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Pasta al glifosato: cosa sappiamo sulla faccenda (e quali sono i rischi)

Fabio Di Todaro
8 Dicembre 2020

Il tema della presenza (in tracce) di glifosato nella pasta in vendita nei nostri scaffali ricorre ormai con cadenza fissa nel dibattito mediatico, da diversi anni. La questione è stata rilanciata dalla rivista «Il Salvagente», nel numero di settembre. Dopo aver condotto delle analisi di laboratorio su 20 confezioni di spaghetti di altrettanti marchi, i colleghi hanno documentato la presenza in tracce in 7 diversi prodotti (6 dei quali realizzati con frumento acquistato da altri Paesi). Da qui il riaccendersi del dibattito sulla pasta al glifosato, che deve però essere riportato nei binari della realtà.

pasta al glifosato

Foto di Divani (Diva) / Unsplash

Pasta al glifosato: qual è il limite consentito per legge?

I quantitativi del diserbante rilevato sono talmente piccoli da non rappresentare un rischio per la persona. Secondo quanto stabilito dal regolamento 293/2013 dell’Unione Europea, infatti, il limite massimo consentito per il glifosato è quello di 10 milligrammi per ogni chilo di frumento.

Usare l’erbicida per la coltivazione del grano, dunque, non è vietato. Nemmeno in Italia, dove però dal 2016 ci sono comunque alcune restrizioni in più. Il glifosato non si può usare infatti prima della raccolta, ma eventualmente soltanto prima della semina. Una pratica che comunque risulta adottata con maggiore frequenza soltanto nelle Regioni del Nord dopo l’estate, a dispetto di quanto invece avviene in maniera più regolare in molti Paesi: compreso il Canada, che negli ultimi anni è diventato il primo Stato per esportazione di frumento verso l’Italia.

Il glifosato non può comunque essere mai utilizzato in prossimità di luoghi sensibili quali scuole, ospedali, strutture per anziani, binari della ferrovia. Queste sono le disposizioni in vigore fino a gennaio del 2022, termine entro il quale il comitato permanente insediato in seno alla Commissione Europea avrà completato il processo di revisione dei limiti massimi di residui di glifosato negli alimenti. Nel frattempo, però, i consumatori possono comunque continuare a mangiare la pasta senza troppi assilli. Indipendentemente anche dall’origine delle farine che compongono gli spaghetti, le penne, i fusilli e i maccheroni che portiamo a tavola.

pasta lunga: spaghetti e tagliatelle

Foto di Ilona Frey / Unsplash

Consumi sicuri per gli italiani

L’Autorità Europea per la Sicurezza Alimentare (Efsa) ha fissato sia una dose acuta di riferimento sia una dose quotidiana ammissibile di glifosato da parte del nostro organismo, senza che questa possa determinare dei rischi per la salute.

In entrambi i casi gli esperti hanno indicato una soglia di 0.5 milligrammi per chilo di peso corporeo. Una dose che, considerando il quantitativo di glifosato massimo che può esserci nel frumento in commercio nell’Unione Europea, è comunque impossibile da raggiungere. Questo è quanto si può affermare con ragionevole certezza tenendo conto dei consumi di pasta degli italiani: tra i 23 e i 25 chili a testa in un anno. Prima di addentrarsi nei numeri, però, occorre non dimenticare mai che le rilevazioni finora effettuate dagli uffici di Sanità marittima, aerea e di frontiera (Usmaf) del ministero della Salute, hanno sempre segnalato valori (abbondantemente) sotto la soglia fissata dall’Efsa.

Proteggersi dalla pasta al glifosato: come comportarsi? 

L’opzione più drastica per essere certi di non imbattersi nemmeno in tracce di glifosato è rappresentata dal consumo esclusivo di prodotti di origine biologica. Una soluzione che però può non risultare alla portata di tutti, per ragioni economiche e di praticità quotidiana.

Più praticabile è quella che favorisce la scelta di una dieta variegata: utile a favorire l’assunzione di tutti i nutrienti, ma anche a «diluire» eventualmente la presenza di contaminanti. Contaminanti, chimici in questo caso, che comunque non sono mai rilevabili nei piatti degli italiani in concentrazioni pericolose. Vale la pena, a riguardo, di citare i dati emersi anche quest’anno dal rapporto sulla presenza di residui fitosanitari negli alimenti stilato dal ministero della Salute, secondo cui il 99.2 per cento dei prodotti analizzati (relativi al 2018) è risultato regolare (o.8 per cento di irregolarità rispetto alla media europea del 2.5 per cento).

Penne e glifosato nella pasta

Foto di Markus Winkler / Unsplash

Cosa portare in tavola?

Stilare una classifica delle migliori paste italiane è un’operazione ardua, oltre che dal senso discutibile. Per dare un’indicazione ai lettori che rimarchi il gusto e la sicurezza alimentare, però, riprendiamo le conclusioni dell’ultima indagine sulla pasta svolta da «Altroconsumo» ) lo scorso anno. Tra i vari contaminanti ricercati, c’erano anche 400 pesticidi: tra cui anche il glifosato.

Twitter @fabioditodaro

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