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Tutto sul tampone del Coronavirus

Come funziona, in che cosa consiste il prelievo, chi lo deve fare

Fabio Di Todaro
2 marzo 2020

«Sto rientrando da Milano a Latina, l’azienda mi concede per un’altra settimana la possibilità di lavorare da casa. Una volta a casa, dovrò sottopormi all’esame del tampone del Coronavirus?». La domanda è la stessa che, da diversi giorni, migliaia di lavoratori originari del Sud e del Centro Italia stanno ponendo al loro medico di base alla luce dell’epidemia provocata dal nuovo Coronavirus.

La risposta interessa in realtà anche chi nelle zone rosse e gialle di Lombardia e Veneto ha scelto di rimanere. Chi si muove dal focolaio verso aree in cui si registrano pochi o nessun caso di contagio, come deve comportarsi? «In assenza di sintomi, il test non è al momento sostenuto da un razionale scientifico», è quanto afferma il Consiglio Superiore di Sanità in un parere che blinda le scelte adottate dal Ministero della Salute nelle circolari del 22 e del 25 febbraio. A dispetto di quanto fatto finora in molte regioni, il test del tampone non è dunque raccomandato a chi non manifesta i sintomi provocati dal nuovo coronavirus. Ovvero: tosse, raffreddore, febbre, malessere generale, difficoltà del respiro. Fino alle situazioni più gravi, rilevabili attraverso la comparsa della polmonite.

Tampone per coronavirus

Tampone per il Coronavirus Foto: iStock

Tampone del coronavirus: di cosa si tratta?

Il tampone faringeo consente di analizzare la mucosa della faringe e individuare la presenza di eventuali virus o batteri. Solitamente, si effettua in caso di sospette infezioni ed è il modo più immediato per capire se una persona sia entrata a contatto con il nuovo Coronavirus. Per prelevare la mucosa, è sufficiente introdurre in bocca un bastoncino rivestito di cotone (simile ai cotton fioc) che aiuta il medico a prelevare il materiale dalla superficie della mucosa tonsillare. Per evitare che il tampone venga contaminato da altro materiale biologico, presente su denti e lingua, l’operatore usa un abbassalingua (lo stecco che serve per tenere ferma la lingua) per accedere più facilmente alla faringe. Una volta prelevato un campione di materiale genetico, il tampone viene immerso in un gel e mandato nei laboratori di analisi, che hanno il compito di verificare la positività o meno al virus.

tampone del coronavirus, epidemia

Secondo i dati della Protezione Civile aggiornati al 1 marzo sono stati eseguiti oltre 21.000 tamponi di Coronavirus in Italia,

 

Dopo il tampone, come avviene la diagnosi alla positività o negatività al Coronavirus

Una volta arrivato al laboratorio, i tecnici analizzano il campione, per determinare l’eventuale presenza batterica e porzioni dicodice generico del coronavirus. Lesito del test può richiedere, in condizioni standard, dalle 4 alle 6 ore. Se il tampone faringeo risulta positivoviene fatta un’ulteriore verifica, come previsto dal protocollo, per confermare in modo definitivo il contagio. Questa spetta all’Istituto superiore di Sanità, incaricato di confermare l’eventuale positività dei test diagnostici e di screening effettuati sui vari territori. Nei laboratori di Roma avviene l’estrazione dell’Rna del virus e la successiva amplificazione. Il risultato viene poi comunicato alle autorità competenti che, soltanto a quel punto, hanno la certezza o meno di positività di un tampone faringeo.

L’altra faccia della medaglia: perché non viene fatto un esame di massa?

La rinuncia a un esame di massa ha sollevato diverse polemiche, perché in questo modo è ipotizzabile che, rispetto ai primi giorni, cali il numero dei contagi. Finora, infatti, molte Regioni hanno comunicato esiti di positività per indagini diagnostiche che mancavano ancora della conferma da parte dell’Istituto Superiore di Sanità (ecco spiegato anche perché in diversi casi poi è giunta la notizia di una negatività, dopo un primo esito positivo). La comunità scientifica appare compatta dunque nel considerare (almeno al momento) valido questo approccio, necessario anche per non ingolfare i laboratori di virologia molecolare delle singole regioni e dell’Istituto Superiore di Sanità. Certo, un rischio, seppur residuo, permane. Quello di avere in giro persone asintomatiche e inconsapevoli di essere entrate a contatto con il virus che, continuando a condurre una vita sociale senza privazioni, possono diventare veicolo di contagio per altre persone.

Twitter @fabioditodaro

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