Wise Society : Franco Arminio: natura, comunità e poesia contro la solitudine contemporanea
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Franco Arminio: natura, comunità e poesia contro la solitudine contemporanea

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3 Luglio 2026

Franco Arminio fa riscoprire il potere della parola, quella che fa risuonare in noi un ricordo lontano, un’antica ferita o una sensazione sopita. Leggere le sue poesie o ascoltarlo dal vivo significa riscoprire l’attenzione nell’epoca della disattenzione, cogliendo un’urgenza più concreta: tornare ad abitare il presente con uno sguardo diverso. Ne abbiamo parlato con lui durante CinemAmbiente, il contesto perfetto per affrontare questi temi: come ci ha raccontato, la “salvezza” non sta nel correre più veloci, ma nel coraggio di lasciare spazio al vuoto e alla cura: sono questi i “luoghi” in cui possono crescere sentimenti più solidi, capaci di resistere all’insensato logorio della vita moderna.

La natura e la vita comunitaria per (ri)trovare il senso della vita

La solitudine del nostro tempo non è una condizione accidentale, ma il risultato di un progressivo isolamento dal mondo naturale e dalla vita comunitaria. Arminio ci ricorda che non siamo creature autosufficienti: l’illusione di poter fare a meno degli altri e di ciò che vive al di fuori di noi ci sta portando a un lento e inesorabile deperimento spirituale in cui perdiamo noi stessi. 

Noi ci ammaliamo se siamo lontani per troppo tempo dalla natura“, spiega il poeta, invitandoci a riabilitarci lentamente, giorno dopo giorno, a un contatto più autentico con il pianeta e tutte le creature che lo abitano, anche quelle inanimate.

L’importanza di stare nel vuoto 

La vita contemporanea è un continuo susseguirsi di impegni: alcuni non possiamo evitarli, altri li aggiungiamo coscientemente alla nostra agenda personale perché abbiamo l’illusione di riempire la nostra vita per mostrarla, poi, sui social. In questa corsa abbiamo però perso la capacità di valorizzare il vuoto che, secondo Franco Arminio, è il luogo in cui nascono i sentimenti più forti: perché senza una “vigilia” e senza una “coda”, le nostre esperienze diventano effimere, destinate a essere cancellate dal momento/contenuto successivo.

La lentezza è quindi la nostra arma per vivere il presente e per assaporarne ogni istante della nostra esistenza. Ma si può vivere in modo lento e consapevole in una società che ti porta, per sua natura, a fagocitare ogni istante per passare immediatamente a quello successivo? O in un mondo in cui le informazioni si susseguono incessantemente l’una all’altra senza sosta? Per Franco Arminio è possibile: non dobbiamo necessariamente fuggire dall’attualità, ma possiamo scegliere di avere “un piede nell’attualità e un piede altrove“.

La cura di sé è la cura degli altri

L’intervista a Franco Arminio si chiude con una prospettiva potente sulla cura di sé e degli altri. La vera cura di sé, quella che evita al nostro spirito di avvizzire, afferma il poeta, avviene quando volgiamo lo sguardo al di fuori di noi. 

Avere cura significa abitare la Terra come “infermieri di comunità”: dedicare tempo alla gentilezza e all’attenzione verso gli umani, ma anche verso gli animali, le piante e l’intero paesaggio non fa bene solo agli altri, ma anche a noi stessi.

Perché quando ci chiudiamo nel nostro privato, pensando che il successo o l’autosufficienza siano le chiavi del benessere, in realtà ci stiamo condannando a una profonda tristezza. La lezione di Arminio è netta: non siamo autosufficienti; la nostra linfa vitale arriva dall’esterno. Solo alimentando la generosità e riconoscendo il dolore e la bellezza dell’altro possiamo, di riflesso, alimentare la nostra parte più profonda.

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