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Umberto Galimberti: la nostra società ad alto tasso di psicopatia non è adatta a fare figli

Se nei primi tre anni di vita i bambini non sono accuditi e ascoltati nel modo giusto rischiano di diventare degli analfabeti emotivi, privi di orientamento. A lanciare l'allarme è il professore di Filosofia della Storia all'Università Ca'Foscari di Venezia. Che aggiunge: per arrivare alla testa dei ragazzi bisogna prima conquistare il loro cuore

Monica Onore
6 settembre 2011
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Umberto GalimbertiUmberto Galimberti, lombardo classe 1942, è uno dei più noti filosofi italiani. Professore ordinario all’università Ca’ Foscari di Venezia, dove è titolare della cattedra di Filosofia della Storia, è un profondo e acuto osservatore della nostra società: mette al centro della sua indagine il rapporto tra l’uomo occidentale e la tecnica, luogo della razionalità assoluta che non lascia spazio alle pulsioni e passioni. Sull’educazione dei giovani in particolare, sull’empatia e le emozioni che li attraversano è diretto e schietto. I giovani soffrono di una sorta di analfabetismo emotivo.  I sentimenti, infatti,  non sono una dote naturale e non si trasmettono geneticamente. I sentimenti si apprendono: e soltanto attraverso la costruzione di mappe emotive si possono costruire relazioni e legami. Le mappe emotive si formano attraverso la cura che i bambini ricevono nei primi tre anni di vita e servono a sentire il mondo e a reagire agli eventi in modo proporzionato.

 

Cosa intende per “mappe emotive”?

Mi riferisco alla dimensione emotivo, sentimentale di un individuo. Se nei primi tre anni di vita i bambini non sono seguiti, accuditi, ascoltati allora ci si trova di fronte ad un misconoscimento che crea in loro la sensazione di non essere interessanti, di non valere niente.  Crescono così senza una formazione delle mappe cognitive, rimanendo a un livello d’impulso. Gli impulsi sono fisiologici, biologici, naturali. Il passo successivo dovrebbe essere di passare dagli impulsi alle emozioni ovvero a una forma più emancipata rispetto all’impulso. L’impulso conosce il gesto, l’emozione conosce la risonanza emotiva di quello che si compie e di quello che si vede. Poi si arriva al sentimento che è una forma evoluta, perché non solo è una faccenda emotiva, ma anche cognitiva. Il sentimento si apprende. Le mamme comprendono i bambini che non parlano perché li amano. Gli amanti, proprio perché si amano, si capiscano tra loro molto più di quanto i loro discorsi non dicano e siano comprensibili agli altri. Il sentimento è cognitivo e consente di percepire il mondo esterno e gli altri in maniera adeguata, con capacità di accoglienza e di risposta adeguate alle circostanze.

Foto di apdk/flickr

 

 

Dove e quando si apprendono i sentimenti?

Dobbiamo convincerci che il sentimento non è una dote naturale, è una dote che si acquisisce culturalmente. Gli antichi imparavano i sentimenti attraverso le storie mitologiche. Se guardiamo alla storia greca ci ritroviamo tutta la gamma dei sentimenti possibili, Zeus il potere, Afrodite l’amore, Atena l’intelligenza, Apollo la bellezza, etc. C’era tutta la fenomenologia dei sentimenti umani. Noi invece li impariamo attraverso la letteratura, che è il luogo dove si apprende che cosa sono il dolore, la noia, l’amore, la disperazione, il suicidio, la passione, il romanticismo. Ma se la letteratura non viene “frequentata” e i libri non vengono letti, se la scuola disamora allora il sentimento non si forma. E se la cultura non interviene, i ragazzi rimangono a livello d’impulso o al massimo di emozione. Per questo sono convinto che non tutte le società sono idonee a far figli.

Foto di photogramma/flickrLa nostra non è idonea perché i genitori, per sopravvivere, devono lavorare in due e quindi il tempo per la cura dei figli non c’è. I figli sono affidati a un esercito di baby sitter, o peggio alla baby sitter di tutte le baby sitter  che è la televisione. I genitori non hanno tempo di stare con i bambini e si difendono cercando di dare loro un tempo-“qualità”, ma i bambini hanno bisogno di tempo-quantità. Hanno bisogno di essere riconosciuti passo dopo passo, disegno dopo disegno, domanda dopo domanda. Non basta fare quattro week end giocosi per avere una relazione con i figli.  E se non si ha questo tempo, dobbiamo rassegnarci  a avere dei figli  in cui  le mappe emotive e cognitive non si formano. Queste mappe però sono fondamentali perché diventano la modalità con cui si fa esperienza, se le mappe non sono formate questa esperienza avviene a caso e non viene mai del tutto elaborata.

La scuola potrebbe rimediare a questa mancanza?

Per quanto riguarda la scuola, bisognerebbe che i professori, oltre a sapere la loro materia, fossero anche in grado di comunicarla e di affascinare.  Perché l’apprendimento, lo dice Platone, avviene per via erotica. Noi stessi abbiamo studiato volentieri le materie dei professori di cui eravamo innamorati e abbiamo tralasciato quelli di cui non avevamo alcun interesse. A scuola è importante saper appassionare perché gli adolescenti vivono l’età per cui l’unica cosa che conta è l’amore,  e se gli adolescenti si occupano dell’amore bisogna andare là a cercarli. Attirarli a livello emotivo significa trovare la breccia per passare poi al livello intellettuale. Se invece si scarta la dimensione emotiva, sentimentale, affettiva allora non si arriva neppure alle loro teste.

Foto di tibchris/flickrSe le mappe non sono si sono costituite, cosa può succedere?

Se le mappe emotive non si formano abbiamo un rapporto squilibrato, una risonanza emotiva inadeguata  rispetto agli eventi da affrontare. Prendiamo un esempio tra i casi patologici degli ultimi anni. Il giorno in cui Erika e Omar uccisero la madre e il fratellino, si recarono, come ogni giorno, a bere la birra al bar del quartiere. Questa reazione è la conseguenza della mancata presenza di mappe emotive e di risonanza di quanto accaduto. Mancanza che non ha consentito loro di riconoscere la differenza tra bene e male. Il filosofo Immanuel Kant diceva che la definizione di bene e male possiamo anche non definirla perché ognuno la comprende e la sente da sé. Usa proprio la parola sentire, e se la differenza tra bene e male non si sente e non si percepisce rischiamo che un ragazzo non capisca la differenza che c’è tra corteggiare una ragazza o stuprarla, o tra discutere con il professore e prenderlo a calci. Non sentire più la differenza tra bene e male, tra il giusto e l’ingiusto, tra ciò che grave e ciò che non lo è, denota una mappa emotiva non costituita.

Che soluzione bisognerebbe adottare?

Non penso che tutto sia riparabile. Se i figli non sono stati curati e seguiti nel modo giusto diventaranno degli handicappati psichici, soffriranno di psicopatia, la psiche non registra, non ha una risonanza emotiva rispetto alle azioni che si compiono agli eventi a cui assiste. Quante volte di fronte ad una persona per terra si è indifferenti? Questa è una psicopatia ovvero  un’apatia della psiche che non  registra il caso, la situazione.  Si possono picchiare i neri, i  Rom perché tanto non c’è la percezione che l’altro è simile, è una persona come te, anche questa è una forma di psicopatia. Viviamo in una società ricca e non più povera e semplice come una volta, dove il confine tra bene e male, il permesso e il proibito era ben segnalato. Oggi tutto è permesso, la società è opulenta e abbondante, i bambini ricevono una quantità di regali, anche quelli che non desiderano. Si estingue addirittura il desiderio perché i bambini vengono gratificati prima ancora di desiderare. E questi, purtroppo, sono processi che allenano l’apatia della psiche.

Foto di redcargurl/flickr

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24 risposte a Umberto Galimberti: la nostra società ad alto tasso di psicopatia non è adatta a fare figli

  1. E i nonni? Nonni che ascoltano, che raccontano fiabe, che sono curiosi di come vedono il mondo i bambini e gli adolescenti di oggi… che abbracciano, che accompagnano, che insegnano le regole e che ogni tanto le trasgrediscono con i nipoti… ecco, forse non salvano il mondo neanche loro. Ma non aiutano un po’?

  2. Giovanni

    Sono d’accordo in tutto cio’ che dice galimberti in questo momento non posso copiare
    e” possibile che questo articolo mi venga inviato
    alla mia e mail?
    GRAZIE tantissime
    Giovanni Robotti Tv

  3. Guido

    Tanti commenti di donne e pochissimi di uomini. Ragazzi, ma i figli non sono anche vostri?

  4. angelica

    La società in cui viviamo e a cui contribuiamo ha invertito l’ordine dei valiri mettendo il lavoro prima di tutto, di figli e famiglia: meglio lavorare in due che fare dei sacrifici.Sacrilegio capitalista avallato dallo stato che ghettizza i piccoli ormai senza spazi per socializzare, dai genitori egoisti e dalla classe riccache si sente estranea ai problemi della massa.
    Lo stato deve intervenire (se non altro per salvaguardarsi!)

  5. Non credo che oggi i bambini crescano male perché i genitori lavorano in due. Anche perché leggendo che “Le mamme comprendono i bambini che non parlano perché li amano.” la conclusione sembra essere che le mamme debbano restare a casa a crescere i figli.
    L’insegnamento delle emozioni attraverso l’esempio è fondamentale, in particolare se avviene da entrambi i genitori.
    Vedo tante famiglie nelle quali entrambi i genitori sono impegnati per la crescita in prima persona dei propri figli. Questo può avvenire solo se ci sono anche le condizioni “ambientali” (es. asili) come supporto.

  6. Diletta

    Quanto qualunquismo in queste affermazioni, tutti a dire che belle parole. Con tutto il rispetto prof. Galberti ma sono una figlia prima di essere madre, sono cresciuta con la tv e con la scuola perché iodio hanno sempre lavorato eppure so commuovermi, so scegliere e non ucciderei mai nessuno. Ho una figlia bellissima, equilibrata che sta di giorno con la tata e la nonna.. Insomma ha detto delle sciocchezze, come le Sto arrivando! Per il principio della sociologia l’individuo e’ si ambiente ma sopratutto DNA. Saluti

  7. Viviana

    Non so, la madre di Erika era una casalinga, la Franzoni pure

  8. stefano

    Scusate la mia ignoranza, non capisco se il Professor Galimberti è contrario a ” fare” figli, o a favore di un miglioramento della società (e quindi di ognuno di noi)?

    Questo fatto (il miglioramento di ognuno di noi) ci autorizzerebbe, di conseguenza, a “generare” più individui di quelli che “facciamo” e forse anche migliori.
    Si tratterebbe quindi di maternità e paternità responsabili di cui parla l’enciclica “Humanae Vitae” del 1968: “con riflessione e impegno comune si formeranno un retto giudizio, tenendo conto sia del proprio bene personale che di quello dei figli, tanto di quelli nati che di quelli che si prevede nasceranno, valutando le condizioni di vita del proprio tempo e del proprio stato di vita, nel loro aspetto tanto materiale, che spirituale; e, infine, salvaguardando la scala dei valori del bene della comunità familiare, della società temporale e della stessa Chiesa». Ma già nel ’68 la “retrogada” Chiesa parlava di queste faccende???

    Per chi vuole approfondire…
    http://www.vatican.va/holy_father/paul_vi/encyclicals/documents/hf_p-vi_enc_25071968_humanae-vitae_it.html

  9. Luciano poli

    Condivido ciò che scrive Galimberti, il difficile è far uscire i genitori dalla loro adolescenza.

  10. Alberto

    Non sono molto d’accordo con l’idea di :Handicappati psichici…perchè presuppone una superiorità di un essere sull’altro…per il resto direi che ci siamo…..credo nel recupero che deve passare dalla presa di coscienza dei fattori di malessere!!! Comunque se ciò accade un “Handicappato” può vivere, e far vivere, meglio di tanti cosidetti normali!!!

  11. Lucia

    Purtroppo è vero che il desiderio di fare figli per una realizzazione individuale spesso fa perdere di vista il significato e l’importanza di educare una creatura nella società attuale. Siamo noi adulti per primi a fare cose senza cognizione

  12. Maura

    Non condivido molto l’articolo.. ci sono cose in esatte dal punto di vista psicologico. E soprattutto parla di bambini anaffettivi perché non hanno genitori che si occupano di loro perché lavorano. ma mica sono solo i genitori che insegnano le emozioni ai bambini. Anzi la mappa dell’espressione dei sentimenti si forma soprattutto a scuola. E’ fondamentale la presenza di bravi insegnanti fin dalla scuola di infanzia. Poi non condivido questa cosa che se mancano certe esperienze positive nei primi 3 anni di vita il danno è fatto. Questo è sconfermato da moltissime ricerche recenti che dimostrano che la prima infanzia non è definitiva nella formazione della personalità. Galimberti è un filosofo. Dovrebbe astenersi dal parlare di psicologia

  13. Illuminante nella sua “semplicità”. Galimberti non fa altro, e di ciò bisogna rendergli merito, di riportare tutto alla radice; disfandosi di tanti fronzoli post sessantottini (et similia): i sentimenti sono qualcosa di più evoluto delle pulsioni, vanno insegnati, in massima parte tale compito è da ritenersi in capo ai genitori, per espletarlo essi necessitano di tempo… e via così. Nessuna scoperta dell’ultim’ora, di cui peraltro non si avverte alcun bisogno, ma una preziosissima operazione di scomposizione in numeri primi per ritornare alle fondamenta: natura e cultura, che sono poi mamma e papà. (seannevola.eu)

  14. Giuliano Benuzzi

    La neutralità, data la relazione carismatica, evita, nel rapporto discente/insegnante, lo sbocco verso il plagio. Così come nella relazione madre/figlio-a la componente erotica viene rimossa quale rimozione edipica, pena alterare la crescita della personalità, così come negli anni 50-60, ad esempio, l’opinione politica del docente veniva evitata presentando tutte le opinioni possibili, comprese quelle contrarie, e parimenti reali e lecite, così il naturale erotismo nel rapporto insegnate/discente deve essere il più possibile rimosso pena alterare l’oggetto primario di tale relazione che , a mio parere è l’apprendimento di competenze disciplinari. Se negli anni 50 e 60 si eccedeva mascherando una proposizione della propria soggettività ora si eccederebbe nel possibile plagio manifesto!!!

  15. pranvera

    Confermo il fatto che i primi tre anni di vita del bambino sono molto decisivi per la sua impostazione futura, sono praticamente fondamentali!!! Ho due figli e riconosco la differenza della mia prestazione tra il primo e il secondo. Non solo il tempo che si trascorre con loro ma anche lo stato d’animo della mamma e l’atmosfera che si respira in casa incidono nel benessere presente e futuro del figlio.

  16. Sono d’accordo oggi come ieri su tutto quello che Galimberti dice! Ho iniziato a lavorare tardi perché prima ho voluto, crescerei i miei figli. Lo stato dovrebbe dare una mano alle mamme che vorrebbero fare questa scelta e che con le condizioni che si sono verificate; oggi non è più possibile fare questa scelta. Quando si diceva “Non è la quantità ma la qualità che conta” Polemizzavo su questa frase! Oggi Il tempo mi dice che avevo ragione, quando il vortice gira, le cassandre non hanno voce. Quanti attacchi ho subito per le mie idee ristrettive… erano solo in anticipo al disastro nel quale ci troviamo e che tanto bene descrive il filosofo.

  17. Mauro Pastore

    Non è psicologicamente possibile, tanto meno scientificamente ma neppure filosoficamente, indicare nessi necessari di cause ed effetti tra il vissuto infantile ed il vissuto adulto. È possibile trovare tali nessi soltanto dopo il compiersi dei fatti e soltanto a patto che si riceva il racconto volontario di ciascuno. MAURO PASTORE

  18. John Bowlby. Mary Ainsworth, Mary Main, Kim Bartholomew. Hanno gia’ detto tutto loro. Perche’ non li citi? Puoi girare dentro una Ferrari, ma se ci metti l’etichetta “Galimberti” e poi vai a dire agli amici che stai guidando una “Galimberti”… non ci fai una bella figura. Saluti!

  19. Patrizia Mallamaci

    Concordo con Galimberti………….il sentimento si apprende. L’impegno e la responsabilita’ della famiglia e della scuola,deve permettere al bambino di vivere le proprie sane emozioni negative e positive in un clima di fiducia e serenita’ che solo l’adulto responsabile puo’ garantire. nella scuola l’educazione emotiva dovrebbe essere la prima disciplina da studiare per un sano sviluppo cognitivo e per una buona ricaduta sull’apprendimento.

  20. Maria Elisabetta

    sarebbe stato giusto sottolineare che la cura dei bambini nei primi anni di vita è affidata alla responsabilità di entrambi i genitori e non solo delle mamme, che se le mamme lavorano non è solo per sopravvivere e che l’analfabetismo emotivo dei figli non è conseguenza del fatto che le mamme lavorano.

  21. GIUSI RIILI

    LA FILOSOFIA OFFRE LA CAPACITA’ DI DARE INFINITE SOLUZIONI.
    PENSO CHE LA NOSTRA SOCIETA’ E’ ADATTA A FARE FIGLI LORO SONO LA VITA , IL FUTURO , LA GIOA, LA SPERANZA, LA CURA CONTRO L’APATIA DEGLI ADULTI.
    ADULTI SCHIAVI DI UNA VECCHIA MORALE FATTA DI FALSI MITI E GABBIE MENTALI.
    CURIAMO L’APATIA DEGLI ADULTI ECCO LA SOLUZIONE.

  22. Giuliano Acquaviva

    Allora quale miglior motivo di questo per cambiarla ‘sta società, una buona volta? Che altro stiamo aspettando?

  23. Filippo Massara

    Grazie Umberto per avere posto, ancora una volta, alla nostra attenzione questo probema che riguarda il futuro dei bambini e quindi della civiltà.
    La difficoltà che sta a monte è quella di convincere i giovani che stanno progettando la genitorialità, che questa presuppone una preparazione specifica al tema che hai sottolineato: ” la mappa delle emozioni e dei sentimenti si struttura entro i primi 3 anni di vita dei piccoli “. Ai 3 anni aggiungerei i nove mesi della gestazione.
    Il feto ha dei talenti relazionali che molti giovani madri e genitori non immaginano.
    Manca un piano scientifico e operativo per illustrare alle future madri, ma anche ai padri, la complessità di ciò che accade in questi 45 mesi, a livello di strutturazione nervosa e cerebrale,con i relativi risvolti psicologici, ai feti e ai nuovi nati. Prima dei corsi di formazione matrimoniale, bisogna organizzare dei corsi facili ma strettamente scientifici su che cosa sia l’inizio della vita e l’evoluzione fetale e neonatale.
    Personalmente, in questo senso, ho cercato di dare il mio piccolo contributo. Filippo Massara

  24. La straniera

    Mah… un po si esagera come nel tutto ultimamente. Faccio una riflessione semplice: una volta tutte le mamme stavano a casa, ma questo non vuol dire che stavano a giocare con i figli per tutto il santo giorno, anzi!! I figli venivano cresciuti più per strada che nel accudimento dei genitori. E mi sembra che venivano cresciuti meglio che a giorno d’oggi con tutte queste scuole di pensiero

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