Ecco il significato di PFAS e quali effetti provoca sulla salute
Ci sono sostanze invisibili a occhio nudo, ma che riescono a lasciare un’impronta profonda sull’ambiente, e non solo: anche sulla nostra salute. I PFAS, per esempio, le sostanze chimiche eterne: già questa dicitura rende l’idea dell’enorme impatto ambientale che ha questa categoria di sostanze. Ma cosa sono i PFAS e dove si trovano?
Resistenti, persistenti, e ampiamente utilizzati nel mondo dell’industria, i PFAS si accumulano nel suolo, nell’acqua, e persino nel nostro corpo. Senza degradarsi per decenni. O, in altre parole, inquinando le nostre risorse per decenni. Oggi, in questo articolo, facciamo chiarezza su di loro, scoprendo nel dettaglio cosa sono, quali prodotti contengono PFAS, quali effetti provocano e quali sono i rischi legati alla loro esposizione. Naturalmente, poi, cercheremo di capire se e come possiamo agire per difenderci e ridurre l’esposizione a PFAS nella nostra vita di ogni giorno.

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PFAS: cosa sono e significato dell’acronimo
Prima di indagare sui possibili effetti che causano queste sostanze, facciamo un passo indietro e cerchiamo di capire di cosa stiamo parlando. Ovvero, cosa sono i PFAS e per cosa sta questo acronimo?
PFAS è l’acronimo di, in inglese: Per and PolyfluoroAlkyl Substances. Ovvero, Sostanze PerfluoroAlchiliche e PolifluoroAlichiliche. Detto così, non ci risolve molti dubbi, in effetti: in sostanza, quindi? Si tratta di una famiglia ampia di composti chimici -oltre 4.000-, utilizzati fin dagli anni Quaranta per via delle loro proprietà idrorepellenti, oleorepellenti e resistenti alle alte temperature. In parole semplici, i PFAS sono sostanze create in laboratorio per rendere i materiali impermeabili, resistenti alle macchie e duraturi. Queste caratteristiche li rendono alleati ideali da impiegare in una vasta gamma di prodotti di uso quotidiano: dai tessuti tecnici antimacchia, alle padelle antiaderenti, fino agli imballaggi alimentari e ai cosmetici.
E, fino a questo punto, non sembra esserci niente di negativo. Anzi, parrebbe che i PFAS siano di grande aiuto per la nostra quotidianità. Il problema principale? Questi composti non si degradano nell’ambiente (da qui il soprannome di “forever chemicals”) e si accumulano nel suolo, nelle acque e negli organismi viventi, esseri umani compresi.
Un danno irreparabile, enorme, una scelta da cui non si torna indietro. Una volta immessi nell’ambiente, i PFAS ci rimangono per decenni e decenni, senza mai decomporsi. Andando a inquinare e contaminare in modo pressoché definitivo tutte le preziose risorse che il pianeta ci mette a disposizione.

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Effetti sulla salute dei PFAS: cosa provoca?
Un problema per l’ambiente, quello dei PFAS, ma anche per noi e per la nostra salute. Perché sul momento mangiare cibo contaminato da PFAS o bere acqua che li contiene può non causare alcun effetto, ma a lungo andare i problemi insorgono eccome. Ci sono, infatti, effetti sulla salute legati all’esposizione ai PFAS dimostrabili, basati su fonti autorevoli, di cui oggi siamo a conoscenza.
In primis, i PFAS sono riconosciuti come interferenti endocrini, ovvero sostanze in grado di alterare il funzionamento di ghiandole come la tiroide, ovaie e testicoli. Un’azione che, di fatto, può compromettere gli ormoni e lo sviluppo fetale. Studi suggeriscono correlazioni con aborti spontanei, pre-eclampsia e sviluppo cerebrale alterato nei bambini. Inoltre comprometterebbe la fertilità stessa, un fattore in più che si associa ai danni dell’inquinamento ambientale sulla nostra capacità di avere figli.
L’esposizione prenatale ai PFAS è stata associata a ritardi cognitivi, iperattività e alterazioni dello sviluppo neurologico. Ricerche dell’Università di Padova hanno evidenziato che composti come PFOA, PFOS e PFHxS possono accumularsi in aree cerebrali sensibili nei neonati, causando danni irreparabili e ingenti. Non solo nei neonati, ma anche nei bambini: l’evidenza supporta correlazioni con ritardo nella crescita, basso peso alla nascita, e potenziali impatti sul loro sistema immunitario in via di sviluppo.
I problemi non finiscono qui, anzi, potremmo dire di aver appena cominciato la lista. È stata riscontrata anche una relazione con colesterolo elevato, ipertensione gestazionale e un maggior rischio di malattie cardiache. Inoltre, alcuni studi collegano l’esposizione ai PFAS a obesità e dislipidemia, così come a condizioni di immunosoppressione: i PFAS possono di fatto danneggiare le difese immunitarie, riducendo l’efficacia delle vaccinazioni in adulti e bambini.
L’accumulo nei tessuti, poi, può causare aumento di enzimi epatici, segnali di danni al fegato, e in alcuni casi tossicità epatica conclamata. Alcuni PFAS sono stati anche associati a un aumento del rischio di tumori a rene, testicoli, fegato, e potenzialmente al seno. L’Organizzazione Mondiale della Sanità classifica il PFOA (acido perfluoroottanoico) come cancerogeno certo e il PFOS (acido perfluoroottalsolfonico) come un probabile cancerogeno. Parole spaventose, che dovrebbero allarmarci e farci prestare la massima attenzione a ciò che compriamo, usiamo, introduciamo nel nostro organismo.
L’esposizione prolungata a PFAS, per concludere, è legata anche a condizioni di funzionalità renale compromessa, sia direttamente sia attraverso la loro influenza sul microbioma intestinale.
Non parliamo di ipotesi, ma di rischi quantificati. Un’analisi sulla presenza di PFAS nelle acque potabili ha stimato un aumento di casi di tumori ai sistemi digestivo, respiratorio, urinario e cerebrale correlati all’esposizione. Danni crescenti per la salute, e di portata seria: dall’interferenza ormonale allo sviluppo neurologico alterato fino a diversi tipi di cancro.

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Dove si trovano i PFAS
Inquinanti eterni, infidi, che si nascondono un po’ ovunque: le sostanze perfluoroalchiliche sono ampiamente diffuse nell’ambiente e nella nostra vita quotidiana. È la loro resistenza alla degradazione, in abbinamento alla loro versatilità, che li rende così tanto popolari e usati in prodotti di utilizzo comune, spesso e volentieri in modo silenzioso e invisibile. Scoprire dove si trovano i PFAS e in che modo ci entriamo in contatto ogni giorno è il primo passo per imparare a difendersi e a fare scelte più consapevoli, sostenibili e rispettose dell’ambiente.
PFAS nei cosmetici
Uno dei settori in cui ne troviamo in quantità maggiori è l’industria cosmetica. Qui i PFAS trovano largo impiego, venendo utilizzati con il fine di migliorare la texture dei prodotti, aumentarne la resistenza all’acqua –il cosiddetto effetto waterproof- o prolungarne la durata sulla pelle. La presenza di queste sostanze nei prodotti per la cura personale, però, solleva sempre più preoccupazioni legate alla salute e all’ambiente. D’altronde, pensare di spalmare sulla propria pelle qualcosa che va via a fatica non sembra poi così sano.
Tra i cosmetici che più spesso contengono PFAS troviamo in primis fondotinta e correttori a lunga tenuta, dove vengono inseriti per garantire una stesura uniforme e duratura. Poi, mascara e eyeliner waterproof, per via della loro elevata idrorepellenza, ma anche rossetti e lip gloss, che usano i PFAS per ottenere una texture liscia e resistente. Infine, li troviamo anche in smalti per unghie e prodotti per la protezione solare, per la loro capacità di aderire alla pelle o alle unghie anche in condizioni difficili.
Queste sostanze vengono assorbite facilmente attraverso la pelle o le mucose, ed è stato dimostrato che alcuni PFAS possono accumularsi nell’organismo. Anche se non tutti i composti sono ugualmente pericolosi, molti di essi sono associati a effetti tossici, motivo per cui diverse organizzazioni internazionali chiedono di limitarne l’uso.
Per ridurre l’esposizione, è consigliabile leggere attentamente le etichette (INCI) ed evitare i prodotti che contengono ingredienti come:
- PTFE (politetrafluoroetilene)
- Perfluorooctanoic acid (PFOA)
- Perfluorooctane sulfonate (PFOS)
- O termini con il prefisso “perfluoro-” o “polyfluoro-”
Scegliere cosmetici certificati naturali o biologici, che escludono i PFAS nella formulazione, è un passo utile per ridurre il rischio e tutelare la propria salute.
PFAS negli alimenti
Anche gli alimenti possono essere una fonte significativa di esposizione ai PFAS, a causa della loro capacità di infiltrarsi nella catena alimentare. Queste sostanze possono contaminare i cibi in diversi modi: attraverso l’ambiente (aria, suolo, acqua), durante i processi industriali, oppure tramite i materiali utilizzati per l’imballaggio e il trasporto.
Una delle principali fonti di contaminazione alimentare è l’acqua contaminata, usata per irrigare i campi o abbeverare gli animali. In questi casi, frutta, verdura, carne, pesce e latticini possono contenere tracce rilevanti di PFAS, come diretta conseguenza.
In particolare:
- Pesci di fiume o lago catturati in aree inquinate tendono ad accumulare quantità elevate di PFAS nel loro tessuto grasso.
- Carni rosse, pollame e uova possono contenere PFAS se gli animali sono stati allevati in zone contaminate.
- Prodotti confezionati, come popcorn da microonde, hamburger da fast food, pizze surgelate o snack industriali, possono essere contaminati a causa dei rivestimenti antiaderenti o impermeabili usati negli involucri alimentari.
Anche alcuni materiali da imballaggio, come i cartoni per cibi da asporto, le carte oleate e i contenitori per alimenti caldi, possono trasferire I PFAS direttamente al cibo con il calore o per semplice contatto. Per ridurre il rischio, è bene privilegiare alimenti freschi e non confezionati, evitare di riscaldare il cibo in contenitori non certificati per l’uso alimentare e controllare sempre la provenienza di pesce e carne. Scegliere fonti affidabili e tracciabili è una sicurezza di cui abbiamo bisogno.
PFAS nell’acqua
Un problema di portata immensa è anche la presenza di PFAS nell’acqua. In quella che usiamo per lavarci, per cucinare, ma anche in quella che introduciamo direttamente nel nostro corpo bevendo. Come possiamo leggere in questo articolo, secondo l’Istituto Superiore di Sanità, almeno duecentocinquantamila persone avrebbero utilizzato per anni e anni acqua potabile inquinata da PFAS.
In effetti, l’acqua potabile è una delle principali vie di esposizione ai PFAS per la popolazione generale. Queste sostanze, così persistenti e resistenti, possono infiltrarsi nelle falde acquifere e nei corsi d’acqua superficiali a causa di scarichi industriali, discariche, incendi con schiume antincendio (contenenti PFAS) e reflui civili non adeguatamente trattati.
Una volta presenti nell’ambiente, i PFAS si diffondono con rapidità nell’acqua e possono raggiungere i rubinetti delle nostre case. Qui in Italia, il problema è particolarmente sentito in alcune aree del Veneto, Piemonte, Lombardia e Toscana, dove sono stati riscontrati livelli elevati di contaminazione, portando alla sostituzione di impianti e alla distribuzione di acqua filtrata.
I principali rischi derivanti dall’acqua contaminata includono il consumo diretto (bere acqua contaminata), ma anche la preparazione di cibi e bevande con acqua contenente PFAS. Inoltre, anche l’uso domestico (doccia, lavaggio verdure) può contribuire all’assorbimento cutaneo o inalatorio.
Per difendersi, è assolutamente importante informarsi presso il proprio comune o gestore idrico sulla qualità dell’acqua potabile che raggiunge i nostri rubinetti, e utilizzare filtri a carboni attivi o a osmosi inversa, tra i pochi sistemi efficaci contro i PFAS. In caso di contaminazione accertata, preferire acqua in bottiglia (verificando la fonte) per bere e cucinare.
Controllare la qualità dell’acqua che beviamo ogni giorno è un passo fondamentale per limitare l’esposizione a queste sostanze. Perché bere più acqua è un bene per l’organismo, ma solo se davvero sana e libera da contaminazioni.

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Quali prodotti contengono PFAS
Alimenti, cosmetici e acqua non sono gli unici a rischiare la contaminazione da PFAS. Queste sostanze si trovano, purtroppo, in numerosi altri prodotti di uso quotidiano. La loro diffusione è così ampia perché le loro caratteristiche li rendono utili a molte applicazioni industriali e commerciali, e paradossalmente -o forse non così tanto- sono proprio le stesse che li rendono così pericolosi per l’ambiente e per la salute umana.
Li troviamo in padelle e pentole rivestite in Teflon, per esempio, una tipologia di PFAS. Queste possono rilasciare le sostanze tossiche soprattutto quando danneggiate o surriscaldate, ovvero in cottura. Le alternative più sicure comprendono acciaio inox, ghisa o ceramica.
Carta e imballaggi alimentari sono altri elementi a cui prestare attenzione: molti contenitori per cibo da asporto, sacchetti per popcorn da microonde, carte per hamburger o pizza e bicchieri rivestiti contengono PFAS per renderli resistenti all’olio e all’umidità.
Abbigliamento tecnico, giacche impermeabili, tende, moquette e divani trattati per resistere all’acqua e alle macchie spesso utilizzano PFAS. Sono diffusi anche in articoli sportivi e outdoor.
Utilizzate soprattutto in aeroporti, porti e basi militari, anche le schiume antincendio contengono elevate concentrazioni di PFAS, e rappresentano una delle principali fonti di contaminazione ambientale.
Li troviamo poi anche in diversi prodotti per la pulizia e la lucidatura. Alcuni detersivi, cere per pavimenti, prodotti per lucidare auto o mobili, e persino spray idrorepellenti possono contenere PFAS in qualità di agenti chimici.

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Cosa fare con i PFAS e come difendersi
Insomma, riuscire a evitare completamente i PFAS sembrerebbe un’impresa impossibile, nel mondo odierno. Per il bene nostro e dell’ambiente, però, dobbiamo impegnarci a ridurre l’uso di questi prodotti, preferendo alternative prive di PFAS. Sono molti, oggi, i marchi che optano per soluzioni più sicure e trasparenti: leggere le etichette e informarsi è il primo passo per fare acquisti sempre più consapevoli.
Evitiamo prodotti con sigle come PFOA, PFOS, PTFE e simili, concentrandoci su packaging con indicazioni tipo “PFAS-free”. Sostituiamo le padelle antiaderenti usurate, evitiamo il più possibile gli alimenti confezionati e, in generale, prestiamo più attenzione a cosa compriamo o applichiamo sulla nostra pelle. Ogni piccola azione contribuisce a uno stile di vita più sano e sostenibile.
