in qualche modo viene premiata dallo spettacolo e dalle emozioni che suscita.

 

Può il teatro contribuire a creare una società un po’ più saggia rispetto a quella in cui viviamo?

Assolutamente sì. È uno dei tramiti per costruire una società più saggia, giusta e anche più divertente: rispettosa del dialogo, dell’ascolto, dello stare insieme, del confrontarsi sulle idee, del credere alla complessità, del credere che non esista una risposta semplice a niente e che l’importante non è solo darsi delle risposte ma anche e soprattutto farsi delle domande. Purtroppo non ci si dà il tempo di capire che cos’è veramente il teatro e così spesso si pensa soltanto di aver passato una bella serata senza appunto concedersi lo spazio necessario per gustarsi fino in fondo quello che si è vissuto. Ma per fortuna, dentro di noi, il teatro “cammina” anche se noi non lo sappiamo.

Foto di Mario Carrieri

 

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