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Yoga: la pratica mantiene il cuore in salute

L'antica pratica indiana fa bene ai malati di fibrillazione arteriale, la più comune forma di aritmia cardiaca. È il risultato di una sperimentazione fatta dagli studiosi dell' American College of Cardiology

da Il Corriere della Sera del 18 giugno 2011
22 Giugno 2011

Praticare regolarmente yoga permette di aumentare flessibilità e forza, facendo tornare in forma l’organismo. Ma non solo: la pratica yoga, infatti, dimezzerebbe anche gli episodi di tachicardia in chi soffre di fibrillazione atriale.

Hands at the heart centre, photo by lululemon athletica

Yoga e salute del cuore: la ricerca 

I ricercatori dell’ospedale universitario del Kansas hanno presentato i risultati di una ricerca fatta su una cinquantina di pazienti tra i 25 e i 70 anni che soffrono di questo tipo di aritmia cardiaca, poi pubblicata sul Journal of the American College of Cardiology I partecipanti allo studio sono stati seguiti per 6 mesi; nei primi tre erano liberi di svolgere liberamente un’attività fisica a loro scelta, mentre nel restante periodo sono stati coinvolti in 3 sessioni di yoga settimanali della durata di 45 minuti ciascuna.

Grazie a dei cardiofrequenzimetri indossati dai pazienti, i ricercatori hanno potuto constatare che, durante i mesi di pratica di questa antica disciplina orientale, gli episodi di aritmia si erano ridotti quasi della metà rispetto al periodo precedente.

Inoltre più di un paziente su cinque, nel periodo considerato, non aveva segnalato alcun episodio di fibrillazione. «Sembra che lo yoga riesca a regolare il battito del cuore» commenta Dhanunjaya Lakkireddy, cardiologo dell’Università del Kansas e principale autore dello studio, «ma c’è dell’altro: chi praticava questa disciplina risultava alla fine anche meno depresso e ansioso; e la qualità della sua vita in generale risultava migliorata».

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Lo yoga non è una disciplina solo spirituale: i benefici per il fisico

L’antica arte indiana dello yoga è spesso considerata dal punto di vista mistico e spirituale, ma in realtà ha una forte componente fisica. Accanto agli esercizi di meditazione e rilassamento ci sono infatti posizioni e movimenti che aiutano ad aumentare la forza e la flessibilità del corpo, a rinfrancare il senso di equilibrio e soprattutto a governare meglio la respirazione.

«Precedenti studi» continua Lakkireddy,«hanno mostrato che praticare yoga può agire positivamente su alcuni fattori di rischio per le malattie cardiovascolari come l’ipertensione, il colesterolo alto e l’indurimento delle pareti dei vasi, ma questa è la prima volta che ci si concentra sulla fibrillazione atriale».

Le sessioni di yoga, e in particolare gli esercizi di respirazione, sembrerebbero agire sul sistema nervoso simpatico diminuendone l’attività. In questo modo si abbasserebbe il rilascio di adrenalina, ormone che porterebbe il cuore a battere in modo irregolare.

«Sembra esserci dunque un intimo legame tra cuore e cervello, ma per avere dati più precisi su come e perché lo yoga porti benefici a chi soffre di questa aritmia occorrerà considerare un maggior numero di persone, in studi che prevedano anche un gruppo di controllo, con malati che non vengono sottoposti allo stesso trattamento».

Cos’è la fibrillazione atriale

La fibrillazione atriale è la più comune forma di aritmia cardiaca che insorge con l’invecchiamento del cuore. È infatti più diffusa al di sopra dei 60 anni. Il cuore batte troppo rapidamente, in modo irregolare e inefficiente provocando un ristagno di sangue negli atri che fa aumentare il rischio di formazione di coaguli e, come conseguenza, anche di ictus.

Per curare questa patologia si ricorre a farmaci antiaritmici e ad anticoagulanti mentre, nei casi resistenti a queste terapie, l’alternativa è un intervento volto a eliminare quella porzione del tessuto cardiaco che tende a generare un battito irregolare. «Mettersi a praticare yoga» precisa Lakkireddy, «non sostituisce in alcun modo le cure mediche che il paziente deve continuare a seguire.

Fare questi esercizi è qualcosa in più, un intervento non invasivo, senza effetti collaterali e a basso costo, che può aiutare il paziente ad alleviare e controllare gli episodi di aritmia, riducendo il suo stato di ansia e migliorando anche il suo stato di benessere generale».

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