Wise Society : Tessile e salute, amici per la pelle
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Tessile e salute, amici per la pelle

Un ente no profit che promuove la collaborazione tra industria, sanità, ricerca e consumatori. Per raggiungere un obiettivo comune: la totale sicurezza di tessuti e indumenti. Ce ne parla Mauro Rossetti, il direttore

di Francesca Tozzi
14 maggio 2013

Detail of Forest Cotton, di Art Comments/flickr

Stai acquistando una sgargiante t-shirt da palestra? Occhio alla qualità dei tessuti. Tra gli indumenti che possono causare irritazioni alla pelle e forme allergiche, i più a rischio, dicono gli esperti, sono quelli molto colorati, soprattutto se messi a contatto con le parti del corpo più soggette a sudorazione e frizione.

Mauro Rossetti, fondatore dell'Associazione Tessile e Salute di BiellaPer avere dati attendibili è stato attivato un Osservatorio nazionale (costituito da nove cliniche sul territorio) delle dermatiti da contatto causate dall’uso di prodotti tessili. È frutto di una collaborazione fra la SIDAPA (Società Italiana di Dermatologia Allergologica, Professionale e Ambientale) e l’Associazione Tessile e Salute di Biella, un ente non profit nato per mettere in comunicazione due ambiti, tessile e salute, molto distanti tra loro. Obiettivo: definire la reale prevalenza delle reazioni di tipo allergico, aggiornare i patch test e individuare i tessili “incriminati” per successive analisi. Ce ne parla Mauro Rossetti, fondatore e direttore dell’associazione.

Qual è l’obiettivo dell’Associazione Tessile e Salute?

Lo scopo è quello di favorire – attraverso attività di ricerca, formazione, coordinamento e informazione – l’incontro e la sinergia fra quattro componenti: industria (produzione e distribuzione), sanità, consumatori e ricerca, con l’obiettivo di garantire al cliente finale la sicurezza e la trasparenza del prodotto tessile e al tempo stesso sensibilizzarlo sui valori etici, sociali ed ambientali espressi dal settore. Una di queste attività è proprio l’Osservatorio nazionale dermatiti da contatto da tessuti, uno strumento operativo – spiega Mauro Rossetti – di quello che diventerà l’Osservatorio nazionale tessile, abbigliamento, pelle e calzature, un nuovo ente di riferimento per l’aspetto sanitario dei settori tessile e calzaturiero e che prenderà il via entro il 2010 ovvero.

 

Foto di Rick Gomez/CorbisLa legge tutela la salute dei consumatori per quanto riguarda l’utilizzo di prodotti tessili?

I rischi legati all’esposizione della cute a sostanze tossiche e cancerogene sono state oggetto di ricerche a livello internazionale. In base a tali studi sono state promulgate norme di tipo precauzionale come, per esempio la direttiva CE del 19/7/02 n 61 (recepita in Italia con il Decreto Ministero della Salute del 12.03.2003) che vieta la presenza nel prodotto finale di 22 ammine aromatiche considerate cancerogene che possono essere liberate da alcuni coloranti azoici, e la Direttiva europea 94/27/EEC (recepita con il Decreto del Ministero della Sanità del 21.03.2000) che indica i valori limite del nichel negli accessori metallici incorporati in indumenti e con possibilità di contatto diretto con la pelle. Le due direttive di cui sopra sono entrate a far parte del Reach.

Di cosa si tratta?

Il Reach è il nuovo Regolamento Europeo in vigore dal giugno 2007 che disciplina l’uso di ogni sostanza chimica: è un lavoro in itinere che richiederà molto tempo perché le sostanze da catalogare, utilizzate in vari settori tra cui il tessile e il calzaturiero, sono circa 150.000. Tale lavoro, che finirà entro il 2018, determinerà la sparizione di numerose sostanze chimiche. Ma implicherà anche il rischio di una perdita di competitività rispetto ai paesi extraeuropei.

Perché?

I produttori europei, che devono rispettare una serie di norme, hanno vincoli e costi superiori a quelli dei produttori che ne sono esenti. L’applicazione del Reach in Europa comporterà ulteriori limitazioni e costi, che non riguarderanno gli articoli importati, penalizzando quindi i primi senza incidere sulla qualità dei secondi. L’impegno e lo sforzo dei produttori italiani è quindi oggi frustrato dalla presenza nel mercato di prodotti simili, con scarsa o assente informativa, realizzati in Paesi che non hanno normative a tutela dei consumatori e che non effettuano alcun controllo sulla sicurezza.

Cosa si può fare?

Oltre all’Osservatorio dermatologico già citato, con l’Istituto Superiore di Sanità e l’Istituto Superiore per la Prevenzione e la Sicurezza del Lavoro, abbiamo creato una banca dati con 10.000 preparati commerciali riconducibili a 700 sostanze chimiche utilizzate nel tessile italiano. Uno degli scopi del nuovo Osservatorio è rendere la normativa del Reach più restrittiva in collaborazione con il Ministero della Salute: fare sì che se una sostanza non è più utilizzabile in Europa perché pericolosa non possa essere presente negli articoli importati. I coloranti azoici sono vietati dalla legge in Europa ma non ci sono garanzie che non siano stati utilizzati fuori. Se si rendono più capillari i controlli e si responsabilizzano gli importatori, anche i Paesi extraeuropei, che producono capi a basso costo, dovranno tenerne conto se vogliono esportare in Europa. Ciò per garantire la salute dei consumatori e insieme una competizione ad armi pari fra i produttori. Anche perché i capi che hanno determinato problemi dermatologici da noi raccolti e analizzati erano tessili d’importazione. Ma non hanno rilevanza numerica.

In che senso?

Noi chiediamo ai dermatologi di farci avere il tessuto incriminato per poterlo analizzare e capire quale sostanza è a rischio ma non sempre chi sviluppa un’allergia da contatto si presenta dal medico con il capo che può averla provocata.

Micrografia di un frammento di tessuto di cotone, di CORE-Materials/flickr

Quali sono le principali evidenze emerse dal lavoro dell’Osservatorio?

Sono in aumento le dermatiti allergiche da contatto, in particolare fra le giovani generazioni: bambini e adolescenti le sviluppano più facilmente perché il loro sistema immunitario è meno capace di schermarli da agenti esterni come, appunto, certe sostanze rilasciate da tessuti e calzature. Circa l’80-90% di queste, però, da tempo non è più commercializzato da aziende europee. Per prevenire le dermatiti è importante considerare il contesto in cui si usa il capo: la sudorazione e la frizione favoriscono il rilascio di sostanze irritanti. Pertanto, è bene scegliere il tessuto giusto quando si fa attività sportiva o quando s’indossano capi attillati.

 

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Una risposta a Tessile e salute, amici per la pelle

  1. Luigina Mastrogregori

    Conosco personalmente il problema da circa due anni.
    La vita diventa difficile e si tende a isolarsi per incomprensione.
    Molti negozi, supermercati e ambienti vari, sono diventati “camere a gas”.
    Cure omeopatiche, solitudine e pazienza, anche di familiari e veri amici, è per adesso la mia “soluzione”!!!

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