Curarsi con la musica è una pratica sempre più diffusa, scopriamo come il suono, il ritmo e la voce ci possono aiutare a ritrovare benessere, a tutte le età
La musica ci cura, ci fa stare bene, ci rilassa: lo sappiamo. Quando, però, si parla di musicoterapia, non sempre si hanno le idee chiare: molti la associano a semplici attività musicali piacevoli, altri a percorsi new age. Non tutti, soprattutto, conoscono le solide basi scientifiche su cui si basa, come psicologia e neuroscienze, e i tanti effetti positivi che le note musicali, il ritmo, la voce possono avere sul nostro fisico e sulla nostra mente. In Italia la musicoterapia conosce un momento felice: è sempre più diffusa e, oltre che nei classici luoghi dedicati al wellness, come i retreat e gli studi olistici, si usa molto anche in contesti più impegnativi, nelle scuole, nelle RSA, negli ospedali e nei centri di riabilitazione. Scopriamo allora insieme cos’è la musicoterapia, gli esempi più interessanti di questa disciplina e, per chi vuole farne una professione, anche chi è il musicoterapista e come diventare musicoterapisti qualificati.

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Cos’è la musicoterapia
Ridurre la musicoterapia a “un po’ di musica rilassante” sarebbe un errore.
Nelle sedute di musicoterapia, ciò che accade è molto più profondo e potente. La musica viene utilizzata come strumento terapeutico per modulare le emozioni, stimolare la memoria, favorire l’espressività e sostenere processi cognitivi compromessi.
Neuroscienze alla mano, sappiamo, infatti, che la musica riesce ad attivare contemporaneamente aree cerebrali coinvolte nel linguaggio, nel movimento, nelle emozioni e nella memoria. Una recente ricerca del 2025 effettuata su 256 partecipanti ha confermato gli effetti benefici della musicoterapia sull’emotività, la resilienza e il benessere.
La musicoterapia è una modalità di comunicazione completa ed efficace che interviene là dove la parola o i gesti consueti non arrivano o non bastano. E non importa l’età: bambini, ragazzi, adulti fragili, anziani con problemi cognitivi, persone in riabilitazione neurologica rispondono alla musica in modi sorprendenti. In un tempo così stressante, e in cui le relazioni possono essere difficili, la musicoterapia è una risorsa da non sottovalutare!

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A cosa serve la musicoterapia: i benefici
Quando ci chiediamo a cosa serve la musicoterapia, dobbiamo considerare non solo la dimensione psicologica, ma anche quella neurobiologica. Oggi sappiamo che la musica modula neurotrasmettitori come dopamina e serotonina, riduce il cortisolo, attiva aree motorie e linguistiche, riesce a far affiorare ricordi rimossi, migliora l’attenzione, la coordinazione e l’equilibrio emotivo. Analizziamo insieme, punto dopo punto, perché la “cura con la musica” fa bene attraverso i benefici che questa disciplina porta con sé.
Riduce ansia, stress e tensione emotiva
La musicoterapia favorisce il rallentamento del respiro (sempre accelerato quando siamo sotto stress), riduce l’ipervigilanza e favorisce una migliore percezione corporea: in pratica riusciamo a distenderci e nello stesso tempo a “sentire” meglio il nostro corpo e le sue esigenze. Tecniche di ascolto guidato e lavoro sulla voce riducono significativamente i livelli di tensione psico-fisica: i livelli di cortisolo si abbassano e si può raggiungere un rilassamento profondo.
Migliora l’umore
La musicoterapia è efficace in situazioni di depressione lieve, se soffriamo per un burnout lavorativo oppure se stiamo affrontando un lutto o un momento di fragilità emotiva. La musica riesce a far sentire più forti, vitali, aiuta a esprimere le emozioni e a sviluppare resilienza e ottimismo.
Supporta bambini e adolescenti
Anche per i bambini e gli adolescenti la musicoterapia può rivelarsi molto utile. In particolare sedute di musicoterapia possono aiutare in caso di disturbi del neurosviluppo, ADHD, difficoltà comunicative, ansia scolastica e autismo. Il suono permette al bambino di essere se stesso senza doversi affidare necessariamente alla parola (che spesso in alcune condizioni di ansia e disagio è “bloccata”). La musicoterapia diventa una modalità sicura per esprimere, senza paura e senza sentirsi giudicati, le emozioni attraverso il ritmo, il movimento e il canto, spontanei nei più piccoli.
Favorisce la riabilitazione neurologica e motoria
Ci sono condizioni cliniche, anche serie, in cui la musicoterapia, senza sostituirsi alle cure farmacologiche e alla vera e propria riabilitazione, può affiancarle. In particolare la musica, con l’uso di ritmi regolari e melodie strutturate, può agevolare il recupero del linguaggio dopo un ictus (Melodic Intonation Therapy), stimolare la memoria a lungo termine e favorire la coordinazione e il movimento (tecniche ritmiche NMT). La musicoterapia viene anche usata per rallentare il declino cognitivo in chi soffre di Alzheimer e Parkinson.
Migliora la qualità di vita nelle malattie croniche
Il ritmo riesce a distrarre, a far sentire meno la fatica, a migliorare l’umore. Per questo la musicoterapia viene utilizzata, anche negli ospedali italiani, in oncologia, terapia del dolore, cure palliative, malattie autoimmuni e disturbi psicosomatici: la musica riduce la percezione del dolore e rasserena la sfera emotiva.

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Esempi di musicoterapia: i brani più usati e come si svolge una seduta
Per capire meglio a cosa serve la musicoterapia, ecco cosa succede in una seduta tipo a seconda dell’approccio utilizzato e degli obiettivi che si prefigge il musicoterapista, diversi a seconda dei diversi obiettivi. Non mancheranno neanche gli esempi dei brani più utilizzati.
Musicoterapia attiva
- Il paziente utilizza strumenti come tamburi, metallofoni, maracas, pianoforte, oppure la voce.
- Il musicoterapista segue e rispecchia i ritmi del paziente, trasformandoli in un dialogo sonoro.
- Obiettivo: espressione emotiva, regolazione del comportamento, comunicazione.
- Non ci sono brani precisi da suonare, si improvvisa.
Musicoterapia recettiva
- Il musicoterapista propone ascolti guidati, scelti in base allo stato emotivo e clinico del paziente.
- La persona ascolta da sdraiata o seduta, accompagnata dal terapeuta.
- Obiettivo: riduzione ansia, modulazione del respiro, rilassamento profondo, elaborazione emotiva.
- Fra i brani più utilizzati ci sono quelli dolci, sognanti, come Clair de Lune di Debussy o Nuvole Bianche di Ludovico Einaudi.
Musicoterapia neurologica (NMT)
- Utilizza protocolli specifici per recuperare il linguaggio post-ictus (Melodic Intonation Therapy), migliorare equilibrio e cammino attraverso ritmi regolari, stimolare la memoria e l’attenzione.
- Obiettivo: riabilitazione neuro-motoria e cognitiva.
- Fra i brani più usati ci sono quelli molto ritmati di Mozart, come la Sonata K448 o di Bach, Preludi e Fughe, Aria sulla quarta corda. Differenti ma molto utili, anche i brani latini e pop anni ’70, sempre per il loro ritmo vivace e scandito.
Musicoterapia per bambini con autismo
- Il musicoterapista usa voce e strumenti per creare un contesto sicuro e accogliente.
- Il bambino risponde con suoni, gesti, movimenti.
- La musica diventa il primo linguaggio di contatto.
- Obiettivo: comunicare meglio e rapportarsi con fiducia alle altre persone.
Si usano, filastrocche, canzoncine per bambini semplici e ripetitive.
Musicoterapia nelle RSA
- Canti del passato e melodie familiari vengono usati per riattivare memorie del passato nei pazienti anziani.
- Obiettivo: migliorare la qualità della vita, ridurre agitazione e isolamento.
- Molto usati sono i brani “vintage” come Non ti scordar di me o Parlami d’amore Mariù e melodie popolari (magari in dialetto) della regione del paziente: tutte canzoni che possono far affiorare ricordi, emozioni.
Musicoterapia in oncologia e terapia del dolore
- Gli ascolti guidati di musica riducono la percezione del dolore, l’ansia e la sensazione di solitudine.
- Obiettivo: trovare sollievo fisico ed emotivo: la musica stimola la dopamina e la serotonina, ristabilendo connessione emotiva.
- Autori come Einaudi (Nuvole Bianche, Una Mattina) e Philip Glass (Metamorphosis, Opening) vengono scelti spesso perché sono coinvolgenti ed emozionanti ma non troppo forti, un equilibrio ideale per riattivare motivazione e vitalità.
Musicoterapia di gruppo
- Il gruppo crea una “orchestra spontanea”: ritmi condivisi costruiscono coesione, fiducia e senso di appartenenza.
- Obiettivo: socializzazione e regolazione emotiva
- Non ci sono autori fissi: spesso si improvvisa, si suona senza schemi, in libertà.
Musicoterapista: chi è, cosa fa e dove lavora
Ma chi è il musicoterapista oggi in Italia? È un professionista formato attraverso percorsi triennali o quadriennali riconosciuti dalle principali associazioni italiane del settore, in linea con la Legge 4/2013 sulle professioni non organizzate in ordini.
Aderire, dopo il Diploma di musicoterapista, a un’associazione riconosciuta garantisce rispetto della deontologia e aggiornamento costante. Servono competenze relazionali, cliniche, empatia e una profonda capacità di lettura del comportamento umano.

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Corsi di Musicoterapia in Italia: come orientarsi
Il boom di richieste degli ultimi anni ha moltiplicato anche l’offerta formativa nel nostro Paese. Scegliere tra i corsi di musicoterapia richiede attenzione perché è necessario affidarsi a percorsi seri che seguono standard formativi consolidati, spesso in linea con modelli europei e con le linee guida delle associazioni internazionali. Molte scuole sono riconosciute da associazioni di categoria. Una scuola affidabile offre:
- Percorsi triennali o quadriennali (900–1500 ore complessive)
- Laboratori esperienziali di voce, improvvisazione, conduzione musicale
- Formazione in psicologia clinica e dello sviluppo
- Moduli di neuroscienze della musica
- Tirocinio certificato in ospedali, centri riabilitativi o scuole
- Supervisione obbligatoria
- Esame finale con discussione di un caso clinico
Ricordiamo che alcuni Conservatori offrono la possibilità di specializzarsi in musicoterapia e hanno insegnamenti specifici: fra questi ci sono quelli di Alessandria, Padova, Ferrara, Pescara e L’Aquila.
Ecco, poi, alcuni corsi privati organizzati da scuole o da associazioni.
- Scuola di Musicoterapia – Assisi (CEP – Centro Educazione Permanente)
Una delle prime scuole storiche italiane di musicoterapia, fondata nel 1981, con un percorso formativo completo in musicoterapia basato su approcci relazionali e umanistici. - Scuola Triennale di Musicoterapia Dinamica – Firenze
Percorso triennale con teoria, pratica e tirocinio per la formazione di musicoterapeuti in contesti educativi, sanitari e riabilitativi. - Centro di Formazione in Musicoterapia “ArpamagicA” – Milano
Centro artistico e formativo di oltre 25 anni, forma musicoterapeuti in linea con normative UNI 11592 e Legge 4/2013 per professioni non regolamentate. - Scuola di Musicoterapia di Lecco
Riconosciuta: consente l’esame per l’iscrizione al registro professionale di Professionisti della Musicoterapia (AIM). - Corsi coordinati dall’APIM – Associazione Professionale Italiana Musicoterapeuti, dal CONFIAM (Confederazione Italiana Scuole e Associazioni di Musicoterapia) e dalla Federazione Italiana Musicoterapeuti (APMM).
Per entrare nelle scuole accreditate non è sempre necessario il diploma di conservatorio, ma avere una buona base musicale è sicuramente utile e a volte richiesto dalla scuola stessa.
Lucia Fino

