Non sempre è un nemico da combattere, dipende da come la viviamo e da come ci relazioniamo ad essa. I suggerimenti della naturopata Tiziana Zubani per gestirla al meglio e trasformarla in risorsa e in un'opportunità di crescita
L’ansia ha una pessima reputazione. La sentiamo come quel nodo allo stomaco che ci blocca prima di una presentazione, ci ruba il sonno, ci fa riscrivere la stessa frase venti volte. Ma se chiediamo a scrittori, manager musicisti, designer, molti ci diranno: “Senza un po’ di ansia non farei così bene”. Quindi è veleno o carburante?

Tiziana Zubani, Naturopata
Quando l’ansia ci blocca: il freno a mano tirato
L’ansia diventa un freno quando attiva il sistema “fuga o immobilità” del cervello. Perfezionismo paralizzante: “Se non è perfetto, non vale la pena farlo uscire”. Finiamo per non mostrare nulla. Avvitamento: rimandiamo, ci distraiamo, non scriviamo una riga, non progetti. Rumore mentale: la mente è così occupata a prevedere il peggio che non resta spazio per le connessioni insolite che generano idee. A livello neurologico, l’amigdala iperattiva inibisce la corteccia prefrontale, cioè proprio l’area che usiamo per il pensiero divergente e la pianificazione creativa. In questo stato, creare diventa fisicamente più difficile.
Quando l’ansia diventa debilitante e ci toglie il respiro, possiamo utilizzare esercizi di respirazione inspirando contando fino a 3 ed espirando contando fino a 6, se questo non basta, possiamo mettere sul polso un cubetto di ghiaccio, questo serve a riportare l’attenzione alle funzioni fisiche e interrompe il processo ansiogeno distraendolo.

Foto: Road Trip with Raj / Unsplash
Non tutta l’ansia è uguale
La psicologia distingue tra ansia debilitante e ansia facilitante. Un livello moderato di ansia restringe il campo dell’attenzione.

Nel libro “La seduzione dell’anima” la gestione dell’ansia ricopre un ruolo centrale. Sul sito www.tizianazubani.it è possibile scaricarne un’estratto gratuito.
Elimina le distrazioni e ci costringe a concentrarci su ciò che conta ora.
È il motivo per cui molti lavorano meglio sotto scadenza.
Sensibilità ai dettagli: l’ansioso nota incongruenze, rischi, sfumature che altri ignorano.
In scrittura, musica, organizzazione eventi, questo si traduce in un lavoro più compiuto.
Spinta emotiva: l’ansia è energia. Se non la consumiamo nel rimurginio, possiamo canalizzarla nel gesto creativo, nel risolvere situazioni caotiche del quotidiano: molti artisti e non solo, usano l’opera, il progetto, come modo per dare forma e controllo a qualcosa che dentro è caotico.
Pensiamola come la caffeina: una tazzina ci sveglia, cinque ci fanno tremare le mani.
Come affrontare l’ansia e fare la differenza
La differenza sta nel modo in cui ci relazioniamo con l’ansia. Non è tanto quanta ansia abbiamo, ma cosa ci facciamo: Ansia come freno – Ansia come motore. Nominiamola e riduciamola a compito: invece di “ho ansia per il progetto”, diventa “ho ansia perché non so da dove iniziare”.
Ora abbiamo un problema risolvibile: facciamo uno schema di 5 punti in 10 minuti. L’azione abbassa l’ansia meglio del pensiero. Usiamo il tempo, diamo all’ansia 25 minuti di lavoro intenso, poi 5 minuti di pausa. Il limite le impedisce di espandersi all’infinito.
L’ansia di per sé non è né creativa né distruttiva. È energia neutra. Diventa un freno se ci fermiamo a litigare con lei. Diventa un motore se accettiamo che ci sia e la mettiamo a spingere la bici mentre pedaliamo. Le persone più serene, non sono quelli senza ansia. Sono quelle che hanno imparato a lavorare con lei senza darle il comando.
Tiziana Zubani, Naturopata

