Le persone con cui parliamo ogni giorno regolano il nostro umore, il sonno, l’energia e persino il sistema immunitario. Ecco perché è importante riconoscere quelle per noi positive o quelle tossiche, per imparare a gestirle nel migliore dei modi
Le relazioni non sono “una parte” della nostra vita. Sono la lente con cui la viviamo. Le persone con cui parliamo ogni giorno regolano il nostro umore, il sonno, l’energia e persino il sistema immunitario. Non è retorica: il cervello umano è fatto per sintonizzarsi sugli altri. Quando stiamo bene con chi abbiamo intorno, stiamo meglio anche dentro. Il problema è che non tutte le relazioni ci nutrono. Alcune ci svuotano.

Tiziana Zubani, Naturopata
Le aree relazionali che influenzano di più il nostro mondo interiore
Non tutte le relazioni sono uguali e ci sono delle aree della nostra sfera relazionale che ci toccano di più rispetto ad altre. Sono tre quelle più importanti:
Amicizie: le amicizie sono il nostro “termometro”. Segnali che ti fanno stare bene: Ti fanno ridere, ti dicono la verità, ti tengono a terra. Segnale che ti fanno bene: dopo averle incontrate vivi una sensazione di leggerezza, anche se gli argomenti trattati sono stati pesanti. Segnali di disagio: percezione di fatica, di svuotamento, non riesci a essere sul pezzo, percepisci giudizio e non riesci ad essere sincero.
Relazioni lavorative e di collaborazione: qui si gioca sul rispetto, sulla chiarezza di obiettivi e non ultimo sulla fiducia, che insieme si può collaborare per risultati comuni. Segnali che ti fanno stare bene: puoi permetterti di dire “non lo so” senza timore, gli errori servono a imparare e i meriti si condividono. Segnali di disagio: la relazione ti svuota come energia e mortifica la stima verso te stesso; passi le giornate a interpretare sottintesi, ti chiedi cosa pensano veramente e hai paura di chiedere, ti senti in dovere sempre di dimostrare il tuo valore: questo è un disagio che bisogna superare lavorando sulla propria autostima.
Relazioni sentimentali: sono quelle con l’impatto più alto perché toccano la tua vulnerabilità e il bisogno di sicurezza e di essere amato. Segnali che ti fanno stare bene: ti senti visto e libero di essere te stesso. Ti senti accolto e ben voluto, I conflitti se gestiti con rispetto e accettazione avvicinano e amplifica il sentimento di unione e portano più vicinanza. Segnali di disagio: ti senti insicuro, non sai mai bene se quello che fai va bene, cammini sulle uova, minimizzi i tuoi bisogni, giustifichi comportamenti che ti feriscono. In questo caso va rivisto l’amore verso te stesso come sblocco importante per non permettere ad altri di farti sentire sbagliato.

Foto: Helena Lopes / Unsplash
Come riconoscere ciò che ci dà disagio
Il corpo avvisa prima della mente. Fai questa prova dopo un incontro:
Energia: Come mi sento? Meglio? Più carico o più stanco, con poca energia e più demotivato?
Corpo: Mascella tesa, pancia chiusa, respiro corto? Domanda: da cosa devo difendermi in questa relazione?
Pensieri: Sto rimuginando su cosa avrei dovuto dire? Cosa mi impedisce di dare risposte chiare ed esaustive?
Se 2 risposte su 3 sono di malessere, quella relazione ti sta costando. Non significa che la persona sia “tossica”. Significa solo che in quel momento quella dinamica ti fa male, e devi riprendere un contatto più profondo e attivo sulla tua capacità di relazione prima di tutto con te stesso.
Imparare a difendersi dalle relazioni che tolgono energia, in attesa di essere in grado di gestirle è il primo passo verso un nuovo stato di benessere.
Come modificare la comunicazione nelle relazioni difficili
Non possiamo cambiare l’altro. Possiamo cambiare il modo in cui ci poniamo. L’obiettivo non è “vincere” la discussione, ma proteggere il nostro stare.

Fra i temi trattati nel libro “La seduzione dell’anima”, anche quello di una ottimale gestione delle relazioni. Sul sito www.tizianazubani.it è possibile scaricarne un’estratto gratuito.
Possiamo utilizzare diverse strategie comunicative che funzionano davvero. Per esempio, invece di: “Tu non mi ascolti mai”, prova: con”Ho bisogno di dieci minuti in cui mi ascolti senza interruzioni. Possiamo farli ora?”
La comunicazione funziona in quanto togli l’attacco e parli di te, l’altro non ha bisogno di difendersi e migliora il suo ascolto. funziona: togli l’attacco e parli di te.
Ancora, una frase che pone un confine invece di sopportare o esplodere:
“Capisco il tuo punto. Io però non sto bene quando mi si parla con questi toni.
Modifichiamo la modalità o ne riparliamo dopo”.
Funziona in quanto mette un limite senza chiudere la comunicazione. La cosa importante è sempre chiedere, non dare per scontate già le risposte.
Nelle collaborazioni lavorative il 90% dei conflitti nasce da aspettative non dette. Ad esempio: “Per me una buona collaborazione significa: scadenze chiare e risposte entro 48 ore. Per te cosa significa?”. Funziona perché allinei le regole del prima di iniziare.
Fondamentali, nella comunicazione, anche prendersi delle pause strategiche. Quando l’ansia sale e le parole si fanno taglienti, fermati. Un esempio: “Tengo a questa conversazione e a te. Ho bisogno di 20 minuti per calmarci e tornare più lucidi”. Funziona perché eviti di dire cose che poi ti costano giorni per riparare. Scegliere ciò che ci fa stare bene non è egoismo.
Scegliere non significa tagliare le relazioni
Investi di più dove ti senti nutrito e dove sai che anche la tua presenza è fonte di nutrimento per l’altro. Chiama quell’amico/a, proponi quel progetto di lavoro che ti entusiasma, rinegozia dove vale la pena. Molte relazioni difficili migliorano se cambia la comunicazione.
Allontana con rispetto dove il costo è troppo alto. A volte la scelta più amorevole è mettere distanza, il che non sempre significa tagliare definitivamente una relazione. Concludiamo e rispondiamo a come le relazioni influenzano il nostro stare: riconoscere ciò che ci fa male e scegliere ciò che ci fa bene. Le relazioni sono come l’aria: non ci pensi finché mancano o ti mancano. Decidono quanto dormiamo, quanto ci fidiamo di noi, quanta energia abbiamo per creare. Stare bene non è trovare le persone “perfette”. È imparare a riconoscere cosa ci fa bene e a comunicare anche quando è difficile.
Tiziana Zubani, Naturopata

