Al Symposium di Medicina dei Sistemi promosso da Guna a Milano emerge una visione della salute sempre più protesa a superare la cura della singola malattia per considerare l'individuo nella sua complessità, grazie all'integrazione tra medicina personalizzata, innovazione tecnologica e approccio sistemico
La medicina del futuro non guarda più soltanto alla malattia, ma all’intera persona. È questo il messaggio emerso dalla quinta edizione del Symposium di Medicina dei sistemi, che ha riunito a Milano oltre 300 tra medici, ricercatori, professori universitari e studiosi provenienti da discipline diverse per confrontarsi sulle nuove frontiere della salute.
Al centro del dibattito una trasformazione che potrebbe ridefinire il modo in cui vengono concepite prevenzione, diagnosi e cura: passare da un approccio focalizzato sulla singola patologia a una visione più ampia, capace di considerare l’individuo nella sua totalità biologica, psicologica, sociale e ambientale.

Foto: Freepik
Dalla medicina della malattia alla medicina della persona
L’edizione 2026 del Symposium, ospitata il 6 giugno al Piccolo Teatro Grassi di Milano e intitolata “Medicina e complessità. Dialoghi tra Scienza, Filosofia, Arte e Religione”, è stata realizzata da PRM Academy, con il supporto non condizionante di GUNA, azienda farmaceutica di riferimento in Italia per la low dose medicine, e il patrocinio dell’Università degli Studi di Milano, FNOMCeO e OMCeO Milano, ed ha posto l’accento sulla necessità di superare modelli sanitari frammentati per adottare una prospettiva più integrata.
Secondo gli esperti intervenuti, le grandi sfide contemporanee – dall’invecchiamento della popolazione all’aumento delle malattie croniche, fino alla sostenibilità dei sistemi sanitari – richiedono una lettura più complessa dei fenomeni che influenzano la salute.
Non esistono infatti solo fattori biologici. Stili di vita, ambiente, relazioni sociali, alimentazione, condizioni economiche e benessere psicologico concorrono tutti a determinare lo stato di salute di una persona.
Cos’è la Medicina dei sistemi
A questo cambio di paradigma risponde in modo congruo la Medicina dei sistemi, un approccio che considera l’organismo umano come una rete complessa di relazioni e interazioni.
L’obiettivo non è più osservare singoli organi o sintomi in modo isolato, ma comprendere come geni, cellule, metabolismo, sistema immunitario, ambiente e comportamenti dialoghino continuamente tra loro.
Si tratta di una prospettiva che punta a intervenire sulle cause profonde delle malattie e non soltanto sulle loro manifestazioni.
Medicina personalizzata: cure su misura per ogni individuo
La medicina personalizzata è la naturale conseguenza di questo profondo cambiamento in atto all’interno della medicina e della ricerca scientifica, certamente uno dei settori più promettenti dell’innovazione sanitaria.
L’idea è semplice: persone diverse possono reagire in modo differente alla stessa terapia. Per questo prevenzione, diagnosi e trattamenti devono essere adattati alle caratteristiche specifiche di ciascun individuo, tenendo conto del patrimonio genetico, della storia clinica e degli stili di vita.
La convergenza tra medicina personalizzata e medicina dei sistemi viene oggi considerata una delle principali direttrici della medicina del futuro.
Diagnosi più precoci e terapie più efficaci
Secondo gli studiosi, l’integrazione di questi approcci potrebbe portare benefici significativi sia per i pazienti che per i sistemi sanitari. Tra i vantaggi più rilevanti, diagnosi più tempestive e accurate; trattamenti maggiormente mirati; riduzione degli effetti collaterali; migliore capacità di prevedere l’evoluzione delle patologie; strategie preventive personalizzate; maggiore efficacia nell’utilizzo delle risorse sanitarie.
La disponibilità di dati clinici, biologici e digitali (e in questo l’intelligenza artificiale giocherà sempre più un ruolo chiave a disposizione di medici e ricercatori) consentiranno di costruire percorsi di cura sempre più predittivi e personalizzati.
Un contesto in cui ben si inserisce la medicina a bassi dosaggi (o low dose medicine), che rappresenta una interessante applicazione clinica dei principi della medicina dei sistemi, orientata a modulare i processi biologici e le reti di comunicazione intercellulare attraverso l’impiego di basse dosi di molecole fisiologicamente attive.

Alessandro Pizzoccaro, presidente e fondatore di GUNA, nel corso del Symposium di Milano.
Il paradigma della complessità: una nuova chiave per leggere la salute
Uno dei concetti più discussi durante il Symposium è stato quello di complessità: secondo questa visione, salute e malattia non possono essere comprese attraverso schemi lineari e semplificati. Ogni fenomeno biologico è il risultato di molteplici interazioni che coinvolgono fattori genetici, ambientali, sociali e culturali.
Per questo motivo diventa fondamentale favorire il dialogo tra discipline diverse. Al Symposium si sono confrontati infatti esperti di medicina, immunologia, neuroscienze, fisica, filosofia, sociologia e antropologia, in un percorso che ha evidenziato quanto la salute sia un tema trasversale e multidimensionale.
Un concetto sottolineato con fermezza nel corso dell’evento anche Alessandro Pizzoccaro, presidente e fondatore di GUNA. “L’innovazione della medicina“, ha detto, “non può nascere attraverso visioni isolate, ma necessita di un confronto tra discipline, esperienze e sensibilità diverse. Per questo motivo sosteniamo con convinzione momenti come il Symposium, un appuntamento fondamentale per un dialogo aperto e interdisciplinare, in grado di offrire risposte efficaci alle sfide sanitarie del nostro tempo e di quelle che ci attendono in futuro”.
E non a caso l’evento ha scelto di affiancare agli interventi scientifici anche momenti artistici e teatrali, sottolineando il valore di una medicina capace di mantenere uno sguardo umano oltre quello tecnico.
Innovazione e sostenibilità sanitaria: una sfida sempre più urgente
L’evoluzione verso una medicina più predittiva, personalizzata e partecipativa non rappresenta soltanto un’opportunità clinica, ma anche una risposta alle sfide della sostenibilità sanitaria.
L’aumento delle malattie croniche, l’invecchiamento della popolazione e la crescente domanda di cure impongono infatti modelli più efficienti e orientati alla prevenzione. Investire nella comprensione precoce dei fattori di rischio e in percorsi di cura personalizzati potrebbe, infatti, contribuire a ridurre i costi legati alle complicanze e migliorare la qualità della vita delle persone.
Vincenzo Petraglia

