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Coronavirus: gli anticorpi del plasma dei guariti per vincere il Covid-19

Negli ospedali di Pavia e Mantova al via la sperimentazione per prelevare il plasma da pazienti che hanno superato la fase critica per trasferirlo alle persone ancora ammalate.

Fabio Di Todaro
7 aprile 2020

Usare il plasma del sangue di chi è guarito per curare chi è ancora ammalato. È questo il principio che guida la sperimentazione in corso negli ospedali di Pavia e Mantova, dove si lotta dal primo giorno contro l’epidemia di Coronavirus. In attesa di un vaccino e di farmaci dedicati, potrebbe essere questa una strada scientificamente percorribile per alleviare le sofferenze provocate dal Coronavirus.

Il plasma, ovvero la parte «liquida» del nostro sangue, è composto da acqua, proteine, nutrienti e ormoni. È privo di cellule (globuli rossi, globuli bianchi, piastrine), ma contiene una quota di anticorpi che si sono formati dopo la battaglia vinta contro Sars-CoV-2. Si tratta di immunoglobuline neutralizzanti, che si legano all’agente patogeno e lo marcano. «Il concetto di plasma convalescente è in pista da 30 anni – afferma l’ematologo Massimo Franchini, primario del centro trasfusioni dell’ospedale di Mantova (l’Asst Poma) -. Inoltre, nelle altre due epidemie da coronavirus, la Sars e la Mers, è stato adoperato con successo».

Provetta di sangue

Foto: 123rf

La sperimentazione sul plasma al via a Pavia e Mantova

Negli ospedali di Mantova e Pavia, l’uso del plasma si sta sperimentando su 20 pazienti. L’idea è partita dal policlinico San Matteo, che ha deciso di avviare la sperimentazione. L’azienda sanitaria virgiliana si è aggiunta subito dopo. «I tempi sono stati velocissimi: abbiamo elaborato in una settimana un protocollo che avrebbe richiesto tre mesi», spiega Franchini. La procedura ha inizio dal prelievo del plasma di pazienti che hanno superato la fase critica e sono tornati sani e lo si trasfonde in persone ancora ammalate.

Come funziona il prelievo del sangue

Nella pratica, si preleva il plasma da pazienti che hanno superato la fase critica e sono tornati sani e lo si trasferisce in persone ancora ammalate. Il momento giusto per immetterlo è quando si hanno già delle manifestazioni gravi, come la scarsa ossigenazione, si è sottoposti a ventilazione assistita con casco C-pap, senza però essere ancora intubati. Quando la cura funziona, si osserva un miglioramento delle condizioni cliniche. Ad aggiungere sicurezza alla sperimentazione che è stata avviata in Lombardia ci sono i risultati pubblicati dai medici cinesi sul «Journal of American Medical Association».

Come superare il limite della determinazione degli anticorpi

«C’è grande interesse per questa opportunità – commenta Simona Sica, direttore dell’unità operativa complessa di ematologia e trapianti di cellule staminali del Policlinico Gemelli di Roma -. Rimangono però alcuni aspetti da migliorare. Uno di questi è la determinazione degli anticorpi anti-Sars Cov-2. Inoltre va tenuto presente anche il problema della reattività crociata con altri ceppi di Coronavirus. Come anche è importante il quantitativo di anticorpi che questi pazienti guariti possono sviluppare, perché l’efficacia del plasma potrebbe variare anche in relazione al titolo che verrebbero passivamente trasfusi da un donatore a un paziente».

Twitter @fabioditodaro

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