La nuova longevità è fatta di progetti, vitalità, relazioni gratificanti. Ecco come costruirla ogni giorno con gli step della fullgevity
Viviamo in un tempo in cui tutto corre: le ore, i progetti, le relazioni. Ma c’è un nuovo bisogno che emerge con forza: quello di vivere con pienezza. Giorni intensi e vitali dove lavorare, fare progetti, abitare spazi belli e confortevoli, coltivare relazioni positive.
La parola che racchiude questo desiderio è Fullgevity, un neologismo creato da Alessia Canfarini, consulente e scrittrice, che unisce fullness (pienezza) e longevity (longevità). Scopriamo insieme perché fullgevity vuol dire vivere meglio, con consapevolezza ed equilibrio, e come possiamo metterla in pratica ogni giorno.

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Cos’è la Fullgevity: la pienezza come nuova longevità
L’idea di Fullgevity nasce da un’intuizione: non si tratta di aggiungere tempo alla vita, ma vita al tempo. La longevità di cui parla Canfarini nel suo libro Fullgevity – La pienezza è la nuova longevità edizioni FrancoAngeli, infatti non è solo biologica, ma anche interiore: è la capacità di espandere la qualità delle nostre giornate, di sentirci vivi anche quando il mondo intorno sembra chiederci solo prestazioni, di saper cercare prospettive e percorsi nuovi e volgere in positivo anche i momenti di crisi e cambiamento. L’obiettivo? Un tempo “pieno” ma nel senso migliore: non sovraffollato di impegni ma ricco di cose e rapporti positivi.
Fullgevity significa vivere a lungo e bene. La prospettiva ideale, quindi, è avere una vita lunga ma soprattutto una vita gratificante, in cui ogni giorno ha un vero significato, non scorre solamente ma ci regala qualcosa in più.
«La longevità tradizionale misura gli anni, la fullgevità misura la vitalità interiore e relazionale. È la capacità di rimanere curiosi, permeabili, in crescita, indipendentemente dall’età anagrafica. Chi è fullgevo non accumula anni, ma significato. E paradossalmente, più si riempie la vita, più si dilata il tempo. Vivere in modo fullgevo significa non solo durare di più, ma abitare meglio il tempo che abbiamo, renderlo denso di relazioni, di apprendimento, di impatto»
dice Alessia Canfarini. Un’idea, in fondo, molto simile a quella degli anziani delle Blue Zone, i posti nel mondo in cui si vive di più e meglio: centenari non solo longevi, ma resilienti, vitali, attivi e perfettamente inseriti nel loro ambiente sociale.

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Le quattro tappe della Fullgevity
Ci sono quattro step ideali con cui ognuno può disegnare la sua Fullgevity. Quattro tappe da mettere in pratica per cambiare in meglio e relazionarsi in maniera più costruttiva con gli altri. Un nuovo inizio, che si può mettere in pratica a tutte le età, magari in un momento di crisi, come quando si cambia lavoro o città oppure semplicemente quando si vuole dare una svolta a un presente che non ci soddisfa davvero. Scopriamo insieme quali sono.
Riprogettare
Riprogettare significa ridisegnare la propria vita come fosse un progetto di design. Non serve rivoluzionare tutto, ma solo cambiare prospettiva: chiedersi cosa vogliamo davvero, dove stiamo andando e se quello che facciamo ci rappresenta ancora. Insomma è la libertà di ricominciare, quando serve. «Oggi servono competenze di rigenerazione personale: la capacità di riposizionarsi in contesti mutevoli, di rallentare per ricalibrare, di imparare continuamente» dice Alessia Canfarini. «Le competenze tecniche cambiano ogni anno, ma quelle fullgeve, come lucidità, empatia, capacità di adattamento sono le “power skills” del futuro. E poi serve una competenza quasi dimenticata: la cura. Prendersi cura di se stessi e degli altri non è debolezza, come a volte si pensa, al contrario è la più grande forma di forza».
Riconnettersi
È la fase dell’ascolto: riconnettersi con sé stessi, con gli altri, con il proprio lavoro e con la propria spiritualità. «Vuol dire riscoprire l’empatia e il senso del “noi”, in una società che ci ha abituati al “me”, e nello stesso tempo, saper riportare l’attenzione sui nostri desideri e sulle nostre esigenze che a volte non riusciamo a focalizzare» sottolinea Canfarini.
Ripensare
Qui entra in gioco l’ambiente, lo spazio che abitiamo. Canfarini parla di Fullgevity spaces, luoghi che favoriscono il benessere, la collaborazione e la creatività: case e uffici che riflettono la nostra energia, non la disperdono.
«Ripensare gli spazi significa anche scegliere ambienti che ci aiutino a fiorire, non solo a funzionare. Uno spazio fullgevo è quello in cui le energie possono rigenerarsi. Nella quotidianità significa introdurre delle vere “isole di intenzionalità”: luoghi in cui respirare, riflettere, osservare. Negli ambienti di lavoro, questo si traduce in spazi ibridi, multisensoriali, che uniscono concentrazione e socialità. A casa, può essere semplicemente una stanza, una finestra, un angolo nostro dove mettere in pratica una routine che ci rilassa. L’importante è che quello spazio ci restituisca qualcosa, non che ce lo tolga» dice Alessia Canfarini.
Rileggere
Rileggere vuol dire guardare al proprio percorso con nuovi occhi: trasformare le crisi in transizioni, le pause in possibilità. È un atto di coraggio e maturità, un modo per vivere il cambiamento invece di subirlo. «Bisogna imparare a guardare le proprie esperienze non come errori, ma come dati di apprendimento, che ci aiutano a fare meglio. E poi si deve rilanciare e decidere chi vogliamo essere nella nuova stagione: con equilibrio, positività, senza arrendersi» dice Canfarini.

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Come applicare la Fullgevity nella vita di ogni giorno
La fullgevity non è una teoria astratta ma qualcosa che possiamo applicare ogni giorno per rendere la nostra vita più “piena”, serena, costruttiva. Di seguito vi proponiamo una piccola guida pratica per portare in modo semplice questo approccio nella quotidianità.
- Inizia con cinque minuti per te
Dedica ogni mattina cinque minuti al silenzio, alla respirazione. Prenditi del tempo per te anche solo bevendo un caffè o fermandoti a guardare il cielo dalla finestra.
È un gesto semplice che apre la giornata con consapevolezza e ti aiuta a orientarti al “come” vuoi vivere, non solo al “cosa” devi fare. - Rendi i tuoi spazi più confortevoli
Scegli luce naturale, piante, colori che ti fanno stare bene. Gli ambienti influenzano le emozioni più di quanto pensiamo: un angolo sereno può diventare la tua “zona di pienezza”. - Lavora con consapevolezza
Ogni progetto, anche il più pratico, può avere un valore più grande se lo connetti ai tuoi obiettivi e valori. Chiediti “perché lo sto facendo? A chi serve davvero”? Quando il lavoro ritrova senso, anche la fatica si trasforma in energia. - Coltiva relazioni che ti fanno bene
Essere fullgevi significa circondarsi di persone che ci fanno crescere. Dedica tempo a chi ti ascolta davvero, e impara a dire no a quello che invece ti svuota, sul lavoro, nella coppia e in famiglia. - Accetta l’imperfezione
La fullgevity non è uno stato ideale: è un percorso. Accetta anche i giorni complicati, i rallentamenti, le fragilità, gli errori senza perdere autostima e senza colpevolizzarti: insegnano a crescere. - Concludi la giornata con gratitudine
Alla fine della giornata pensa a cosa è successo con gratitudine. Gratitudine per cosa hai imparato, chi hai incontrato e per quello che ti aspetta domani. Praticare la gratitudine è infatti un modo per riconciliarsi con se stessi e il mondo, coltivare energie buone e non rancori autodistruttivi e sentirsi più sereni.
Lucia Fino

