Wise Society : Chirurgia plastica, boom di interventi per «rifarsi la pancia»

Chirurgia plastica, boom di interventi per «rifarsi la pancia»

di Fabio Di Todaro
21 Luglio 2016

Oltre a liposuzione e mastoplastica additiva, sono sempre di più coloro che eseguono operazioni di addominoplastica e lipofilling. E i rischi non mancano: il consiglio è quello di rivolgersi sempre a medici qualificati

Chirurgia plastica, addominoplastica

Secondo l’American Society of Plastic Surgeons negli Usa nel 2015 gli interventi di chirurgia plastica all’addome sono aumentati del 10%,, Image by iStock

La pancia non accenna a ridursi nemmeno dopo un anno di sudore in palestra? Il seno non è più tonico come a vent’anni e la pelle ha perso tono e luminosità? Il naso a punta larga, dopo anni di sofferta convivenza, non lo si vuole più vedere? Alle porte dell’estate aumenta l’attenzione, soprattutto da parte delle donne, al proprio corpo. Naturale, dunque, che cresca il ventaglio di opportunità offerte dalla chirurgia plastica: oggi in grado di garantire soluzioni meno aggressive e gradite a tutti i pazienti.

IL GIRO D’AFFARI – Liposuzione e mastoplastica additiva rimangono i due interventi di chirurgia estetica più richiesti. Ma negli ultimi anni è cresciuta la quota di donne che chiedono di intervenire sull’addome. Negli Stati Uniti nel 2015 il trend ha fatto registrare un aumento del dieci per cento rispetto all’anno precedente, stando ai dati forniti dall’American Society of Plastic Surgeons. E l’Europa è in scia per far fronte a un inestetismo – l’accumulo di grasso sul girovita – su cui incidono le errate abitudini alimentari e che l’evidenza scientifica descrive oggi come un fattore di rischio certo per malattie metaboliche e cardiovascolari. Soltanto in Italia nel 2014 1,2 milioni di italiani (+9% rispetto all’anno precedente) hanno fatto ricorso a bisturi, silicone e trapianto di grasso per recuperare lo smalto perduto. Tanti, tra i quali c’è anche chi però sottovaluta le procedure. È dei giorni scorsi la notizia del decesso di un uomo di 65 anni, morto a Napoli venti giorni dopo essersi sottoposto a un intervento di laserlipolisi. Sulla vicenda è intervenuta l’Associazione Italiana dei Chirurghi Plastici ed Estetici (Aicpe): «La laserlipolisi viene frequentemente pubblicizzata come un intervento di medicina estetica, quindi pressoché privo di rischi. Ma questo non è vero. Sottoporre un paziente a un intervento di laserlipolisi, anziché di liposuzione, non è così diverso: nel primo caso si utilizzano sonde che bruciano il grasso, nel secondo delle cannule che lo aspirano. I princìpi di sterilità da rispettare sono gli stessi. E così lo sono gli altri princìpi che regolano la professione medica. Non si sottopone a un intervento di tipo estetico un paziente con un quadro clinico fortemente compromesso. In questo caso, l’uomo risultava affetto da cirrosi epatica dovuta a una pregressa infezione provocata dal virus dell’epatite C e nessuno specialista preparato e di buon senso avrebbe sottoposto questo paziente ad alcun tipo di intervento. È importante rivolgersi sempre a medici qualificati». Precisazione doverosa perché la legge autorizza tutti i laureati in medicina a eseguire qualsiasi tipo di intervento: senza dare troppo peso alla specializzazione. Come se un ortopedico, da un giorno all’altro, decidesse di curare una persona fratturata o di sottoporre un paziente a una colonscopia.

COME RIFARSI L’ADDOME? Tornando all’attualità, l’ultima frontiera, se la dieta e l’attività fisica non restituiscono la pancia piatta, «è rappresentata dall’addominoplastica inversa – spiega Marco Moraci, chirurgo plastico e ricercatore alla Seconda Università di Napoli -. Se nella procedura tradizionale si tira la pelle in eccesso verso il basso a partire da una sutura nascosta sotto la linea dello slip, ora l’incisione può essere effettuata al di sotto del solco mammario e la pelle tirata verso l’alto, dopo aver eliminato la parte in eccesso». In questo modo – l’intervento, in anestesia generale, dura due ore – si evita uno degli inestetismi che più spesso accompagnano la tecnica tradizionale – l’errato (nuovo) posizionamento dell’ombelico – e si fa fronte alla lassità cutanea della parte al di sopra di esso. «L’addominoplastica è spesso effettuata insieme a un intervento di liposuzione, se è presente grasso in eccesso», chiosa l’esperto. Alto è anche l’interesse da parte di chi si sottopone a interventi di chirurgia bariatrica: una volta eliminati i chili che pongono a rischio la salute, l’esigenza è rappresentata dal rimodellamento estetico del corpo.

Chirurgia plastica. lipoffiling

Chirurgia plastica: col lipofilling il grasso rimosso da gambe e pancia viene utilizzato per ridisegnare altre parti del corpo (seno e viso, ma anche i glutei), Image by iStock

NUOVA VITA AL GRASSO – Il grasso rimosso, fino a pochi anni fa, sarebbe stato eliminato. Oggi invece viene utilizzato per ridisegnare altre parti del corpo: in primis seno e viso, ma anche i glutei verso cui l’attenzione al rimodellamento vive una fase di progressiva crescita. Il «lipofilling» è sempre più diffuso. L’idea di un trapianto autologo riduce l’invasività dell’intervento. Niente bisturi, nessuna protesi da impiantare: così per la paziente si riducono i costi e svaniscono gli ultimi indugi. Correzione dei volumi, modellamento delle superfici, miglioramento delle proiezioni: queste le principali indicazioni per cui si ricorre al trapianto di grasso, sopratutto a livello del seno e del viso. Con una peculiarità: l’arricchimento degli adipociti con le cellule staminali. «Vengono prelevate dalle cellule di grasso, moltiplicate in laboratorio e iniettate assieme al grasso nel distretto interessato dal trattamento», dichiara Nicolò Scuderi, ordinario di chirurgia plastica, ricostruttiva ed estetica all’Università Sapienza di Roma. Per il riempimento di rughe profonde sono necessari circa dieci milioni di staminali, per l’aumento di una taglia del volume del seno almeno trecento milioni: da qui la necessità di amplificarle in laboratorio, dopo essere partiti dal prelievo di venti millilitri di grasso. Il ruolo delle staminali nel rimodellamento è ormai chiaro. «Quando sono iniettate nel tessuto, producono fattori di crescita e citochine propedeutiche alla rigenerazione. Cosa che non è stata osservata negli interventi effettuati con il solo grasso», chiosa l’esperto con riferimento a uno studio apparso su «The Lancet» nel 2013: da cui il ricorso all’arricchimento a base di staminali di origine adiposa, in grado di garantire risultati più duraturi.

chirurgia plastica, fili di trazione

Con l’intervento con i fili di trazione, in grado di «spianare» i tessuti senza lasciare cicatrici, la chirurgia plastica oggi sembra non conoscere più confini, Image by iStock

PELLE PIÙ GIOVANE CON I FILI – Più soft, rispetto al bisturi e alle protesi, è considerato l’intervento con i fili di trazione, in grado di «spianare» i tessuti senza lasciare cicatrici. I tiranti vengono inseriti con un ago in anestesia locale, non necessitano di punti e in alcuni casi (se di acido polilattico) sono riassorbibili. Innestati tra le fibre del tessuto connettivo, «combattono» la forza di gravità e il passare degli anni. L’unica raccomandazione è che la zona in cui si interviene – si è partiti dal viso e dal collo, ma oggi la pratica è in uso anche per l’addome, l’interno coscia, i glutei e la parte inferiore delle braccia vicina alle ascelle – non sia troppo «rilassata». Altrimenti meglio ricorrere subito a un altro approccio, in grado di rispettare le aspettative del paziente. La chirurgia estetica oggi sembra non conoscere più confini…nemmeno di buon senso..

Twitter @fabioditodaro

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