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Quei dolori muscolari e ossei che ci rendono la vita difficile

Ne soffrono nove italiani su dieci. Ma solamente la metà di loro decide di trattarli. E soltanto quando diventa insopportabile.

Fabio Di Todaro
13 dicembre 2018

È un problema per la quasi totalità degli italiani, anche se più della metà di essi non vogliono ammetterlo. Coi dolori muscolari e con quelli ossei, convivono (o hanno convissuto) nove connazionali su dieci. Impressiona il dato, ma in realtà basta fermarsi un attimo e riavvolgere la mente: quante volte ci è capitato di avvertire un dolore ignorandone magari l’origine, ma riscontrando il suo impatto nella vita quotidiana? Molte, moltissime evidentemente a leggere i dati dell’indagine «Global Pain Index», condotta su oltre 24mila persone campionate da 24 Paesi diversi. Il dossier svela come in realtà le vite di tutti siano «frenate» dal dolore, che ha un impatto fisico e psicologico: riduce l’ottimismo e la fiducia e scoraggia nella realizzazione di sogni e ambizioni. Eppure, nonostante ciò, quasi la metà degli italiani decide di trattarlo soltanto quando diventa insopportabile.

dolori muscolari, schiena, infiammazione

All’origine dei dolori muscolari concorrono diversi fattori, legati a sforzi, danni o disordini delle aree interessate. In particolare, un fattore scatenante nella maggior parte dei dolori muscolo-scheletrici è la presenza di uno stato infiammatorio dei tessuti, Image by iStock

IL DOLORE IN ITALIA: ECCO CHI È PIÙ COLPITO – In Italia sono stati mille gli individui che hanno partecipato all’indagine. Il 93 per cento di loro ha riportato episodi di dolore nell’ultimo anno. I più colpiti sono risultati coloro che lavorano in ufficio. L’identikit della persona più colpita dal dolore è stato il seguente: videoterminalista, residente in un’area urbana e con un reddito elevato. Il problema è risultato acuito nei genitori. Facile capire il perché: il lavoro fisico condotto a casa con i figli rappresenta un aggravio per le condizioni di muscoli e ossa. «I dolori muscolo-scheletrici più frequenti sono il mal di schiena e il dolore cervicale, ma anche i dolori muscolari generici e a livello dei tendini e delle articolazioni – afferma Claudio Cricelli, presidente della Società Italiana di Medicina Generale -. Il quadro è però preoccupante: soprattutto per la gestione del dolore da parte di chi ne soffre. Troppi italiani non intervengono al manifestarsi del dolore. Questo è un atteggiamento rischioso, poiché il dolore è un campanello d’allarme del nostro organismo ed è importante non trascurarlo, individuarne le cause sottostanti e intervenire tempestivamente. Intervenire sin dalla comparsa dei primi sintomi, permette di evitare un aggravarsi del dolore, con le relative conseguenze sulla qualità di vita, e un ricorso a soluzioni più invasive».

NOTEVOLE L’IMPATTO SULLA QUALITA’ DELLA VITA – Un impatto, quello sulla qualità di vita, di cui gli italiani sono consapevoli, con risvolti anche nelle relazioni sociali e nell’attività lavorativa. L’89 per cento degli intervistati ha infatti dichiarato di essere meno motivato sul lavoro a causa del dolore muscolo-scheletrico e l’86 per cento ha riconosciuto che questo influisce negativamente sulla propria produttività. Importanti anche gli effetti sulla sfera personale, sull’identità sociale e l’immagine di sé, con l’Italia in linea con tutti i 24 Paesi coinvolti. «I dati confermano l’impatto negativo del dolore muscolo-scheletrico sugli individui e sulle società e mettono in luce aspetti che meritano di essere analizzati e affrontati, come gli effetti del dolore sul benessere psico-fisico, sull’autostima e l’immagine di sé, ma anche sulla sfera familiare, affettiva e sociale», commenta Konstantinos Vossos, General Manager Area Sud Europa di Glaxo Smith & Kline Consumer Healthcare, che ha condotto l’indagine. Dal rapporto emerge il desiderio di aiuto richiesto da oltre la metà degli italiani, che quando decidono di intervenire (rivolgendosi al medico di base o al farmacista) spesso constatano una difficoltà di comunicazione con il proprio interlocutore. Il medico di medicina generale è spesso il primo punto di riferimento in caso di dolore muscolo-scheletrico ed è importante, fin dalla prima visita, approfondire con il paziente tutti gli aspetti del dolore, per comprenderne a fondo l’impatto, l’entità e valutare le azioni successive più idonee, volte a individuare le cause sottostanti il dolore e a intervenire tempestivamente nella sua gestione. Medico e

dolori muscolari, schiena, infiammazione

Secondo l’89% degli intervistati dal Global Pain Index i dolori muscolari e ossei incidono negativamente sulla propria produttività. Ma anche sul benessere psico-fisico, sull’autostima e sull’immagine di sé, ma anche sulla sfera familiare, affettiva e sociale, Image by iStock

paziente devono quindi essere alleati nell’instaurare un dialogo il più possibile chiaro e approfondito sull’episodio di dolore, per individuare insieme il percorso diagnostico e terapeutico più idoneo.

LE CAUSE DEL DOLORE – All’origine del dolore muscolo-scheletrico possono concorrere diversi fattori, legati a sforzi, danni o disordini delle aree interessate. In particolare, un fattore scatenante nella maggior parte dei dolori muscolo-scheletrici è la presenza di uno stato infiammatorio dei tessuti, che innesca un processo di degradazione e di indebolimento del tessuto stesso, con una conseguente maggiore esposizione al rischio di sviluppare danni e di incorrere in una spirale negativa di peggioramento del dolore. L’infiammazione porta a una sensibilizzazione dei nocicettori, terminazioni nervose sensoriali presenti nei tessuti, con conseguente aumento della risposta agli stimoli dolorosi. Il processo di riparazione dei tessuti, innescato dal danno infiammatorio, può determinare una minore elasticità degli stessi. Infine, se persistenti, gli stati infiammatori possono modificare l’equilibrio dei neurotrasmettitori, responsabili della comunicazione tra le cellule neuronali, e determinare una ipersensibilità al dolore, a livello locale o a livello centrale e diffuso. È quindi importante intervenire in fase precoce, non appena il dolore muscolo-scheletrico inizia a manifestarsi, per risolvere lo stato infiammatorio e cercare di interrompere i processi degenerativi ad esso correlati, per evitare un peggioramento del dolore e la sua evoluzione da una fase acuta a una fase cronica.

Twitter @fabioditodaro

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