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Metalli tossici nell’organismo: a che punto è la ricerca all’estero

In molti Paesi gli studi scientifici su questa materia sono particolarmente avanzati. Ecco una panoramica sui risultati più recenti di indagini e sperimentazioni a livello mondiale

Lia del Fabro
13 gennaio 2012

Image by © Andrew Brookes/CORBISIn Italia la sensibilità della medicina nei confronti dei temi sollevati dalle malattie di carattere ambientale si sta facendo strada molto faticosamente. Il tema è sicuramente complesso, l’importante è procedere con equilibrio, ma varrebbe la pena indagare anche su altri fronti, rispetto a quelli già consolidati, perché oramai studi scientifici hanno provato come i fattori tossici rilevati nell’organismo siano la causa o la concausa dell’insorgere di molte malattie. All’estero il ricorso a indagini specifiche come il mineralogramma e le relative cure con i minerali è più diffuso rispetto al nostro Paese (dove questo genere di cura è limitato a poche realtà, per esempio il Mineral Test) e, tra gli altri, si distinguono India e Giappone. La ricerca scientifica è molto attiva su questo fronte ed emerge un interesse ampio e trasversale della cura con i minerali applicata a molte malattie. Una conferma ci viene dalle pubblicazioni scientifiche che trovano spazio su PubMed (pubblicazione on line di letteratura biomedica con oltre ventuno milioni di citazioni) che segnala studi e sperimentazioni condotte da università e centri di ricerca in tutto il mondo. Attualmente si contano 579 pubblicazioni scientifiche dedicate all’hair mineral analysis. Ne citiamo alcune, tra le più recenti e significative tra quelle pubblicate nel corso del 2011.

Il mercurio: dannoso per il cervello

 

In tema di malattie neurovegetative (come la sclerosi multipla), un gruppo di ricercatori del Mental Health Research Institute di Victoria, in Australia, spiega come il lavoro delle cellule, per essere efficace a livello del funzionamento del sistema nervoso centrale, non debba subire interferenze dall’assorbimento di metalli nocivi, perché l’alterazione dell’equilibrio ionico porta a uno stato di malattia, come il morbo di Alzheimer.

Image by © AB Still Ltd/Science Photo Library/CorbisI ricercatori australiani sono convinti che aiutare l’equilibrio degli ioni metallici possa essere estremamente interessante per definire nuove strategie terapeutiche per questo tipo di malattia. Anche una ricerca della Facoltà di Farmacia e Biochimica dell’università di Zagabria in Croazia, sostiene questa stessa convinzione riguardo la causa della neurodegenerazione in malattie come Alzheimer e Parkinson e la bontà di una cura che miri a ristabilire un corretto riequilibrio dei minerali. Quasi tutte le otturazioni dentali fatte sino a oggi erano composte di amalgami a base di mercurio che, ormai è stato ampiamente dimostrato, costituiscono un elemento pericoloso per la salute e alla base di molte patologie. Eliminare il mercurio dal nostro corpo non può che aiutarci a stare meglio. Ma un importante studio della Facoltà di Medicina, Fisiologia e Biofisica dell’Università di Calgary dice qualcosa in più. Sulla base di una ricerca condotta in laboratorio si dimostrano gli effetti neurodegenerativi causati dal mercurio all’interno del cervello con lesioni analoghe a quelle riscontrate nei malati di Alzheimer. Al momento non risulta che altre ricerche abbiano contradetto quanto dimostrato dai ricercatori canadesi.

Poco rame, zinco e magnesio all’origine dell’emicrania

 

Dall’India arrivano alcuni riscontri interessanti fatti da ricercatori di Punjab su persone afflitte da emicrania. Come noto, sono soprattutto le donne a soffrire di mal di testa spesso invalidanti, e sono gli ormoni che possono interferire, anche indirettamente, sul buon assorbimento di alcuni minerali, come rame, zinco, calcio, magnesio e vitamine varie. Dopo aver somministrato dosi controllate di minerali a un gruppo di donne che si erano sottoposte all’analisi dei capelli e che erano risultate avere serie carenze e squilibri di minerali, lo studio ci dice che la situazione di sofferenza è scomparsa nella maggioranza dei casi.

Foto di Lunar Caustic/flickrUna ricerca dell’Università di Sanpaolo in Brasile compiuta su un campione di donne incinte sudafricane ha riscontrato che minerali pericolosi come piombo, cobalto, arsenico e selenio hanno la capacità di attraversare la barriera placentare diffondendosi nel feto. Ad esempio, i livelli di mercurio nel sangue del cordone ombelicale sono quasi il doppio rispetto a quelli riscontrati nella madre, quasi che il bambino svolgesse una funzione di filtro durante la gravidanza. La ricerca ha poi visto che il trasferimento attraverso la placenta di altri minerali pericolosi è stato dell’80 percento nel caso di arsenico e del 45 percento, per il cobalto. Inutile sottolineare come i metalli tossici possano essere dannosi per lo sviluppo e la crescita del neonato.

Occhio ai tatuaggi e all’acqua potabile (con arsenico)

 

Foto di micaeltattoo/flickrPersino la pratica dei tatuaggi può essere pericolosa e l’ha dimostrato uno studio effettuato in Italia dall’Istituto Superiore di Sanità di Roma che, dall’analisi su cinquantasei tipi di inchiostri, ha riscontarti valori che hanno superato il limite di sicurezza allergologico per minerali tossici come nichel, cromo e cobalto. L’arsenico è un altro di quei minerali tossici su cui la ricerca scientifica si è soffermata per valutarne i rischi per la salute. I risultati di un importante e poderoso studio scientifico pubblicato di recente su PubMed sono molto interessanti. Un’equipe internazionale ha condotto una ricerca partita nel 2000 e proseguita per sei anni, monitorando quasi dodici mila tra uomini e donne residenti in Araihazar, una regione del Bangladesh conosciuta per gli alti livelli di arsenico presenti nell’acqua potabile. La ricerca ha dimostrato una connessione importante: anche basse dosi di arsenico contenute nell’acqua potabile provocano l’insorgere di malattie cardiovascolari con un aumento della mortalità. Anche le abitudini alimentari del medesimo campione di popolazione sono state oggetto di uno studio collaterale per valutare le connessioni con l’aumento di lesioni della pelle da arsenico e per indicare le possibili variazioni nella dieta per limitarne la diffusione.

 

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