Contrapposta al languishing, si tratta di uno stato che consente al corpo e alla mente di fiorire così da vivere la propria vita pienamente, con scopo e intenzione. Alcune tecniche possono aiutarci in questo processo
Il benessere ottimale. Esiste e in psicologia positiva viene descritto con il termine flourishing (che in italiano potremmo tradurre proprio con “fioritura”). Un concetto molto ampio perché non si limita all’idea di “essere felici” o di non vivere in uno stato di depressione ma rappresenta una condizione in cui una persona cresce, si migliora, realizza il proprio potenziale e, appunto, fiorisce. Andiamo allora a scoprire meglio il significato di flourishing e soprattutto i cinque elementi che permettono alla propria vita di fiorire, letteralmente.

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Cos’è il flourishing e su cosa si basa
Spesso confondiamo il benessere con l’assenza di dolore o con la sensazione di piacere, insomma, con l’edonia. Ma non è esattamente cos’è, soprattutto quando si parla di flourishing. Il significato di questo termine ha infatti a che fare con l’eudaimonia il concetto aristotelico che indica la realizzazione del proprio potenziale e delle proprie virtù. È un po’ come la differenza che passa tra il concedersi una buona pizza oppure dedicarsi a un progetto che ci appassiona puntando alla realizzazione profonda dello stesso.
Per dare una definizione di flourishing dobbiamo quindi rivolgerci alla psicologia, secondo la quale non è uno stato passeggero di allegria e contentezza, ma un concetto multidimensionale che descrive il “funzionamento umano ottimale”. Il flourishing, insomma, è la condizione in cui si riconosce chi non solo è in buona salute mentale ma sta vivendo anche una vita ricca di scopo e vitalità: un concetto molto simile lo potremmo per esempio ritrovare nell’ikigai giapponese che, in estrema sintesi, è ciò facciamo per rendere la nostra vita degna di essere vissuta, generando così un diffuso senso di benessere e felicità.
Chi sperimenta uno stato di flourishing non solo si sente meglio a livello emotivo, ma mostra anche maggiore resilienza di fronte alle difficoltà, migliore salute fisica e sistema immunitario più forte, nonché maggiore produttività e creatività nel lavoro e capacità di tessere relazioni più stabili e soddisfacenti. Un esempio pratico? Se il benessere psicologico fosse un giardino, il flourishing non indicherebbe solo l’assenza di erbacce, ma il momento in cui i fiori sbocciano rigogliosi grazie a un terreno fertile e alla cura costante.

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Il flourishing e il modello Perma
Il padre della psicologia positiva, lo psicologo Martin Seligman, ha identificato nell’acronimo PERMA i cinque elementi essenziali per “fiorire” e sperimentare così il flourishing:
- P – Positive Emotions (emozioni positive): non solo gioia, ma anche gratitudine, speranza e curiosità per ampliare gli orizzonti mentali.
- E – Engagement (coinvolgimento): quello che gli psicologi chiamano flow (flusso) è lo stato in cui ci si sente così immersi in un’attività da perdere la cognizione del tempo.
- R – Relationships (relazioni): il bisogno umano di connessioni autentiche. Le persone che fioriscono hanno legami profondi e di mutuo supporto.
- M – Meaning (significato): sentire che la propria vita ha un senso e che si appartiene a qualcosa di più grande di sé (famiglia, comunità, spiritualità).
- A – Accomplishment (realizzazione): si tratta del senso di competenza che deriva dal porsi obiettivi e dal raggiungerli, alimentando l’autostima.
Flourishing e Languishing
Per capire meglio il concetto di flourishing, la psicologia lo contrappone spesso al languishing (languire). Se il flourishing è la vetta del benessere, il languishing è quella vasta pianura nebbiosa che sta nel mezzo: una condizione in cui non si è depressi clinicamente, ma ci si sente “vuoti”, privi di slancio e di uno scopo chiaro. Il sociologo Corey Keyes, che ha coniato il termine, descrive il languishing come l’assenza di benessere mentale. È quella sensazione di guardare la vita scorrere dal finestrino, senza essere pienamente al posto di guida. Se però questi due stati rappresentano gli estremi di un segmento, nulla ci vieta di “lavorare” su noi stessi per passare dal “languire” al “fiorire”.
La strategia non risiede in grandi stravolgimenti isolati, ma nella costanza di piccole azioni quotidiane. Per attivare questo cambiamento, la psicologia positiva suggerisce di agire su tre fronti, rifacendosi al modello PERMA:
- La Micro-Consapevolezza (Mindfulness): non serve meditare per ore; basta ancorarsi al presente durante attività banali (come bere un caffè o camminare) per interrompere il “pilota automatico” tipico del languishing.
- La Ricerca del “Flow”: dedicare anche solo 20 minuti a un’attività che ci assorbe completamente — che sia scrivere, cucinare o fare giardinaggio — aiuta a ritrovare quel senso di competenza e vitalità che il languore spegne.
- Connessioni di Qualità: ll flourishing è (anche) un atto sociale. Un breve scambio significativo con un collega o un amico può agire come un catalizzatore emotivo, spostando l’ago della bilancia verso il benessere.
In sintesi, fiorire non significa essere “felici h24”, ma coltivare attivamente le proprie risorse affinché la vita non sia solo un esercizio di sopravvivenza, ma un’esperienza di espansione.

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Attenzione: il flourishing non parla solo di felicità
Fiorire però non significa essere sempre felici. Si può “fiorire” anche attraversando momenti di dolore, se si mantengono un senso di scopo e relazioni solide che permettono di crescere attraverso l’avversità.
Per “fiorire” nella vita non serve quindi un evento straordinario e cambiare radicalmente esistenza ma un approccio intenzionale alle piccole cose. La psicologia positiva insegna infatti che il flourishing è il risultato di abitudini mentali e comportamentali coltivate con costanza, giorno dopo giorno.
Perché il flourishing è uno stato che sopraggiunge quando ci si immerge in attività giustamente sfidanti. Se un compito è troppo facile, ci si annoia e se è troppo difficile, ci si stressa. Meglio individuare, quindi, un’attività in cui si perde la cognizione del tempo e a cui dedicarsi con costanza almeno qualche ora a a settimana. Il flow riduce l’ansia e aumenta il senso di competenza.
La psicologa Barbara Fredrickson ha messo a punto un modello che indica come per per fiorire abbiamo bisogno di circa 3 emozioni positive per ogni emozione negativa. Non si tratta di eliminare il negativo (cosa che sarebbe impossibile), ma di bilanciarlo. In pratica bisogna esercitare la micro-felicità: assaporando intenzionalmente un buon caffè, godendosi un tramonto o intrattenendo una conversazione piacevole. E bisogna anche soffermarsi con intenzione e consapevolezza sulla sensazione che ogni azione porta con sé per almeno 20 secondi, così da interiorizzarla e vivendola con consapevolezza.
Maria Enza Giannetto

