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Marco Aime: l’altruismo viaggia online

Gli esseri umani vivono di relazioni. E la Rete promuove condivisione di informazioni e conoscenze. Un modo per donare agli altri tempo e competenze. Ce ne parla un antropologo

di Monica Onore
30 luglio 2010

Rete Marco Aime internet dono condivisione altruismoLa rete rende possibile condividere e scambiare informazioni che potremmo definire secondo la logica del dono; ognuno regala una parte del proprio tempo per creare una sorta di sapere globale accessibile a tutti. Lo stesso vale per i free software che nascono dalla collaborazione volontaria, dove tecnici specializzati si adoperano per regalarci piattaforme da usare gratuitamente. Ne parliamo con Marco Aime, antropologo e docente di Antropologia Culturale presso l’Università di Genova che ha scritto insieme ad Anna Cossetta il libro Il dono al tempo di internet Einaudi edizione.

Marco Aime, antropologoChi regala il proprio tempo e sapere in rete?

In rete è possibile usufruire d’informazioni facilmente e gratuitamente. Gran parte della ricompensa derivante dalle relazioni interpersonali è intrinseca, si è appagati dalla relazione stessa. Attraverso la reciprocità dello scambio si creano relazioni, comunità, gruppi e per questo hanno un grande successo i social network, i peer to peer, i blog, i file sharing.
Con una piccola partecipazione degli utenti si sono creati bacini e informazioni molto ampi, facilmente raggiungibili e non vincolati ad un territorio specifico. Internet è un’architettura aperta, un grande cantiere che vive di apporti collettivi e volontari e che si rimodella grazie a pratiche antiutilitaristiche.

Hands wikipedia, album di nojhan/flickrCome ad esempio Wikipedia, l’enciclopedia informatica che si costruisce sulla  base di contributi, che tutti noi consultiamo e che è diventata una realtà permanente grazie al lavoro di migliaia di volontari.
Ma si possono trovare anche una serie d’informazioni specifiche su come risolvere problemi. Dai consigli su dove comprare una chitarra elettrica, riparare una moto o trovare una riposta a un problema informatico. Anche queste sono piccole forme di dono che la rete rende accessibili a tutti, con poco sforzo e facilitando la nostra esistenza.

 E perché succede?

Credo che il meccanismo assolva due funzioni sul piano della condivisione del tempo e dei saperi. Da un lato sostituisce gli spazi fisici che vengono sempre di più a mancare cioè i luoghi di aggregazione soprattutto nelle grandi città. Dall’altro, come media consente di ampliare la propria rete di contatti e di rendere semplice, gratuito e veloce lo scambio di informazioni di file e di altri elementi conoscitivi.

Social Media, album di Rosaura Ochoa/flickrSi dona e si condivide senza conoscersi personalmente, si può parlare davvero di rapporti umani?

La rete mette in luce un paradosso. Se da un lato diciamo che sono sempre più difficili le relazioni tra gli individui, dall’altro in realtà attraverso questi nuovi canali mediatici ne avviamo molte di più.
In questo caso le opinioni sono duplici. C’è chi vede nella rete una sorta di morte della comunità e perdita totale del contatto fisico e reale e chi la intende come qualcosa che si aggiunge alle relazioni del mondo reale. Mi sento di sostenere quest’ultima posizione. La rete non sostituisce del tutto le nostre relazioni, ne crea di nuove, ma non per questo sopprime o fa soccombere quelle già esistenti. La vita continua anche fuori da internet.

Uno dei rischi della rete è confondersi e perdere la propria identità?

Second Life, album di Madame_Kitty/flickrDirei che si mettono in moto meccanismi molto complessi. Ci sono persone che trovano un’identità più solida in rete di quella della vita reale. Sono casi estremi. In realtà può aiutare a vincere una certa timidezza, a partecipare e condividere maggiormente parti di sé. Credo che il problema sia sempre nella capacità di vivere entrambi i momenti quelli virtuali e quelli  fisici.

La rete crea nuovi spazi d’immaginazione, forme di aggregazione e identità che si aggiungono a quelle “classiche”.

Rende anche più facile a gruppi di persone condividere gli stessi interessi, argomenti e visioni della vita. Si riesce ad allargare la cerchia di persone che la pensa allo stesso modo;  l’unico rischio potrebbe essere quello di perdere la capacità di confrontarsi con chi la pensa diversamente.

L’altro può diventare un nemico?

Noi in qualche modo tendiamo a identificarci in qualche gruppo o comunità, e questo non ha nulla di negativo anzi è molto importante. Quello che diventa pericoloso è quando questo tipo di appartenenza viene utilizzato contro qualcuno. Se l’identità è negazione dell’altro diventa un’arma molto pericolosa. Se, invece, diventa un modo per riconoscersi allora è positivo.

Battlefield 2, album di StarMama/flickr - Wii-rage, album di Aphexlee/flickr
Nella rete si condividono informazioni importanti, ma anche molto superficiali, come difendersi?

Quello dell’appiattimento culturale, se non si hanno capacità e strumenti critici è il rischio che si corre navigando in rete.  Mettere tutto sullo stesso piano significa mischiare interventi o elementi di alto profilo con altri più dilettantistici e superficiali. Navigare necessita di una maggiore capacità di discernimento, altrimenti si rischia di cadere nella trappola della semplicità apparente che non porta a nulla.

 

Ma di tutte queste informazioni che ne facciamo?

La rete è un media molto effimero. Quello che passa spesso svanisce. Prima le lettere che si ricevevano venivano conservate; oggi le mail vengono cancellate. C’è una maggior rapidità di consumo, è vero. Ma su certe tematiche, più impegnate o che coinvolgono un certo numero di persone, la rete ha una ricaduta incredibile.  Si creano movimenti  per protestare contro lo sfruttamento, le ingiustizie o altro ancora e che in poco tempo diventano movimenti più reali e concreti.

Written in the sand, album di nattu/flickr

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