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Da Vasco a Lucio Dalla. La biografia delle star secondo Michele Monina

Lo scrittore marchigiano racconta di aver trovato la propria strada professionale grazie alla musica del generoso cantante bolognese, da poco scomparso, al quale ha dedicato il libro cui tiene di più

Lia del Fabro
20 giugno 2012

Michele MoninaMichele Monina è uno scrittore che si è specializzato in libri su alcuni noti cantanti della musica italiana, trasformandoli quasi sempre in casi editoriali di successo. Non tutti i protagonisti dei suoi scritti, come racconta in questa intervista, sono tra i suoi preferiti dal punto di vista musicale, perchè a lui interessa soprattutto indagare quella che chiama “la fenomenologia del personaggio”: come e perché un artista riesca a fare scuola e a formare un seguito di fan devoti.

Di altri invece ha grande stima e anche riconoscenza, come per Lucio Dalla che l’ha aiutato a capire come raccontare la musica in forma di narrazione e del quale ricorda la generosità verso gli altri colleghi. L’ultimo impegno di Monina è, invece, una specie di sfida: scrivere dodici guide-inchiesta su altrettante città europee per “capire l’aria che tira”, proprio in un momento di crisi profonda del sistema Europa.

Una speciale nicchia nel mondo dell’editoria

 

Come ha iniziato a scrivere le storie di cantanti famosi?

Cover libroHo cominciato come narratore, anche se la mia formazione giovanile è di musicista. Alla fine degli anni ’90 scrivevo come critico musicale per Tutto Musica, testata della Mondadori in cui mi era capitato di fare sia l’editing, che il ghost writer (l’autore senza firma) per alcuni libri di cantanti. Questo esercizio di entrare nella poetica dei vari artisti per cercare di renderla sulle pagine di un libro, mi ha fatto venire l’idea di poter scrivere in prima persona per raccontare il mio punto di vista.

Le case editrici erano però convinte che le biografie non funzionassero per il nostro mercato. Ma il primo libro, che ho pubblicato nel 2004 dedicato a Vasco Rossi, è andato molto bene, è entrato in classifica dove è rimasto anche per parecchio tempo. Da allora mi si sono aperte molte porte e ho scritto più di venti biografie. Insomma, tutto è stato casuale, però in breve ho capito che avrei potuto trovare un mio spazio come autore pur senza scrivere romanzi.

Come sceglie i personaggi?

L’idea di fondo iniziale era di scrivere, con la pretesa di essere un narratore. La biografia di artisti e personaggi famosi viventi mi permette oltre alla narrazione della musica, di fotografare i nostri tempi. Mi piace raccontare artisti che rappresentano anche “altro” rispetto a loro stessi.

Si tratta quasi sempre di personaggi con un seguito forte, penso a Vasco Rossi che ha un popolo che si identifica con lui. Oppure a delle icone della musica italiana, come Laura Pausini, Elisa, Giuliano Sangiorgi dei Negroamaro. Discorso a parte è Lady Gaga, sulla quale ho scritto il primo libro al mondo a lei dedicato, tradotto anche all’estero, perché avevo intuito che sarebbe diventata un personaggio e ho giocato d’anticipo. E poi il cantante Michael Stipe dei R.E.M., in questo caso perché, per una volta, volevo narrare una generazione attraverso un mio mito.

Che cosa trova il lettore nelle sue biografie?

Certamente non il gossip perchè a me non piace raccontare i fatti privati; mi interessa scrivere della musica e della vita dei cantanti per indagare sulla fenomenologia del personaggio e su che cosa un artista rappresenta per tante persone

Non ho la pretesa di fare il sociologo, però mi piace studiare l’aspetto più sociale di un cantante che magari non rientra neppure nei miei gusti musicali, ma di cui riconosco il talento e un ampio successo di pubblico. La cultura popolare non mi è mai sembrata un’idea banale, perché chi ha un largo seguito ha sempre un “qualcosa” di speciale e io cerco di far luce proprio su quello.

Quanto conta il talento

 

Più in generale cosa ha capito di questo mondo, è tutto costruito a tavolino o conta ancora il talento?

Ho scritto un piccolo libro, una specie di parodia, proprio su come entrare nel mondo dello spettacolo e diventare famosi senza talento. Credo comunque, nel caso degli artisti di cui mi sono occupato, che accanto a una progettazione ci sia del talento. Altrimenti è dura restare famosi.

Pensiamo a Madonna che non sa né cantare ne ballare in modo eccezionale però da oltre trenta anni è ai vertici perché è un’ottima manager e si circonda di persone in gamba. Oppure Lady Gaga, che prima ancora di esordire si era già affidata per la sua immagine a personaggi come il fotografo artista La Chapelle.

Poi ci sono anche i recenti fenomeni delle trasmissioni Tv di talent scout, dove spesso questi artisti sono destinati a scomparire perché sfruttati per qualche anno e sostituiti poi da altri. In definitiva direi che, nel mondo della musica, la fase della progettazione è tra le più interessanti, ma non esiste una formula esatta per centrare il risultato.

C’è qualcuno tra quelli su cui ha scritto che l’ha più colpita?

Anche se devo fare i conti con i fan, non sono mai particolarmente tenero con i personaggi su cui scrivo. E’ una scelta precisa. Non tendo a affezionarmi, anche perché tranne pochi casi, è raro che io abbia raccontato di cantati che stazionano sul mio stereo.

Tra quelli che ho studiato, mi ha colpito molto il fenomeno Lady Gaga, sulla quale ho capito tanti dettagli che superficialmente non avevo colto. Poi c’è il caso di Lucio Dalla, che è molto diverso da quasi tutto quello che ho scritto. Volevo scrivere un libro per me, su un personaggio e una storia che piacessero a me.

L’ho scritto prima della sua scomparsa, nonostante sapessi bene che non c’era un mercato e così è stato perché, quando è uscito edito da Arcana, il libro ha venduto poco. Poi, dopo la morte di Dalla, forse perché l’ultimo libro pubblicato sul cantante, è entrato in classifica.  Io non l’avevo scritto per guadagnare, ma per raccontare una storia che mi interessava.

Un personaggio genoroso che ha fatto scuola

 

Ha un ricordo di Lucio Dalla da darci?

Devo premettere che ho iniziato a appassionarmi di musica per tre dischi che mi hanno segnato: Banana Republic di Dalla/De Gregori, For Everyman di Jackson Browne e New adventures in Hi-Fi dei R.E.M., perché erano tutti modi di fare musica in forma di narrazione. Questi dischi mi hanno aiutato a trovare la mia strada.

E a Dalla devo in parte le mie scelte professionali e confesso che ho dell’affetto per lui, a differenza di altri su cui ho scritto. Anche se le sue scelte musicali, dagli anni ’90 in poi, non le condividevo più, è stato un personaggio che ha fatto scuola. Una persona che amava la musica e che per questo voleva emergessero i veri talenti. Lo ha fatto con tanti cantanti, che poi a loro volta hanno spronato altri giovani artisti creando così la cosiddetta “scuola bolognese” che ruotava intorno alla sua figura.

Adesso questi musicisti stanno portando avanti i suoi progetti, non c’è stata dispersione del lavoro di un’artista che tanto ha fatto per la musica. Sostenere altri musicisti era una caratteristica di Dalla: la sua generosità non era una scelta così scontata e neppure diffusa nel mondo della musica .

Ha scoperto qualche curiosità su questo mondo?

Ho nel cassetto una raccolta di leggende metropolitane sulla musica pop italiana che credo non pubblicherò mai, perché il libro sembra interessare molti editori, ma poi non se ne fa mai nulla.

È un mistero perché ci sia un timore reverenziale verso storie che conoscono bene tutti quelli che frequentano questo ambiente. Non si discute sulla sostanza di alcune vicende, ma a me interessa indagare su perché certe vicende della musica italiana non siano raccontate per smontare i meccanismi dello star system.

I suoi progetti futuri?

Da parte ho un archivio sulla musica e sui suoi protagonisti che mi permetterebbe di scrivere molte altre biografie. Ma per un po’ non mi dedicherò alla musica perché il prossimo progetto è una specie di record. Scrivere, in dodici mesi, dodici libri dedicati ad altrettante città europee, a metà strada tra la guida e l’inchiesta. Un pretesto per parlare di Europa e per capire veramente quale è il clima che si respira in un momento difficile come questo. Non a caso la prima città da cui voglio partire è proprio Atene.

 

 

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