Come gestire pensieri strani, assurdi e ansia di impazzire
A volte la mente prende direzioni che non ci aspettiamo, che non vorremmo mai prendesse. Pensieri strani, assurdi, persino spaventosi, che ci fanno sentire fuori controllo. A disagio. Che ci fanno chiedere: ma succede a tutti o sono io che sto perdendo la testa?
In verità, è più comune di quanto non si pensi. Soprattutto nei momenti di forte stress, che sono molti, considerando la vita sbilanciata che quasi tutti conduciamo. Quando manca il work life balance, per esempio, ecco che la mente comincia a prendere strade contorte. Per fortuna no: fare pensieri strani non significa che stiamo impazzendo. Anzi: proprio il fatto di accorgercene e preoccuparcene è un segnale di lucidità. Un friendly-reminder che la nostra ragione è ancora lì, anche se qualcosa la sta mettendo a dura prova.
Interessante però capire cosa succede nella nostra mente in quei momenti: perché genera questi pensieri strani e la paura di impazzire che tanto ci preoccupa? Perché sentiamo di star perdendo il controllo? Cerchiamo di capirlo in questo articolo, scoprendo anche strategie pratiche e psicologiche che possono aiutarci a ritrovare la calma. Perché anche la mente, così come il corpo, ha bisogno di cura e di allenamento.

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Pensieri strani e paura di impazzire: cosa vuol dire?
A tutti capita di vagare con la mente. Sarà successo anche a te, almeno una volta nella vita: mentre il corpo è impegnato in una qualsiasi attività, la testa viaggia con i pensieri, esplora ricordi, crea fantasie. Fa piani per il futuro. E questo non solo è normale, ma è anche salutare: il mind wandering -così si chiama- fa bene a corpo e mente.
A volte, però, non si limita a questo. A volte questi pensieri sembrano prendere una direzione diversa, per non dire sbagliata. Non più semplici riflessioni o sogni ad occhi aperti che tanto ci fanno fantasticare: al loro posto immagini intrusive, idee che ci disturbano, pensieri che sembrano di qualcun altro. Di qualcuno completamente folle, ma di certo non nostri. Possono essere illogici e fuori contesto, ma anche peggio: violenti, assurdi, moralmente inaccettabili.
Della serie che sei in cucina con il tuo bambino in braccio e così, dal nulla, ti attraversa un pensiero che non potrebbe essere più lontano da te: “E se lo lasciassi cadere apposta?”. Ma come puoi aver pensato una cosa del genere? Proprio tu, che ami quel bambino più di qualsiasi altra cosa al mondo? Che faresti di tutto per lui? Che ti svegli ad ogni suo sospiro, che rispondi ad ogni suo pianto, che lo culli con gentilezza ogni volta che ne ha bisogno?
Dopo una cosa del genere è naturale sentire una sensazione sgradevole pervaderci, che si traduce in un solo orribile dubbio: forse sto impazzendo. Forse sono un pericolo per me e per chi mi sta intorno.
In realtà, tutto questo fa parte dell’esperienza umana. Sembra fuori dal normale -se davvero esiste, un “normale”-, sembra che succeda solo a noi e che gli altri invece abbiano solo pensieri canonici, ma non è così. Anche gli altri sperimentano cose simili, solo che, come noi, non lo raccontano in giro per la paura di essere additati come “pazzi”.
La verità è che la mente produce costantemente contenuti, non per forza desiderati, e non tutti sotto il nostro controllo. Il fatto che un pensiero sia strano o angosciante non significa che rifletta un nostro desiderio, né una realtà imminente.
Anzi, ciò che spesso alimenta il disagio è proprio il giudizio che diamo al pensiero stesso: lo etichettiamo come sbagliato, pericoloso, e ci attacchiamo ad esso con paura. E questo? Non fa altro che innescare un circolo vizioso: più cerchiamo di allontanarlo, più ritorna.
In ogni caso, se ti chiedi cosa succederebbe se ti lanciassi sotto un treno in corsa di proposito non significa che tu voglia farlo davvero. Se hai pensieri assurdi, angoscianti, spaventosi, prendi un bel respiro: è del tutto normale. Comprendere questo e la natura stessa dei pensieri intrusivi, accettando che non definiscono chi siamo, è il primo passo per affrontare quella sensazione di perdita di controllo, di paura di impazzire.

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Pensieri strani e assurdi: le possibili cause
L’ansia è la costante del nostro tempo. Può venire per una quantità infinita di cause, o anche -apparentemente- per nessuna. Possiamo avere paura del futuro, e anche questo in molti modi diversi: basti pensare che il 60% dei giovani soffre di ansia climatica, mentre in molti altri casi è la ricerca ossessiva di una perfezione irraggiungibile a creare malessere. Ma non è solo il futuro a causare ansia, pensieri strani e quella tremenda paura di perdere il senno: vediamo quali sono le principali possibili cause.
Una delle più comuni è sicuramente lo stress cronico. È vero: abbiamo visto in passato che lo stress non fa sempre male. Quando viviamo troppo a lungo sotto pressione, però -che sia per lavoro, studio, relazioni, o carichi mentali familiari-, è lì che il cervello inizia a funzionare in modalità “allarme perenne”. E in queste condizioni, è più che normale che produca pensieri caotici, a tratti assurdi. Come se stesse cercando di elaborare, di sfogare la tensione accumulata. Perché in qualche modo deve pur disfarsene.
Un altro fattore importante è la stanchezza mentale e fisica. Spesso, per altro, associata allo stress cronico di cui sopra. Dormire poco, saltare i momenti di pausa, vivere in continua iperstimolazione (notifiche, rumori, luci artificiali, multitasking): è inevitabile arrivare a un sovraccarico vero e proprio, andare in burnout. E questo può manifestarsi proprio sotto forma di pensieri bizzarri, ripetitivi o disturbanti.
Ci sono poi momenti delicati della vita in cui la mente si adatta a nuovi equilibri. Il post-partum, per esempio: un periodo di enorme cambiamento, dove la donna deve capire come prendersi cura di una nuova vita, di se stessa, riconoscendosi in un corpo che magari non è più quello di un tempo. Ma anche lutto, un cambio di identità, un nuovo ruolo al lavoro… Sono tanti i momenti difficili della vita, e non sempre siamo pronti ad affrontarli: un lutto può essere improvviso, per esempio, e coglierci di sorpresa in un periodo apparentemente tranquillo. Qualunque sia il caso, in fasi del genere è frequente sentire di “non riconoscersi”, anche nei propri pensieri. Ma non è follia: è transizione.
A volte poi si tratta solo di predisposizione. Purtroppo, certi di noi sono semplicemente più inclini a questo tipo di esperienza, per carattere. Una personalità molto sensibile, introspettiva o tendente al controllo è più facile che noti certi pensieri e ci si fissi, dando loro un peso maggiore di quello che realmente hanno.

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Ansia legati a pensieri strani: cosa fare
Succede una volta: lo noti e passi oltre. Succede due volte, ti ci soffermi un po’ di più. Succede tre volte, cominci a rimuginarci sopra, a porti domande, dubbi, preoccupazioni. Succede ancora: senti di impazzire. E la situazione peggiora. Ma cosa fare quando si verificano questi pensieri strani e l’ansia crescente che li accompagna?
La prima cosa da fare è non fare niente. O meglio, non farsi prendere dal panico. Ancora meglio: riconoscere che il pensiero non è pericoloso in sé per sé. È solo… un pensiero. E in quanto tale, non ha il potere di trasformarsi in realtà, né dice qualcosa di “sbagliato” su di te. Né, per altro, qualcuno può giudicarti per averlo avuto. Spesso, più ci spaventiamo e cerchiamo di combatterlo, più quel pensiero intrusivo torna prepotentemente: è il classico effetto “Non pensare all’elefante rosa”. Perciò, accettiamo la presenza di quel pensiero senza giudicarlo: come? Dicendoci mentalmente: “okay, è solo un pensiero un po’ più strano degli altri. Lo lascio passare.”.
Dare meno spazio mentale al controllo è un’altra strategia utile. Cercare di analizzare ogni singolo pensiero, capire da dove arriva o assicurarsi che non abbia rilevanza non fa altro che produrre l’effetto opposto. Lo mantiene attivo, reale, presente. Invece, se riportiamo l’attenzione al corpo aiuta a ridimensionarlo. Camminare, respirare profondamente, ascoltare musica o fare qualcosa di pratico e manuale sono tutte ottime opzioni.
Anche scrivere su carta ciò che si sta vivendo può aiutare a ridimensionare l’ansia e vedere le cose da una prospettiva più lucida. L’importante è scrivere liberamente, senza censure: il foglio non può giudicarti, ma ha bisogno della tua sincerità per assorbire l’ansia che ti sta attraversando.
Non dimenticare la possibilità, sempre aperta, di chiedere aiuto. Se questi pensieri sono per te un problema grande e ti generano sofferenza -o iniziano a limitarti nella vita quotidiana-, parlarne con un professionista è il modo più sicuro di affrontarli. E anche il più potente. La psicoterapia cognitivo-comportamentale, per esempio, dispone di strumenti molto efficaci per gestire i pensieri intrusivi e interrompere il circolo ansia-paura-controllo-ritorno del pensiero.

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Come eliminare i pensieri strani e paura di impazzire
Per quanto possa sembrare controintuitivo, il vero obiettivo non è eliminare i pensieri strani, ma cambiare il modo in cui li affrontiamo. Più ci sforziamo di cancellarli dalla mente, più tendono a tornare. La mente, infatti, non risponde bene ai divieti: se ti dici “non devo pensare questa cosa”, è quasi certo che ci penserai di nuovo. È un po’ come un bambino a cui diciamo di non toccare un certo oggetto, o un figlio adolescente a cui impediamo di uscire a un certo orario: tutti quei “no”, per loro, saranno oggetto di un desiderio crescente, incontenibile. È la natura dell’essere umano, ed è la natura anche del pensiero intrusivo.
La chiave, quindi, sta nella de-fusione cognitiva, ovvero la capacità di distaccarsi dai propri pensieri, riconoscendoli come eventi mentali passeggeri, e non come verità assolute. Un esercizio utile può essere dirsi in mente in modo chiaro quello che sta succedendo. Comincia la tua frase con “Sto avendo il pensiero che…” invece di “Sto pensando che…” : la differenza è sottile, ma aiuta a creare spazio tra te e ciò che la tua mente produce. È come dire: non sono io che sto pensando questo, è la mia mente.
Allo stesso tempo, devi anche cercare di normalizzare l’esperienza. Molte persone attraversano momenti in cui la mente genera immagini o pensieri assurdi. Anche le più equilibrate. Il problema nasce solo quando cominciamo a dar loro troppa importanza o a viverli come minacce.
C’è anche un altro punto importante. La paura di impazzire, spesso, altro non è che un sintomo dell’ansia anticipatoria. Temiamo che qualcosa dentro di noi “stia per crollare”, ma si tratta “solo” di un’illusione creata dallo stress, non un segnale di follia imminente pronta a sradicare la ragione dalla nostra mente. Le vere malattie psichiatriche gravi raramente generano questo tipo di paura consapevole. Anzi, chi ne soffre spesso non si rende nemmeno conto dei propri cambiamenti mentali. Essere consapevoli di ciò che sta capitando, per quanto ci sembri paradossale, è un “buon segno”. Significa che siamo lucidi, capaci di renderci conto che qualcosa in noi sta cambiando e succedendo.
Per concludere ribadiamo ancora una volta un concetto che ripeterlo non è mai troppo: affidarsi a un professionista non è mai una cattiva idea, soprattutto in questi casi. Iniziare un percorso con uno psicologo specializzato in disturbi d’ansia o ossessivo-compulsivi, che possa guidarti in un lavoro graduale di accettazione, ristrutturazione cognitiva e gestione emotiva, può davvero fare la differenza.
E nel frattempo che cerchi la strada migliore per te per affrontare la situazione, ricordati: non sei i tuoi pensieri. Sei lo spazio che li osserva, e puoi scegliere come rispondere senza paura del giudizio di nessuno.

