L'esperto Marco Crepaldi spiega il fenomeno dei "celibi involontari", al centro anche della serie "Adolescence", che coinvolge sempre più giovani, terreno fertile per misoginia, estremismo e atti di violenza
Negli ultimi anni, il termine incel – abbreviazione di involuntary celibate, ovvero “celibe involontario” – ha assunto un significato ben più ampio e inquietante rispetto alla sua definizione originaria. Non si tratta solo di persone che non riescono ad avere relazioni sentimentali o sessuali, ma di una vera e propria sottocultura online, prevalentemente maschile, che spesso coltiva frustrazione, misoginia e rabbia verso la società. Un mondo oscuro che la recente miniserie britannica Adolescence, disponibile su Netflix, ha saputo rappresentare con grande potenza narrativa. Wise Society a intervistato un esperto della materia, Marco Crepaldi, per comprendere più a fondo questo fenomeno sempre più diffuso nella nostra società, dietro il quale si nasconde un disagio profondo, soprattutto giovanile, che non di rado sfocia in violenza da parte anche di giovanissimi contro le donne, ma non solo…
Chi sono gli incel: il significato del termine
Partiamo innanzitutto dalla definizione di Incel e dal suo significato. Il termine incel è l’abbreviazione di “involuntary celibate”, ovvero celibe involontario. Per traslato e più in generale, tuttavia, questa parola indica una sottocultura online composta principalmente da uomini che si definiscono incapaci di avere relazioni sessuali o affettive, nonostante lo desiderino. Questi individui condividono la convinzione che il loro fallimento nelle relazioni sia causato da una società che privilegia l’aspetto fisico, la ricchezza e lo status sociale.
Nata inizialmente come una rete di supporto per persone sole, la comunità incel ha assunto con il tempo connotazioni fortemente misogine e violente. Al centro del pensiero incel c’è una visione distorta dei rapporti di genere: le donne vengono spesso dipinte come esseri superficiali che scelgono solo uomini fisicamente attraenti (chad), mentre gli incel si sentono esclusi in modo sistematico dal “mercato dell’amore”.
Perché alcuni incel arrivano a uccidere
In casi estremi, la frustrazione e l’odio coltivati online possono sfociare in radicalizzazione violenta. Diversi gli episodi nel mondo che hanno avuto come conseguenza anche l’omicidio. Fra gli esempi più noti quello di Elliot Rodger, autore della strage di Isla Vista (California) nel 2014, che uccise sei persone e ne ferì quattordici prima di suicidarsi. In un manifesto lasciato online, dichiarava vendetta contro le donne e contro gli uomini che avevano successo con loro. Il suo caso ha ispirato altri attacchi simili in altre parti del mondo, portando l’FBI statunitense a classificare l’estremismo incel come una minaccia crescente legata al terrorismo domestico.
Incel e radicalizzazione online
Il fenomeno incel si sviluppa quasi esclusivamente sul web, in forum e social network dove l’odio viene amplificato e normalizzato. Le comunità online funzionano come camere dell’eco, rinforzando convinzioni tossiche e spingendo i membri più vulnerabili verso pensieri estremi. Il mix tra isolamento sociale, fragilità psicologica e disinformazione crea un terreno fertile per la violenza.
L’appeal della sottocultura incel fra i giovani e la serie “Adolescence”
La serie documentaria Adolescence, creata da Jack Thorne e Stephen Graham, affronta con intensità il fenomeno degli incel, concentrandosi su alcuni dei suoi aspetti più crudi e inquietanti. Al centro del racconto c’è Jamie Miller, un tredicenne isolato, vittima di bullismo e invisibile agli occhi degli adulti, che finisce per uccidere la sua compagna di classe, Katie. La serie non si limita a narrare un fatto di cronaca: attraverso uno stile asciutto, privo di retorica, girato in piano sequenza e senza musica, immerge lo spettatore nella mente del protagonista, mostrando in modo spietato come solitudine, emarginazione e fragilità possano trovare terreno fertile nel mondo digitale.
È proprio online che Jamie entra in contatto con la cosiddetta manosfera – un ambiente tossico popolato da incel, pick-up artist e movimenti antifemministi – che lo illude di comprensione, mentre in realtà lo trascina verso una visione distorta della realtà, fondata sull’odio e sulla giustificazione della violenza. Adolescence racconta con precisione e senza filtri il processo di radicalizzazione che può colpire anche i più giovani, offrendo un ritratto inquietante ma necessario di un fenomeno in preoccupante espansione nella realtà della nostra società, dove la violenza giovanile è sempre più frequente.
Testi: Vincenzo Petraglia
Riprese e montaggio: Fabio Restelli

