Wise Society : L’impatto del mental load sulle nostre vite famigliari e professionali
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L’impatto del mental load sulle nostre vite famigliari e professionali

Il sovraccarico psicologico può essere considerato un anticamera del «burnout» e colpisce soprattutto le donne

Fabio Di Todaro
22 novembre 2019

In inglese viene definito «mental load». Ovvero: sovraccarico psicologico. Come tale si riconosce quella particolare condizione di pressione psicologica data dal sovraccarico di responsabilità derivanti dalla gestione degli impegni domestici, familiari e personali. Una condizione che, per com’è ancora prevalentemente organizzata la famiglia italiana, ricade soprattutto sulle donne. Perdita di efficienza, rallentamento nello sviluppo dei progetti e delle missioni, distrazione e stanchezza: questi i campanelli d’allarme del «mental load». Una barriera di cui si parla poco che, oltre a rappresentare una fonte di disagio quotidiano, costituisce un ostacolo all’avanzamento e all’evoluzione dei percorsi professionali.

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Mental load: le donne si trovano a dover sbrigare circa il 71 per cento delle mansioni quotidiane e il 65 per cento di quelle genitoriali, foto: iStock

«MENTAL LOAD»: DI COSA SI TRATTA? – Trovare una baby sitter per sabato sera, selezionare un assistente domiciliare che possa occuparsi dei nostri cari ormai anziani, trovare qualcuno a cui lasciare il cane durante le vacanze, ricordarsi di portare i bambini a nuoto, compilare e spedire quei moduli importanti. Il «sovraccarico» consiste nell’avere sempre, in un angolo della testa, gli imperativi relativi ai compiti e alle responsabilità domestiche, familiari e personali. Gli oneri maggiori spettano alle donne, le quali si trovano a dover sbrigare circa il 71 per cento delle mansioni quotidiane e il 65 per cento di quelle genitoriali. Inevitabili, di conseguenza, le ricadute a livello lavorativo. A confermarlo è uno studio effettuato da «Yoopies» (piattaforma online che offre un’ampia gamma di servizi a domicilio tra privati) in collaborazione con «LabRH» (agenzia per il lavoro), coinvolgendo 1300 lavoratori, di ambo i sessi e appartenenti a differenti settori e fasce di età. L’indagine ha confermato quello che molti di noi vivono: le difficoltà nella conciliazione tra la vita privata e quella professionale, il grande impegno riservato alla gestione dei figli, le ricadute che tutte queste vicissitudini hanno sul rendimento professionale.

PARITÀ DI GENERE ANCORA LONTANA – Secondo lo stesso studio, 2 dipendenti su 3 vorrebbero essere maggiormente supportati dal datore di lavoro nella gestione dei loro problemi privati. Ma oggi meno della metà delle aziende attua iniziative in questa direzione. «Il nostro lavoro dimostra come le responsabilità quotidiane non possano essere lasciate da parte, nemmeno quando siamo al lavoro – afferma Benjamin Suchar, fondatore e CEO di Yoopies -. Le donne, inoltre, vivono letteralmente due giornate in una, destreggiandosi tra le molteplici responsabilità di cui sono costrette a farsi carico e che spesso comportano effetti deleteri sul livello di benessere personale e diproduttività». Inoltre, dimostrando il significativo impatto del «mental load» sullo sviluppo della carriera, «questa indagine ci rende consapevoli che la lotta per la parità di genere nelle aziende richiede la presa in considerazione delle disuguaglianze nella sfera privata».

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Mental load: secondo Benjamin Suchar, fondatore e CEO di Yoopies “Le donne vivono letteralmente due giornate in una, destreggiandosi tra le molteplici responsabilità di cui sono costrette a farsi carico e che spesso comportano effetti deleteri sul livello di benessere personale e diproduttività”, Foto: iStock

UN PASSO PRIMA DEL «BURNOUT» – Il «mental load» può essere considerato un anticamera del «burnout», inquadrato dall’Organizzazione Mondiale della Sanità come «lo stress correlato al lavoro per il quale si può cercare una cura, pur non trattandosi di una condizione medica». Questo non vuol dire che tutte le donne «sovraccariche» siano destinate ad andare in esaurimento. Ma non sentirsi mai riposati né soddisfatti, non essere più in grado di ritagliarsi anche soltanto un’ora per sé, avere l’ansia di non poter assolvere tutti i compiti previsti devono essere considerati dei campanelli d’allarme da non sottovalutare. Un «vademecum» di consigli validi per tutti non esiste. Di sicuro, però, occorre parlarne. Prima di arrivare allo specialista, eventualmente, familiari, amici e colleghi possono essere già in grado di farci cambiare strategia e ricordarci che la vita, per essere apprezzata, non può essere fatta soltanto di obblighi e incombenze.

Twitter @fabioditodaro

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