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Dermatite: cosa fare per salvare la pelle

Scegliere tinte chiare e neutre, lavare i capi nuovi prima d'indossarli, preferire le fibre naturali. Paolo Lisi, dermatologo, spiega come tenere lontane allergie e irritazioni cutanee da tessuti

di Francesca Tozzi
14 maggio 2013

foto corbis

Ci sono tessuti, non proprio amici per la pelle, che al contatto con la cute scatenano prurito, bruciore, rossore. Per avere un quadro della situazione, e individuare le fibre più a rischio, è nato l’Osservatorio nazionale delle dermatiti da contatto da tessuti. Lo coordina Paolo Lisi, Professore ordinario di Dermatologia e Venereologia dell’Università di Perugia, che insieme ai Centri di riferimento della SIDAPA (Società Italiana di Dermatologia Allergologica Professionale e Ambientale) ha condotto uno studio su circa 300 pazienti con problemi cutanei da tessuti. Ecco i risultati. E i suggerimenti per salvare la pelle.

 

Paolo Lisi, dermatologoChe risultati ha dato questo studio?

La dermatite da contatto da tessuti – più spesso allergica che irritante – è la reazione più comune (circa l’85% dei casi): esistono però altre manifestazioni, come la follicolite o l’orticaria da contatto. La dermatite da contatto si manifesta, in genere, con eritema (rossore), edema (gonfiore), associati a prurito se si tratta di una dermatite allergica, o a bruciore, se si tratta di una forma irritante. Nei casi più gravi si possono formare vescicole con essudato.

 

Come si riesce a riconoscere una dermatite da contatto da tessuti?

Dai sintomi e dalle aree interessate: ci sono alcune zone del corpo (per esempio, le ascelle e la piega dei gomiti) riconducibili immediatamente a questo disturbo, ma non sempre vengono coinvolte; la dermatite da contatto, infatti, si localizza più spesso su tronco, addome e arti inferiori. Molto dipende anche dalla durata del contatto: un esempio classico sono le dermatiti da indumenti intimi, per lo più causate dai coloranti dei tessuti o da alcuni componenti chimici presenti nella zona elasticizzata e favorite dalla sudorazione, specie nelle persone obese.

Perché?

La sudorazione porta in soluzione i coloranti dei tessuti e ciò favorisce il contatto con la pelle. Non a caso la frequenza della dermatite da contatto da tessuti aumenta nel periodo estivo. È un fenomeno comune per tutti i capi d’abbigliamento colorati, naturali o sintetici, anche se è più comune per questi ultimi perché lasciano traspirare meno la pelle.

Colori di riferimento, foto di tm_lv/flickr

Si tratta di sostanze realmente pericolose?

Va chiarito che le sostanze tossiche e cancerogene sono fuori legge e non vengono usate in Europa, ma tra le sostanze ammesse ce ne sono alcune, più sensibilizzanti di altre, che possono favorire la dermatite allergica. Un esempio? Il nichel, presente nella bigiotteria ma anche negli accessori metallici degli abiti, è l’allergene più importante per la cute. Tutti si possono sviluppare una sensibilità, ma agli uomini accade meno spesso, probabilmente per la diversa tipologia e durata dei contatti.

Quali sono i soggetti più predisposti alla dermatite da contatto da tessuti?

Non è stata provata una vera e propria predisposizione genetica, ma si è visto che ne soffrono di più le donne dai trenta ai quarant’anni.

Quali sono le sostanze maggiormente responsabili delle dermatiti da contatto?

Sicuramente i coloranti e tra questi i dispersi (chiamati così perché la tintura avviene per dispersione). Sono la classe di coloranti che sembra bersagliare di più la pelle, ma non siamo sicuri che i dispersi siano ancora presenti nei tessuti oggi commercializzati. I test cutanei allergodiagnostici da noi eseguiti (patch test) hanno documentato reazioni positive soprattutto a disperso blu 124 e blu 106, mentre i dispersi rosso sembrerebbero avere minore rilevanza.

E fra le altre sostanze che sono state studiate?

La formaldeide è risultata positiva, ma le reazioni positive sono diminuite rispetto al passato, così come quelle alle resine acriliche. Il dimetilfumarato è un fungicida di cui si è parlato molto anche nei mesi scorsi perché è risultato responsabile di pruriti e di dermatiti quasi epidemiche, insorti dopo utilizzo di capi d’abbigliamento e di scarpe provenienti da India e Cina. È contenuto nelle palline aggiunte agli imballaggi per la spedizione di poltrone, divani ma anche di capi di abbigliamento; la sostanza viene ceduta e finisce per contaminare i tessuti. Il suo impiego è regolamentato da legge e dai nostri test, è risultato che il potenziale allergizzante di questa sostanza è poco rilevante. Tra le sostanze implicate nelle dermatiti da tessuti, oltre al già citato nichel, contenuto negli accessori metallici degli abiti, ci sono i cromati, usati per conciare i pellami e le calzature.

Cosa fare quando si acquista un capo, soprattutto se a basso costo?

È opportuno lavarlo più volte per disperdere, eliminare o almeno ridurre le sostanze contaminanti: si possono così rimuovere, per esempio, formaldeide e apprettanti, causa di irritazione cutanea. Se il soggetto è allergico a queste sostanze, ne basta anche una piccola quantità per scatenare una reazione. Va sottolineato che il rischio di sviluppare una dermatite non è sempre correlato alla sostanza in sé ma alla sua concentrazione: l’ipoclorito di sodio, per esempio, usato come disinfettante, è il costituente dell’Amuchina(che si usa sulle ferite cutanee), ma è presente anche nella varechina a concentrazione ben più elevata. Tutti sanno che la varechina non deve essere usata senza proteggere le mani con i guanti.

Lavorazione dei tessuti, foto di euthman/flickr

Cosa può fare il dermatologo?

È indispensabile determinare le cause. In linea di massima, quando si sviluppa una dermatite da contatto e in attesa dell’esecuzione dei test cutanei, sarebbe meglio non indossare i capi d’abbigliamento colorati, privilegiando le tinte chiare e naturali; poi, piano piano, si può reinserire gradualmente i colori per verificare eventuali recidive.

A che serve il lavoro dell’Osservatorio?

A segnalare le problematiche emergenti all’Istituto Superiore di Sanità, ai produttori di tessuti e alle associazioni dei consumatori perché possano adottare provvedimenti preventivi in grado di contenere l’insorgenza delle dermatiti da tessuti.

 

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3 risposte a Dermatite: cosa fare per salvare la pelle

  1. roberto

    Ho provato sulla mia pelle letteralmente cosa vuol dire usare tessuti di qualità. Soffrivo da lungo tempo di dermatite da contatto e moltissimi sono stati gli specialisti e le cure provate. L’uso di un calzare specifico in microfibra di poliestere microair barrier, che indosso sotto i calzini normali mi ha stramigliorato la situazione dei piedi. D’inverno a volte piangevo all’idea di dover mettere le scarpe per andare a lavoro. Adesso invece convivo degnamente con questa dermatite. Se non mi fosse capitato non ci avrei creduto. Di fatto il calzare fa da barriera all’allergene, ma contemporaneamente mi lascia il piede fresco e asciutto e contemporaneamente la pelle si mette a posto.

  2. Grazie mille per le spiegazioni dettagliate, molto interessanti! Remo Cattaneo

  3. sonia

    sono allergica ai tessuti colorati di cotone che in acqua perdono il colore blu e rosso, dove si strofinano mi causano bruciore e dermatite con rossore edematoso specie se fa caldo!!!

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