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Sclerosi Multipla: la sperimentazione del metodo Zamboni

Sono in corso studi e verifiche per accertare il legame esistente tra CCSVI e Sclerosi Multipla ipotizzato da Paolo Zamboni, che consentirebbe, con un semplice intervento di angioplastica dilatativa, di migliorare le condizioni dei malati di SM

da Salute 24 ore, Il Resto del Carlino, Il Giornale di Brescia
27 Dicembre 2010

Paolo Zamboni Universtità di Ferrara, Italia, foto di Serse82

Nel 2010 si è parlato molto di Sclerosi Multipla. In particolare si è parlato di CCSVI, insufficienza venosa cerebro-spinale cronica. Ovvero un cattivo drenaggio dovuto alla presenza di ostruzioni all’interno delle vene. La sindrome è stata ampiamente descritta e studiata da Paolo Zamboni, Direttore del Centro Malattie Vascolari dell’Università degli Stufi di Ferrara. Al centro del dibattito mediatico è stata proprio la correlazione individuata da Zamboni tra CCSVI e Sclerosi Multipla. Secondo il suo studio, pubblicato per la prima volta nel 2008 sul Journal of neurology, neurosurgery & psychiatry, la CCSVI è ritenuta responsabile del 90% dei casi di Sclerosi Multipla.
La sindrome, diagnosticabile con un ecodoppler specifico, è curabile con un semplice intervento di angioplastica dilatativa che, a detta di alcuni, è in grado di migliorare vari sintomi della SM.
All’ospedale Sant’Anna di Ferrara sono lunghe le liste di attesa dei pazienti malati di SM che aspettano di sottoporsi all’intervento. Da novembre infatti Il comitato etico dell’ospedale ha approvato il protocollo della sperimentazione promossa dalla Regione per la diagnosi e il trattamento della CCSVI. Lo scopo della sperimentazione di Paolo Zamboni è proprio quello di accertare se esiste un vero legame tra Ccsvi e la sclerosi multipla. Ma sono diverse le strutture nel resto di Italia che hanno messo a punto studi sulla diagnosi e il trattamento della CCSVI.

Il metodo Zamboni ha attirato l’attenzione anche della comunità scientifica internazionale e in molti Paesi sono già state avviate sperimentazioni cliniche su malati e volontari. Tra i primi, il Jacobs Neurological Institute di Buffalo e l’Albany Vascular Group Study di Albany, New York, ma studi preliminari sono attualmente in corso anche in Polonia, Giordania e Serbia.

Il 23 novembre del 2010 il presidente della Commissione d’inchiesta sul Servizio sanitario, Ignazio Marino ha presentato una mozione volta a «monitorare la raccolta dati di correlazione tra CCSVI e sclerosi multipla e predisporre controlli adeguati sulla correttezza delle sperimentazioni in atto». In Italia però, nonostante le sollecitazioni da parte delle associazioni dei malati, la CCSVI non è riconosciuta come patologia a sè stante e secondo alcuni non basta riaprire una vena occlusa per curare la Sclerosi Multipla.
I neurologi della Sin (Società italiana di neurologia) mettono in guardia sulla correlazione tra Ccsvi (l’insufficienza venosa cerebrospinale cronica) e Sclerosi multipla.
Secondo Il presidente Sin, Antonio Federico non è corretto «non ritenere che esistano ancora molti dubbi ed incertezze nei confronti di un complesso argomento, sul quale si stanno confrontando esperti nazionali ed internazionali». Certamente «è indispensabile sostenere la ricerca scientifica in tal senso e far sì che i risultati possano essere i più corretti possibile e scientificamente inattaccabili, in un ambito dove ancora oggi esistono numerose complessità metodologiche».
Molto cauta anche l’Aism (Associazione italiana sclerosi multipla) che «raccomanda alle persone con SM di non sottoporsi all’operazione se non all’interno di studi clinici controllati e di non affidarsi a cliniche private». Qualora una persona con SM decida comunque di praticare l’intervento, AISM suggerisce «di esigere dal medico un’informazione corretta sui rischi legati all’operazione e sull’assenza ad oggi di dimostrazioni scientifiche a sostegno dell’efficacia dell’operazione stessa».

La speranza ora è che la ricerca scientifica in Italia e all’estero sia in grado di dare presto delle risposte sicure e definitive.

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