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Terapia forestale: cos’è, benefici e dove farla

di Emanuele Francati
26 Settembre 2025

Tutto quello che c’è da sapere sulla terapia forestale in Italia

Camminare lentamente tra gli alberi, respirare con intensità l’aria umida del sottobosco. Rallentare il passo, e con lui anche i pensieri: la terapia forestale non è solo una passeggiata nel verde, ma una pratica decisamente più strutturata, volta alla ricerca del benessere psicofisico attraverso il contatto con la natura. Un po’ come il Forestling, il percorso per ritrovare se stessi che attraversa boschi e sentieri naturali. 

Una sensazione di benessere? Effetto placebo? No: la terapia forestale si fonda su basi scientifiche, ed è proprio grazie a questi studi che in Italia sta prendendo così piede, con la nascita di percorsi certificati nei boschi più suggestivi del nostro Paese. Scopriamo cos’è la terapia forestale più nel dettaglio, quali benefici offre alla nostra salute e dove è possibile sperimentarla in modo guidato, consapevole e responsabile.  

terapia forestale

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Cos’è la terapia forestale

Il nome lascia poco spazio all’immaginazione: terapia ci fa subito pensare a qualcosa che fa bene alla salute, sia essa fisica o mentale, e forestale ci porta in un istante nel bel mezzo di un bosco. Ma cos’è, quindi, la terapia forestale? Esattamente questo: una pratica di benessere che unisce natura, consapevolezza e scienza Nasce ufficialmente in Giappone negli anni ‘80, dove rappresenta una risposta concreta agli alti livelli di stress causati dalla vita urbana e dalla cultura del superlavoro.

Essere felici al lavoro non è impossibile, certo, ma ai tempi determinati concetti non erano neppure contemplati: benessere del dipendente ed equilibrio tra vita privata e professionale sono ideali sani diventati priorità solo negli ultimi tempi. Così nasce la terapia forestale, o meglio, la “Shinrin-yoku”, termine giapponese che significa più precisamente bagno nella foresta, e che sintetizza appieno il concetto: immergersi, lentamente e consapevolmente, tra gli alberi. Respirare, osservare. Rallentare. L’obiettivo? Ristabilire un equilibrio tra corpo e mente attraverso il contatto diretto con l’ambiente naturale. 

A partire da questa intuizione, il governo giapponese ha cominciato a promuovere percorsi forestali terapeutici e a studiarne gli effetti sulla salute. Le ricerche hanno restituito risultati sorprendenti, dimostrando che il tempo trascorso nei boschi riduce i livelli di cortisolo – l’ormone dello stress -, abbassa la frequenza cardiaca e offre numerosi altri benefici a corpo e mente. Risultati che hanno spinto anche altri Paesi, tra cui la Corea del Sud, gli Stati Uniti e diversi altri Stati europei, a sviluppare programmi simili sfruttando il proprio territorio. 

Anche in Italia la terapia forestale ha preso piede con interesse sempre più crescente, specialmente negli ultimi anni. Il Consiglio Nazionale delle Ricerche (CNR) ha avviato diversi studi scientifici per valutare gli effetti del contatto guidato con la natura, mappando diversi boschi ad alto valore terapeutico in regioni come il Trentino-Alto Adige, il Piemonte, la Toscana e l’Abruzzo. Questo accadeva poco tempo fa, intorno al 2017, in collaborazione con enti come il CAI (Club Alpino Italiano) e varie università. E ha portato, nel 2020, alla pubblicazione delle prime linee guida italiane per la pratica della terapia forestale: sono diversi, oggi, i boschi-pilota in cui è possibile partecipare a sessioni strutturate, con professionisti formati che guidano all’ascolto del respiro, all’osservazione silenziosa e al movimento consapevole tra gli alberi. 

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Perché fare terapia forestale: i benefici

Che la si chiami forest bathing, shinrin-yoku o terapia forestale, il succo non cambia: questa pratica porta con sé gli stessi incredibili benefici per la salute umana. Tutti, per altro, supportati da studi scientifici approfonditi, condotti con grande dedizione in Giappone, in Corea del Sud, negli Stati Uniti e, più di recente, anche in Europa. Studi che hanno dimostrato come il contatto guidato con la natura possa generare effetti positivi misurabili su corpo e mente. Quali? 

Dal punto di vista fisiologico, la terapia forestale è in grado di ridurre sensibilmente i livelli di cortisolo, come abbiamo già accennato. Meno ormone dello stress significa un senso di calma maggiore, un rilassamento profondo. Camminare lentamente tra gli alberi, respirando in modo consapevole, aiuta a regolare la pressione arteriosa, rallentare il battito cardiaco e abbassare i livelli di glicemia. Ma non finisce qui: trascorrere del tempo nei boschi stimola la produzione di cellule NK -natural killer-, fondamentali per il sistema immunitario nella difesa da virus e cellule anomale. È stato dimostrato, poi, che i fitoncidi -composti organici volatili rilasciati dagli alberi- hanno effetti antimicrobici e immunostimolanti sugli esseri umani. 

Un vero e proprio toccasana per il corpo, ma i benefici psicologici sono altrettanto rilevanti e sorprendenti. La terapia forestale può essere una valida alleata nellalleviare disturbi come ansia, depressione lieve, affaticamento mentale e insonnia. Tutti problemi strettamente correlati alla vita frenetica che tutti, chi più chi meno, conduciamo oggi come oggi. Ma lì, immersi in un ambiente privo di rumori artificiali, schermi e notifiche, il cervello può finalmente trovare pace. Riposarsi, ricalibrarsi, accedere a uno stato di calma e chiarezza. Anche la creatività e la capacità di concentrazione ne traggono vantaggio: molti partecipanti alle sessioni riferiscono di sentirsi più lucidi, presenti e ispirati dopo l’esperienza.

Oltre all’effetto individuale, la terapia forestale ha un impatto positivo anche dal punto di vista sociale e ambientale. Favorisce un atteggiamento più empatico e rispettoso nei confronti della natura, stimolando comportamenti sostenibili e promuovendo un senso di responsabilità ecologica. In un mondo sempre più digitale e frenetico, riappropriarsi del contatto diretto con la terra e gli alberi diventa una forma di resistenza gentile, ma potente.

Non dimentichiamo, poi, il valore accessibile di questa pratica. Non servono attrezzature costose, non c’è bisogno di essere atleti professionisti. Basta un bosco, un po’ di tempo e la voglia di lasciarsi guidare. Anche per questo, la terapia forestale è sempre più riconosciuta come una risorsa concreta per la salute pubblica e il benessere collettivo.

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Dove fare terapia forestale in Italia

Enti di ricerca, parchi naturali e guide professioniste hanno individuato diversi luoghi adatti alla pratica di terapia forestale in Italia. È stato il CNR, in particolare, attraverso l’Istituo per la BioEconomia, ad avviare progetti pilota per mappare e validare i cosiddetti boschi terapeutici. Luoghi naturali in cui le condizioni ambientali -biodiversità, silenzio, altitudine, qualità dell’aria e della luce- sono ideali per la salute e il benessere psicofisico. 

Il Trentino-Alto Adige è la regione principale, e non ci sono troppi dubbi a riguardo: verde ovunque, montagne, valli incontaminate, qui, sono i veri protagonisti. Uno dei primi boschi certificati per il forest bathing in Italia è stato quello di Paneveggio-Pale di San Martino (TN), celebre per la sua foresta dei violini. Anche Val di Fiemme e Val di Non pullulano di percorsi dedicati alla salute tra abeti rossi, larici e sentieri attrezzati per esperienze sensoriali.

Dopodiché abbiamo la Toscana, con il suo Monte Amiata: qui, boschi di faggi e castagni a circa mille metri di altitudine sono l’ideale per passeggiate rigeneranti e workshop guidati. Ma è nel Casentino (AR) -e in particolare nel Parco Nazionale delle Foreste Casentinesi-, che il CNR ha sperimentato protocolli scientifici per misurare i benefici del bagno nella foresta. 

In Piemonte possiamo immergerci nel Parco Naturale Veglia-Devero (VB), un’area di grande valore ecologico e sede di attività riconosciute, oppure nell’Oasi Zegna (BI). Progetto pionieristico, unisce escursionismo consapevole e cultura del benessere in natura. 

L’Abruzzo è un’altra regione tanto verde quanto adatta a questo genere di attività. In particolare, il Parco Nazionale della Majella (uno dei parchi nazionali più belli d’Italia) è tra i luoghi più attivi nell’integrare attività di salute, turismo responsabile e viaggiare lento, sempre con un occhio di riguardo nel valorizzare le risorse naturali. Sempre nei paraggi, il Bosco di Sant’Antonio di Pescocostanzo è un’altra area perfetta per camminate guidate in silenzio, in mezzo a una faggeta millenaria. 

Queste sono le regioni principali, ma non certo le uniche in cui praticare la terapia forestale. In Lazio si trovano percorsi adatti nei Monti Simbruini e nei Monti Cimini, anche in prossimità di Roma, mentre Liguria, Umbria e Marche offrono numerose esperienze guidate con esperti di ecopsicologia e camminate meditative nei parchi regionali e nelle riserve. Molti di questi percorsi sono accessibili al pubblico attraverso escursioni guidate da professionisti formati in medicina forestale, psicologia ambientale o discipline olistiche. Alcuni parchi organizzano persino ritiri e weekend esperienziali, in collaborazione con enti di ricerca o associazioni specializzate.

Ad ogni modo, puoi sempre consultare la mappa dei boschi terapeutici sul sito dell’Istituto per la BioEconomia del CNR o rivolgerti agli enti parco regionali, sempre più sensibili alla promozione del benessere in natura.

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Alcune curiosità sulla terapia forestale

Sapevi che gli alberi parlano con noi? Di certo non nel modo in cui siamo abituati a pensare alla comunicazione, ma lo fanno anche le piante. A livello chimico, parlano con noi. Durante una sessione di terapia forestale, infatti, il nostro corpo beneficia dei fitoncidi, composti aromatici rilasciati dalle piante con lo scopo di difendersi da batteri e insetti. Queste molecole, oltre a compiere azione difensiva, hanno anche un effetto benefico sull’uomo: inalate durante le passeggiate, aiutano a rafforzare il sistema immunitario e a calmare la mente. Un altro motivo per cui la natura ci fa così bene, e un’altra curiosità che rende così interessante la terapia forestale. 

Che, ricordiamolo, non è affatto un’escursione sportiva. Anzi, non potrebbe che essere più lontana e diversa da qualsiasi cosa definibile sport. Qui il ritmo è lento, spesso ci si ferma per il solo gusto di ascoltare, osservare. Respirare. Conta più l’intenzione, che la distanza coperta. Infatti, il percorso può durare anche 1-2 ore ed essere lungo meno di 2 chilometri. Decisamente diverso da una pratica sportiva, dal momento che qui non c’è né performance, né traguardo.  

Eppure, i benefici sono talmente tanto evidenti che persino i medici stanno cominciando a prescrivere la natura come parte delle terapie integrative o preventive. Succede in Paesi come Canada, Scozia e Giappone, ma anche in Italia stiamo cominciando a muoverci in quella direzione: il CNR ha avviato protocolli di sperimentazione per includere la terapia forestale nei percorsi di benessere e prevenzione, specialmente per ansia e stress. 

Una terapia accessibile a tutti, che non ha bisogno di tecnica o di preparazione. La chiave del bagno nella foresta è la presenza consapevole mentre si cammina: non c’è nulla da ottenere, né da dimostrare. Basta esserci, respirare, osservare. Un’esperienza semplice, ma radicale in un’epoca dominata dalla fretta e dall’iperconnessione.

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